Quando si pensa ai Paesi Bassi, la prima immagine che viene in mente è spesso quella delle terre sottratte all’acqua. Ci troviamo a Swifterbant, nella provincia di Flevoland, uno dei territori agricoli più giovani e simbolici d’Europa dove fino al dopoguerra dominava il mare. Campi ordinati, canali geometrici, strade dritte e un orizzonte basso, interrotto soltanto da turbine eoliche, filari e qualche casolare isolato. Tutto racconta di una terra costruita dall’uomo, pensata, bonificata e resa produttiva con una precisione quasi ingegneristica.
In questo paesaggio nasce la storia di Harrysfarm, l’azienda della famiglia Schreuder. I genitori di Harry Schreuder si insediano qui negli anni Sessanta, quando lo Stato olandese assegna i nuovi terreni agli agricoltori disposti a trasformare il polder in campagna produttiva. Prima c’era un braccio di mare, poi un suolo giovane, fertile, ma non privo di problemi: salinità, gestione idrica, necessità di strutturare il terreno e imparare a conoscerne il comportamento. Nel 1967 i campi erano finalmente pronti ad accogliere le prime aziende agricole. Quella della famiglia Schreuder può quindi essere definita, a tutti gli effetti, una storia pionieristica.
Oggi Harry conduce circa 50 ettari a seminativo, con il supporto della famiglia e una visione dell’agricoltura molto concreta: osservare, adattarsi e investire solo dove la tecnologia porta un vantaggio reale. Il figlio, sviluppatore di tecnologie per Andela, specializzata in robotica per il settore agricolo, porta in azienda competenze nuove sul fronte digitale. Non è un dettaglio di poco conto, perché l’agricoltura moderna richiede decisioni basate sempre più sui dati, e avere in casa qualcuno capace di leggere la tecnologia con naturalezza rappresenta un valore aggiunto.
Tra gli ultimi acquisti c’è infatti un drone dotato di camera a infrarossi, che verrà impiegato per osservare dall’alto il vigore vegetativo delle colture e individuare differenze di crescita difficili da cogliere da terra. «Vogliamo capire meglio cosa succede nel campo prima che il problema diventi evidente», spiega Harry. Nei piani futuri c’è anche l’introduzione di un robot autonomo per il diserbo meccanico, scelta coerente con la progressiva riduzione dei prodotti disponibili e con la necessità di trovare alternative sostenibili al controllo chimico delle infestanti.
Acqua, suolo e rotazioni: l’equilibrio del polder
Su superfici contenute, la rotazione diventa il vero centro della gestione agronomica. Da Harrysfarm si alternano patate, barbabietole da zucchero, frumento, orzo invernale, lino, prezzemolo, soia edamame e superfici destinate alla biodiversità, come fasce fiorite e aree incolte. Ogni coltura occupa un posto preciso, non solo per ragioni produttive, ma anche per gestire il rischio fitosanitario, mantenere il suolo in equilibrio e distribuire meglio il lavoro durante l’anno. La soia edamame è stata introdotta nel 2019, a seguito di un accordo di fornitura con la catena di grande distribuzione Jumbo. Creare valore lungo la filiera è fondamentale per garantire qualità e remunerazione adeguate, come anche sottolineato dal consorzio “Food Valley”, nato con lo scopo di unire GDO e produttori, di cui Harry fa parte dal 2024.
Le cipolle, coltura storica e molto presente in queste aree, sono diventate negli ultimi anni più difficili da gestire. L’aumento dei costi, le estati più secche e la qualità non sempre adeguata dell’acqua irrigua hanno ridotto i margini e aumentato i rischi. «In passato le rese erano più alte e stabili anno dopo anno», racconta Harry. «Oggi può capitare che una parte importante del prodotto non sia commerciabile».
Il problema è legato anche alla salinità dell’acqua: se l’estate è troppo asciutta, l’irrigazione diventa necessaria, ma l’acqua disponibile può risultare troppo salina. Se invece si interviene nel momento sbagliato, aumenta il rischio di malattie fungine, tra cui il Fusarium. È un equilibrio sottile, reso ancora più fragile da stagioni sempre meno prevedibili.
Al loro posto troviamo il prezzemolo, coltivato e apprezzato anche oltreoceano per il suo colore verde intenso. Date le condizioni climatiche della zona, può essere raccolto più volte durante la stagione. Dopo il taglio ricaccia rapidamente e consente nuovi passaggi ogni poche settimane, fino a raggiungere nuovamente i 20-30 centimetri di altezza. Il lino, invece, sta tornando interessante dopo anni di minore attenzione, spinto dal mercato delle fibre naturali e delle filiere bio-based. Viene usato, oltre che per i tessuti, anche per l’isolamento termico e acustico degli edifici o per la produzione di semi per olio e alimentazione.
Si parte con il lino, si finisce con i cereali autunnali
La stagione agraria inizia presto. Il lino apre il calendario a marzo, poi arrivano barbabietole e patate in aprile, quindi le colture estive, il prezzemolo con i suoi tagli successivi e infine i cereali autunnali tra ottobre e novembre. Harry non parla mai di soluzioni definitive, ma insiste piuttosto sulla capacità di osservare e adattarsi stagione dopo stagione.
Non tutta la superficie, però, è destinata alla produzione diretta. Alcuni ettari sono dedicati a fasce fiorite e aree naturalistiche. In una terra dove ogni metro è stato conquistato all’acqua, lasciare spazio alla biodiversità è una scelta che potrebbe stupire, ma non ha nulla di romantico o casuale. Favorire insetti utili, migliorare l’equilibrio dell’agroecosistema e creare corridoi ecologici ha anche una funzione agronomica. In alcune aree vicine ai canali non vengono impiegati prodotti chimici, proprio per proteggere le acque e mantenere un margine più naturale tra coltivazione e ambiente.
La programmazione degli interventi comincia molto prima di entrare in campo. Prima della semina Harry esegue indagini sul terreno, anche per valutare la probabilità di presenza di patogeni come il Fusarium e impostare rotazioni più sicure. In un’azienda di 50 ettari, ogni errore pesa, così ogni coltura deve giustificare il proprio spazio.
La stessa attenzione si ritrova nella gestione della fertilità. Accanto al letame e liquame bovino, utilizzato soprattutto per apportare fertilizzanti azotati e sostanza organica ai terreni, Harry fa largo impiego di sovesci e colture di copertura. Le leguminose contribuiscono all’apporto di azoto, mentre i miscugli vegetali mantengono il suolo coperto, vivo e più ricco di biodiversità. «Il terreno non deve restare nudo se non è necessario», sottolinea. Le cover crop vengono terminate con rulli crimper, capaci di allettare e tagliare la massa vegetale creando una sorta di pacciamatura naturale.
In un territorio come il Flevoland, parlare di suolo significa inevitabilmente parlare anche di compattamento. Le macchine moderne sono sempre più pesanti e il terreno del polder, per quanto fertile, non perdona ingressi sbagliati. «Bisogna evitare di entrare quando è troppo bagnato», osserva Harry. «Un errore può restare nel campo per anni».
Macchine condivise e tecnologia concreta
L’azienda dispone di due trattori Steyr e varie attrezzature per la lavorazione del terreno. Nello specifico, nelle rimesse troviamo uno Steyr 6150 Impulse CVT, trattore sei cilindri usato per aratura, preparazione del terreno e trasporti. A questo si affianca un 4130 Profi CVT, un 130 cavalli dotato di ruote strette usato per le lavorazioni e la raccolta delle patate, la sistemazione degli argini e la distribuzione di fertilizzanti.
Per i cantieri più impegnativi Harry ha costruito negli anni una solida rete di collaborazione con altri agricoltori della zona, con cui lavora oltre 140 ettari. È qui che il concetto di contoterzismo assume una forma diversa, quasi evoluta. Non si tratta semplicemente di chiamare un’impresa esterna per eseguire un lavoro, ma di creare un sistema di mutuo supporto. Insieme acquistano attrezzature, oggi circa 20 condivise, ne aumentano le ore annue di utilizzo e riducono i costi fissi che, per una singola azienda di 50 ettari, sarebbero difficili da sostenere.
«L’importante è organizzarsi bene», spiega Harry. «La gestione è fatta di accordi, dialogo e fiducia». In un’agricoltura come quella olandese, dove il meteo cambia rapidamente e la qualità del prodotto dipende spesso dal momento esatto dell’intervento, la macchina giusta conta quanto la persona che la porta in campo. La collaborazione diventa sia una leva economica che agronomica, in quanto permette di intervenire meglio, più rapidamente e con costi più sostenibili.
Tra gli ultimi acquisti troviamo un’irroratrice trainata Horsch Leeb LT dotata di barra da 45 metri, configurata con ugelli ravvicinati e tecnologia di distribuzione pulsante. Le macchine sono dotate di sistemi Gps con correzione Rtk, di derivazione Trimble. Harry monitora inoltre l’umidità del suolo nei primi 15-20 centimetri, zona decisiva per la germinazione e lo sviluppo iniziale delle colture.
Diversificare per restare competitivi

La diversificazione non riguarda soltanto le colture. Negli ultimi anni Harry ha affiancato all’attività agricola anche un investimento nel settore eolico. Nel paesaggio del Flevoland le turbine fanno ormai parte dell’orizzonte e rappresentano per molte aziende una forma di reddito più stabile rispetto a mercati agricoli sempre più volatili. Anche in questo caso la logica è collettiva: il progetto nasce insieme ad altri agricoltori, condividendo investimenti, rischi e benefici. Così facendo si rende l’azienda meno esposta alle oscillazioni dei prezzi e ai margini sempre più stretti di alcune colture.
A completare questo quadro c’è il rapporto con il mondo della ricerca. La vicinanza con la rinomata Wageningen University, punto di riferimento europeo per l’innovazione agricola, favorisce collaborazioni e scambi periodici. Harrysfarm diventa così una piccola piattaforma dimostrativa, essendo abbastanza grande per sperimentare davvero, abbastanza piccola per misurare con attenzione gli effetti di ogni scelta.
C’è poi un altro aspetto che distingue Harry: la volontà di comunicare. Il sito aziendale, Harrysfarm.nl, racconta stagioni, prove, lavorazioni e difficoltà quotidiane con un linguaggio accessibile. È una finestra aperta sull’agricoltura del polder, utile per mostrare cosa significa produrre oggi in un contesto fatto di vincoli ambientali, costi crescenti e mercati incerti. In un’epoca in cui il settore agricolo viene spesso giudicato dall’esterno, raccontare il lavoro quotidiano diventa quasi un servizio pubblico.
Lasciamo Harry al suo lavoro a seguito di una piacevole conversazione ricca di spunti. Harrysfarm mantiene i tratti di una realtà familiare, radicata in un territorio unico, che ha saputo fare della collaborazione una leva economica e della tecnologia uno strumento pratico. Qui, tra i polder, Harry Schreuder continua a portare avanti quella stessa logica pionieristica dei genitori. Lo fa con passione e devozione, come traspare dal suo orgoglio nel raccontarci i piani del prossimo futuro.






