Combi Mais fa il gran salto

Il protocollo di Innovagri è stato sperimentato su un ibrido a destinazione zootecnica. Rese elevate anche in un anno difficile, ma, soprattutto, alta digeribilità dell’amido. Tanto da meritare un premio sul prezzo di mercato, rendendo ancora più remunerativa la coltivazione

Cambia il campo di attività ma non il risultato: anche con gli ibridi a destinazione zootecnica Combi Mais continua a dimostrarsi un protocollo valido per fare non soltanto eccellenti rese, ma anche un’ottima qualità. Testimoniata, per esempio, da una percentuale di amido digeribile ben superiore al campione di controllo.

Nuove sfide

Siamo a Robbiano di Mediglia (Mi), dove come ogni anno il gruppo di Innovagri ha presentato i risultati del progetto Combi mais, ribattezzato quest’anno 6.0, essendo giunto alla sesta edizione. Per chi non lo conoscesse, Combi Mais è in sostanza un protocollo di coltivazione, che prova a dimostrare come il rispetto di una serie di buone pratiche agronomiche e l’uso della tecnologia possono migliorare fortemente le rese del mais, riportando alla redditività una coltura chiave non soltanto per la Pianura Padana, ma per l’intero sistema agricolo italiano. Come ha ricordato Amedeo Reyneri, dell’Università di Torino, infatti, «Il mais è a tutt’oggi insostituibile, se non altro perché ha rese di 10 tonnellate per ettaro contro le 5 dei cereali vernini». Il problema dunque non è se coltivare mais – l’Italia è peraltro deficitaria e importa metà del suo fabbisogno, ha evidenziato ancora Reyneri – ma come coltivarlo per fare in modo che in fondo alla colonna dei costi e ricavi vi sia il segno più.

Uno strumento è appunto Combi Mais, il protocollo nato dalla lungimiranza di Mario Vigo, agricoltore di Mediglia che ha messo assieme un pool di aziende ed enti – da Syngenta a Netafim, da Kuhn a Deutz-Fahr, passando per Cifo, Unimer, Topcon e vari istituti universitari – proprio allo scopo di massimizzare le rese di questo cereale. Operazione riuscita nei primi cinque anni di sperimentazione con un ibrido alimentare, come testimoniano i risultati produttivi dal 2015 a oggi. Tanto che si è deciso, a questo punto, di tentare una nuova sfida: mettere alla prova il sistema con un ibrido zootecnico, che ha dalla sua una richiesta di mercato molto superiore, ma anche una maggior difficoltà a fare reddito, visti i prezzi medi per granella e trinciato.

Annata estrema

Accanto a SY Brabus, ibrido per alimentazione umana, si è così seminato e coltivato SY Fuerza, a spiccato orientamento zootecnico. Questo, peraltro, in una stagione molto difficile, che ha fatto dire ai responsabili di Combi Mais (Reyneri, nella fattispecie): «Se in un anno come questo si riesce a fare una resa superiore alla media, vuol dire che il sistema funziona». L’anno in questione, ha ricordato ancora Reyneri, è stato caratterizzato non soltanto da un andamento climatico anomalo, con un inizio di primavera siccitoso e un maggio freddo e piovoso, seguito da un caldo eccezionale tra fine giugno e inizio luglio. «Abbiamo anche avuto – ha ricordato il docente universitario – estese grandinate, che hanno interessato un buon 25% della superficie».

Il risultato è un calo produttivo del 12% nel Nordest e del 6% nel Nordovest (che si salva grazie alle buone performance del Piemonte), nonostante un incremento di superficie quantificabile in 60mila ettari (+8%). «In ogni caso, dal 2000 a oggi si sono persi 33mila ettari di superficie l’anno, a fronte di un aumento di domanda di 200mila tonnellate/anno, pari a circa 20mila ettari coltivati. Un calo – ha continuato Reyneri – che ci ha costretti a importare il 50% del fabbisogno, con un chiaro rischio per le produzioni a denominazione d’origine (Grana Padano, Gorgonzola, Fontina e prosciutti Dop, ndr). I disciplinari, infatti, prevedono che almeno il 50% dell’alimentazione degli animali debba provenire da coltivazioni locali: una clausola quasi incompatibile con questi livelli di importazione».

Contromisure politiche

Anche per questo motivo, ha continuato il relatore, è nato un tavolo tecnico dedicato al mais, suddiviso in quattro gruppi di lavoro (Ricerca e innovazione, Mercati e contratti, Assistenza tecnica, Coordinamento Regione-Ministero). «Obiettivi del Tavolo sono la valorizzazione del mais italiano con la trasformazione da commodity a prodotto specializzato; inoltre, il recupero di efficienza con incremento delle rese e miglioramento qualitativo e infine la promozione di migliori politiche, che passano da un rafforzamento dei Psr all’orientamento della Pac 2021 in direzione maidicola».

Tra le azioni da intraprendere, ha concluso Reyneri, spicca la promozione di un progetto pilota per una filiera del mais zootecnico di pregio.

Combi Mais fa reddito

Proprio quel che si propone di fare Combi Mais 6.0 con il suo ramo di sperimentazione dedicato al mais a destinazione animale, peraltro. E se non bastasse il fatto che il protocollo è stato premiato da Confagricoltura per il suo contenuto innovativo, a testimoniarne l’efficacia ci sono i numeri, illustrati da Francesco Scrano, di Syngenta. Numeri che, anche in una stagione difficile come quella appena conclusa, dimostrano come l’adozione del protocollo Combi Mais permetta di aumentare le rese e, di pari passo, anche la qualità. Per le prime c’è poco da dire: SY Brabus, ibrido alimentare, ha prodotto in media 15 tonnellate per ettaro; SY Fuerza, a destinazione zootecnica, 15,5. «Abbiamo avuto, anche nel 2019, punte di eccellenza con 170 t/ha e in genere un’eccellente sanità, con aflatossine inesistenti e fumonisine ben sotto i limiti di legge. Dal punto di vista quantitativo abbiamo registrato un calo medio del 4,3% rispetto alla passata stagione: decisamente inferiore se confrontato con il calo medio nazionale».

Un aspetto fondamentale della sperimentazione 2019 riguardava la possibilità di produrre un mais zootecnico di alta qualità, oltre che di alta resa. «Il nostro SY Fuerza, pur avendo una resa simile alla media, vanta una digeribilità superiore del 5,3% rispetto all’ibrido di controllo. Questo grazie a un contenuto di amido digeribile a 7 ore superiore di circa 2 tonnellate rispetto al campione. Un valore che autorizza i produttori a richiedere un prezzo maggiorato per l’alta qualità del prodotto».

Grazie a questo premio, ha continuato Scrano, il bilancio per SY Fuerza vede una redditività netta di quasi 1.100 euro per ettaro, frutto di un ricavo di 2.923 euro a fronte di spese di coltivazione di 1.848 euro/ha. «Valori simili per SY Brabus: 2.976 euro di incassi, 1.866 di costi e 1.104 di margine. Ciò dimostra che Combi Mais garantisce maggior produzione, maggior sanità e, in definitiva, maggior reddito rispetto a una coltivazione standard. Il che lo rende adatto non soltanto a una produzione di nicchia come il mais alimentare, ma anche a una applicazione estensiva alle coltivazioni per uso animale».

 

I PUNTI FONDAMENTALI DEL PROTOCOLLO

  1. Definizione dell’appezzamento
  2. Sostegno alla biodiversità
  3. Preparazione del terreno
  4. Concimazione di fondo e distribuzione
  5. Scelta degli ibridi, semina, protezione da insetti terricoli, nutrizione e difesa dalle malerbe
  6. Nutrizione in sarchiatura
  7. Nutrizione in fertirrigazione
  8. Protezione fungicida e supporto crop enhancement
  9. Protezione dalla piralide
  10. Gestione delle disponibilità idriche
  11. Precision farming: GPS, sensoristica e FarmShots (piattaforma digitale di Syngenta)
  12. Raccolta e analisi della qualità della granella
  13. Sviluppo delle mappe di produzione

In rosso le novità introdotte nel 2019

Combi Mais fa il gran salto - Ultima modifica: 2019-11-02T05:05:18+00:00 da Roberta Ponci

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