Schaller-Anderwald, la scommessa della qualità

Foto di famiglia nei campi di patate. Da sinistra: Simon con sua moglie Corina e il figlio Jakob; il padre Franz e la madre Barbara; la sorella Hannah con i figli Emma e Katharina
In Carinzia la famiglia Schaller-Anderwald ha costruito una filiera attorno alla coltivazione della patata, puntando su qualità e tecnologie mirate per ogni fase del ciclo produttivo

La Carinzia, regione dell’Austria meridionale, è sempre stata crocevia di eserciti e mercanti, una sorta di corridoio naturale tra il mondo germanico e lo sbocco sul mar Adriatico e l’Italia. Stretta tra le montagne, le sue vallate sono costellate di bellissime rocche e castelli, storicamente usati con funzione di difesa dei valichi alpini. Montagne che degradano in zone collinari e punteggiano aree pianeggianti vicino ai fiumi, con terreni in cui la presenza di pietre è parte della quotidianità. Per lavorare bene è fondamentale conoscere ogni appezzamento e adattare le macchine alle condizioni specifiche.

Ci troviamo nella località di Feistritz an der Drau, comune di Paternion, dove la famiglia Schaller-Anderwald porta avanti con successo l’attività agricola da più generazioni. Al timone troviamo Simon, intraprendente giovane che rappresenta presente e futuro di un’azienda che negli ultimi trent’anni ha cambiato radicalmente pelle. Da 20-25 ettari al servizio di una stalla di vacche da latte fino agli anni Novanta, oggi Simon lavora circa 350 ettari, di cui 170-180 destinati alla coltivazione della patata. «Circa trent’anni fa mio padre decise di vendere tutti gli animali e di concentrarsi esclusivamente sulla coltivazione delle patate. È stato il passaggio più importante per la nostra azienda».

Da quel momento la patata diventa il core business per antonomasia, attorno a cui si basano le strategie di investimento. Vengono costruiti magazzini di stoccaggio, linee di lavaggio, celle frigorifere, e instaurati rapporti con la grande distribuzione, oltre all’apertura di uno spaccio aziendale per la vendita diretta. «La patata è il nostro business principale – sintetizza Simon – se va male la stagione delle patate, va male tutto il resto».

Qualità in quantità – la sfida dei mercati

Mentre 170-180 ettari sono destinati alle patate, il resto serve soprattutto alla rotazione, indispensabile per mantenere il terreno sano e poter tornare a coltivare patate nelle migliori condizioni. «Dopo le patate, servono tre anni con altre colture. Per questo abbiamo mais, colza, ravanello oleaginoso, cereali, soia e altre colture da seme. Sono importanti, certo, ma la loro funzione principale è permetterci di produrre patate di qualità». Concetto a cui Simon tiene particolarmente. «Ho avuto anni con 60 tonnellate per ettaro, ma con qualità insufficiente. Non mi serve avere tanta produzione se poi non riesco a venderla bene. Preferisco una media di 40 tonnellate, ma con patate sane, belle e della misura giusta». Il calibro è fondamentale, perché la maggior parte del prodotto finisce direttamente nelle confezioni per il consumatore: «il prodotto deve risultare attraente per il cliente. Oltre al sapore, conta molto l’uniformità: nello stesso sacchetto le patate devono avere dimensioni simili e un aspetto omogeneo. In questo senso la tecnologia ci aiuta molto, soprattutto grazie alla selezionatrice ottica utilizzata nella fase di confezionamento». Il mercato, del resto, non perdona. La maggior parte delle vendite avviene attraverso la grande distribuzione, in particolare le catene di GDO Rewe e Hofer. «Noi produciamo, laviamo, selezioniamo, confezioniamo e vendiamo le nostre patate. Non compriamo da altri. Questo per noi è importante, perché conosciamo ogni campo e sappiamo cosa c’è dietro ogni lotto».

Il confezionamento è diventato negli anni un altro pilastro aziendale. Circa dieci anni fa la famiglia ha acquistato un’area produttiva a solo un chilometro dalla sede principale. «Il proprietario è venuto da noi e ci ha proposto di comprare. Non era una decisione semplice, trattandosi di un investimento importante». Da allora ogni anno è stato aggiunto qualcosa: magazzini, linee, spazi di lavoro, celle. «Abbiamo avuto un cantiere aperto quasi ogni anno. Ora siamo arrivati a una struttura che ci permette di lavorare in modo efficiente, impiegando continuativamente quattro persone».

L’anno scorso è stata introdotta sulla linea di lavaggio un sistema a telecamere che controlla ogni patata. «I tuberi vengono osservati da varie angolazioni. Il sistema decide cosa scartare e cosa può andare al confezionamento». Dopo il lavaggio, quattro linee permettono di preparare confezioni da uno fino a 25 kg. A questo si aggiunge il nuovo stoccaggio refrigerato, fondamentale per conservare il prodotto tutto l’anno. «Vent’anni fa era più facile stoccare le patate, oggi le temperature sono più variabili. Per noi è essenziale avere celle con temperatura controllata attorno ai quattro gradi, così possiamo vendere patate dell’anno precedente ancora in perfette condizioni».

La stagione commerciale non conosce pause. «Vendiamo tutto l’anno. Le patate novelle iniziano a fine giugno, e in quel periodo raccogliamo ogni giorno solo quello che serve, magari 20-30 tonnellate. All’inizio la buccia è ancora delicata e il prodotto non può essere conservato a lungo. Gli ordini dei supermercati sono molto altalenanti: ai picchi seguono giorni di relativa calma. Può capitare di lavorare sabato o domenica perché serve prodotto, e poi magari il martedì non c’è quasi nulla da preparare».

Conoscere i terreni per massimizzare le rese

I terreni sono molto diversi tra loro, tant’è che Simon ci parla di almeno una decina di tipologie di suolo, dalle aree leggere e sabbiose vicino ai fiumi fino ai terreni più pesanti e difficili, passando per zone umide e scure di torba dove la patata non dà sempre il sapore desiderato. «I terreni leggeri specialmente vicino ai fiumi sono il frutto di alluvioni che hanno lasciato terreno fine e facile da lavorare. Poi, spostandosi anche di pochi chilometri, trovi terreni pesanti difficili da preparare». Simon investe molto nella fertilità e nella struttura dei suoli, arricchiti di sostanza organica tramite letame bovino e pollina da allevatori circostanti. «In alcuni appezzamenti distribuiamo anche polvere di roccia – precisa Simon –. Si tratta di una farina minerale molto fine, ricca di microelementi, che aiuta ad avere piante più sane e radici migliori». L’obiettivo è creare condizioni ideali sia in annate secche sia quando piove troppo, situazioni sempre più frequenti nell’ultimo decennio.

In Carinzia, gli agricoltori devono inoltre vedersela con un problema molto concreto: le pietre, molto impattanti soprattutto nella fase di raccolta dei tuberi. Simon utilizza da alcuni anni due macchine dell’azienda scozzese ScanStone per la separazione di terra e pietre prima della semina, proprio lungo le baulature di semina. «Prima avevamo bisogno di molte persone sulla raccoglitrice solo per togliere le eventuali pietre. Dopo il passaggio della ScanStone abbiamo circa 30 centimetri senza pietre nella zona dove si svilupperanno i tuberi, così che nella fase di raccolta entrino nella macchina solo patate e terra. La qualità è migliore, la raccolta prosegue più velocemente, e in magazzino non portiamo materiale inutile». Il rovescio della medaglia è il tempo. «Se va bene puoi lavorare con la ScanStone a cinque chilometri orari. Se il terreno è difficile o umido, vai anche a uno. In media si impiegano dalle due alle tre ore per fare un ettaro, con un operatore esperto, perché in alcuni campi ci sono così tante pietre che puoi danneggiare la macchina».

Tecnologie per ogni fase del ciclo colturale

Il parco trattori racconta un altro cambio di epoca. Per 42 anni l’azienda è rimasta fedele a Deutz-Fahr. Poi, nel 2014, è arrivato il primo Fendt, un 718. È stato il primo Fendt di una lunga serie, composta da un 714, 716, 936, 939, 724 Gen6 e un 1050 acquistato usato. «Un buon usato, se conosci la macchina e hai un buon concessionario, può fare lo stesso lavoro a un costo molto più sostenibile». E qui si inizia a discutere dell’importanza del rapporto di fiducia con i concessionari, spesso davvero determinante. Simon aggiunge: «abbiamo un rivenditore molto valido per l’usato. Con lui posso provare la macchina, lavorare alcune ore e decidere. Se non va bene, la riporto e pago le ore di utilizzo. Questo tipo di fiducia è fondamentale». L’introduzione delle tecnologie sui mezzi ha segnato un altro cambio di passo per Simon. «Quattro trattori su sei hanno sistemi aggiornati con Gps e controllo sezioni. Dopo 13-14 ore al giorno, lavorare con il Gps ti cambia la vita: sei più rilassato e il lavoro viene più preciso». E per Simon la precisione va a braccetto con l’estetica. «Mi piace vedere i campi diritti e ordinati. È un’ulteriore affermazione di un lavoro ben eseguito».

L’inverno è dedicato alle classiche manutenzioni sulle macchine, in preparazione della stagione nei campi che qui inizia con la semina delle prime patate già a marzo, per proseguire con le varietà più tardive fino a maggio. Subito dopo arriva il diserbo di pre-emergenza. Ma è l’estate la parte più delicata per la difesa fitosanitaria. «Normalmente, con pioggia e temperature alte, dobbiamo fare trattamenti fungicidi ogni 7-10 giorni. Se non lo fai e arriva la peronospora, puoi perdere gran parte del raccolto». A questo si aggiungono gli insetti, in particolare nei periodi con notti calde. Un vero problema per Simon: «quando a fine giugno o inizio luglio le notti restano sopra i 20 gradi, gli insetti possono mangiare le piante in pochissimo tempo».

È qui che entra in gioco l’irroratrice. Tra le macchine a cui Simon tiene di più ci sono sicuramente quelle Amazone. L’ultima arrivata è l’irroratrice UX con barra da 36 metri, che porta in dote diverse soluzioni avanzate. Ha un ulteriore serbatoio per gestire un secondo prodotto, molto comodo per effettuare trattamenti diversi senza interruzioni. In futuro potrebbe essere abbinata anche allo spot spraying con mappe da drone. «Ci sono aziende che hanno droni per sorvolare il campo, rilevare le infestanti e creare una mappa. La macchina spruzza solo dove trova l’erba. Sto attivamente valutando le proposte». Molto interessante è anche il sistema di ugelli. «Se vado piano lavora un ugello. Se aumento la velocità passa a un ugello più grande. Se vado ancora più veloce lavorano due ugelli insieme. E in curva lo fa automaticamente: all’esterno, dove la barra corre più veloce, lavorano due ugelli; all’interno, dove va più piano, ne lavora uno». Sulle patate questo è fondamentale. «L’anno scorso ho fatto circa dieci applicazioni. Devo andare veloce, garantendo al contempo un’applicazione perfetta. Quando le piante chiudono la fila devi entrare nella vegetazione con molta acqua, anche oltre i 400 litri per ettaro. Con due ugelli riesco a farlo senza problemi, anche a velocità sostenuta».

Da agosto a ottobre ci si dedica alla raccolta, che avviene solo in seguito alla completa maturazione della buccia. «Se la buccia della patata non è pronta, il tubero si rovina in poco tempo. Anche qui serve cogliere il momento giusto». In una buona giornata l’azienda può arrivare a 250 tonnellate raccolte e portate in azienda. I campi più lontani sono a 60-80 km, il che rende l’organizzazione logistica ancora più complessa. «Il tempo sulla strada costa e non produce nulla. Se devo andare lontano, devo avere superfici importanti nello stesso posto. Non posso fare 80 km per due ettari».

Per la raccolta si affidano a Grimme. «Prima cambiavamo raccoglitrice ogni tre anni, ma oggi non è più possibile dato che le macchine nuove costano troppo. Per fare un esempio, una raccoglitrice come la nostra costa circa 100 mila euro in più rispetto a sei anni fa. Preferisco mantenerla bene, revisionarla prima della stagione e lavorare con quella». È lo stesso ragionamento applicato ai trattori: il costo delle macchine è cresciuto più velocemente del valore dei prodotti agricoli. Nonostante la forte specializzazione, Simon non si definisce terzista in senso classico. I lavori contoterzi rappresentano circa il 3-4% del totale. «Facciamo un po’ di aratura o preparazione dei terreni, ma il nostro core business è la coltivazione dei terreni di proprietà e la presa in gestione diretta di aziende circostanti». Come detto, tutta la filiera della patata resta nelle mani della famiglia: dalla preparazione del terreno, alla raccolta, fino al confezionamento. Il padre Franz e la madre Barbara lavorano ancora in azienda, mentre la sorella e il fratello minore gestiscono lo stabilimento per il confezionamento e l’amministrazione dell’azienda. In campo Simon si appoggia a pochi collaboratori fidati, soprattutto nella stagione della semina e della raccolta. «Ho un amico che lavora con me da vent’anni. Se lo chiamo e gli dico di andare con una macchina in un campo, so che lo fa perfettamente. È una persona di cui mi fido». In raccolta servono anche camionisti. «Abbiamo cinque camion: uno per consegnare il prodotto confezionato e quattro per portare le patate dal campo all’azienda».

Simon con il figlio minore Jakob, in posa di fronte al Fendt 1050

La fiducia come base per il futuro

La fiducia torna spesso tra le parole di Simon. Vale per i collaboratori e i concessionari, ma anche per i clienti e i proprietari dei terreni. Ogni anno Simon prende in affitto appezzamenti da 15-20 agricoltori diversi, spesso per un solo anno, per poter coltivare patate e poi restituire il campo alla rotazione del proprietario. «Non tutti i terreni vanno bene. Alcuni sono troppo umidi, altri troppo collinari, altri hanno il suolo sbagliato. Ma ottenere terra è difficile, siccome molti allevatori hanno bisogno dei campi per il foraggio e non li affittano». Quando arriva in una nuova zona, Simon si sente un po’ osservato speciale. «Spesso gli altri agricoltori osservano per uno o due anni come lavori, se il campo resta pulito, se fai le cose bene. Poi magari vengono da te e ti offrono i loro terreni per fare patate».

Riguardo al futuro, Simon precisa: «non vado a cercare crescita a tutti i costi. Se guardo agli ultimi 10-15 anni, molte cose sono venute da sole, ma bisogna sempre essere proiettati in avanti».

Accanto all’agricoltura, Simon dedica molta attenzione alla comunicazione. La sua pagina Instagram, “simon.the.farmer”, esprime la volontà di raccontare il lavoro quotidiano. «Cerco di mostrare tante facce dell’agricoltura: le belle condizioni, le macchine al lavoro, ma anche i guasti e le notti lunghe per portare a casa un buon raccolto. Voglio che la gente capisca quanto lavoro c’è dietro al cibo». E poi ci sono i due figli. «Il più grande ha undici anni, il piccolo, Jakob, ne ha tre ed è ossessionato dalle macchine. Quando torno a casa mi chiede subito: papà, andiamo in campo? Possiamo guidare qualcosa?». Il futuro, in qualche modo, è già seduto sul sedile del passeggero.

La sintesi finale arriva dalle parole di Simon: «l’azienda funziona solo se lavoriamo come famiglia, senza guardare se è sabato o domenica». Non solo gli ettari, ma la capacità di tenere insieme qualità, tempismo e fiducia. Perché, come ripete Simon, «la gente ti affida un campo solo se si fida di te». Per una coltura come la patata, dove ogni passaggio lascia un segno sul prodotto finale, quella fiducia è probabilmente il capitale più importante.

Schaller-Anderwald, la scommessa della qualità - Ultima modifica: 2026-07-22T22:22:29+02:00 da Roberta Ponci

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