Simone Scarampi, dalla sedia al sedile

Simone Scarampi
Simone Scarampi ha abbandonato un lavoro d’ufficio per diventare agromeccanico, partendo da zero: senza attrezzi né terra ha aperto una nuova attività, che ora gli dà grandi soddisfazioni

In questa rubrica siamo soliti celebrare, quasi come di fronte a un nuovo nato, la scoperta di qualche azienda di fresca costituzione, tanto più se chi l’ha creata non è figlio d’arte. E del resto, in senso lato, in questi casi ci si trova veramente di fronte a un neonato. Che sia un’impresa e non un essere umano è secondario: le nuove ditte agromeccaniche, proprio come i bebè italiani, sono sempre più rare in un panorama in cui, ben che vada, sono le seconde e terze generazioni a prendere il posto dei genitori nell’azienda di famiglia.

Dalla poltrona al sedile

Non è il caso di Simone Scarampi, 29enne di Cassinasco, piccolo centro arroccato sulle colline vitate che dominano Canelli (At). Fino a cinque o sei anni fa, Scarampi della terra sapeva che serve a farci crescere i frutti e poco altro. Oggi la lavora, con ottimi risultati e idee innovative. «In realtà un qualche legame con la terra, in famiglia, ce l’abbiamo: tutti e quattro i miei nonni, per esempio, sono stati agricoltori. Di quelli con la terra appena sufficiente a vivere, e parliamo di epoche in cui con un ettaro di Moscato campava l’intera famiglia». Terreni che sono stati in parte venduti e in parte rilevati da un altro ramo della famiglia. «I miei genitori hanno sempre fatto altro e pure io presi tutt’altra strada, studiando meccatronica e trovando impiego in una delle tante aziende meccaniche del territorio. La passione per l’agricoltura, tuttavia, m’era rimasta dentro fin da quando, da ragazzino, aiutavo i nonni».

È per questo che, subito prima del Covid, Simone accetta con piacere di aiutare alcuni amici. «Iniziai, in pratica, un secondo lavoro. Dopo l’ufficio andavo in campagna, per due o tre ore. E poi ancora nei fine settimana. Il lavoro mi piaceva, ma nel giro di un paio d’anni la situazione divenne pesante: non si potevano fare due cose assieme. Il cuore diceva agricoltura; ma non avevo né terra né attrezzi, nulla».

Simone decide di provarci lo stesso: apre la partita Iva e inizia ad acquistare qualche attrezzo, rigorosamente usato. «Prendevo macchine vecchie ma non sorpassate. Le smontavo fino all’ultimo bullone, le revisionavo e le rimettevo assieme. La maggior parte di esse ce l’ho ancora e fa benissimo il proprio lavoro. Ho la fissazione della revisione sugli attrezzi. Sono convinto che da un lato ci si presenti meglio al cliente e dall’altro si abbiano rese superiori, se si utilizzano macchine tenute come si deve. Senza contare che, in questo modo, dovrebbero durare di più. Con i costi che ha il nuovo, non è una cosa da trascurare».

Il momento del grande balzo arriva nel 2022, quando due cantine di medie dimensioni gli propongono una collaborazione fissa: gestire almeno in parte i loro terreni per lasciare a esse più tempo da dedicare alla vinificazione. È l’occasione che Simone attendeva: con una quota di lavoro già concordata, può lasciare il lavoro d’ufficio per salire a tempo pieno sul trattore. Ma quale trattore? Scarampi, ancora, non ne aveva. «Infatti. Acquistai, al volo, un gommato, un vecchio John Deere, e un cingolato Same: da noi il cingolato è indispensabile e anzi è quello che, con il suo lavoro, paga anche i costi del gommato. A ogni modo, mi intestai questi due mezzi usati e dal gennaio 2023 mi dedico a tempo pieno al contoterzismo».

Perché il neo-agromeccanico abbia scelto questa strada anziché quella della viticoltura è presto spiegato, da lui stesso: «Non avevo un metro quadrato di terra. Comprare vigneto e attrezzature sarebbe stato troppo per le mie forze, per cui feci l’unica cosa che potevo fare se volevo lavorare in questo ambiente: fare il conto terzi».

Contratti annuali, paga mensile

«Certamente fu un azzardo abbandonare un posto di lavoro a tempo indeterminato e lo stipendio fisso per fare un’attività in proprio, con così poche forze. Finora, tuttavia, è andata bene». A ben guardare, Scarampi non ha detto completamente addio alla paga mensile: sta infatti indirizzando la sua attività su un binario ben preciso: contratti annuali e pagamenti ogni 30 giorni. «Chiaramente lavoro per chi me lo chiede, ma sto cercando di impostare un discorso articolato con i cosiddetti viti-vinicoltori, ovvero quegli agricoltori che coltivano le viti e poi vinificano il prodotto. In zona ce ne sono diversi, anche di piccole dimensioni. Aziende che finora se la sono cavata da sole, ma che, complice l’invecchiamento dei titolari, si trovano di fronte a una scelta: abbandonare la vinificazione, dedicandosi interamente alla terra, o delegare le lavorazioni del terreno a qualcun altro, concentrandosi sulla cantina». Scarampi, chiaramente, interviene in questo secondo caso. «Proponiamo una gestione completa del lavoro, a parte potatura e vendemmia, che in questa zona si fanno ancora a mano. Stendiamo un contratto valido per tutto l’anno e ogni mese mando la fattura per i lavori fatti». Musica per le orecchie del contoterzista medio, che già fatica a farsi pagare una volta all’anno. «È vero, in campagna c’è la tradizione di pagare quando si prendono i soldi dell’annata. Tuttavia, questa soluzione è più comoda anche per i clienti, che non devono sborsare cifre consistenti tutte in un colpo. E per quanto riguarda noi contoterzisti, il gasolio lo paghiamo alla consegna, per cui...».

Quasi ogni lavoro

Il core business del giovane agromeccanico è quindi la gestione delegata del vigneto. «Abbiamo anche clienti che ci chiamano sporadicamente, per una o due lavorazioni, ma per come sto organizzando l’attività preferisco decisamente stringere contratti continuativi. C’è più sicurezza, per noi e per loro. E anche più marginalità».

Una cosa interessante – e sorprendente per molti nostri lettori, abituati a capannoni pieni di macchine – è il rapporto tra mezzi e lavoro. Nel garage (che non è un capannone) di Scarampi troviamo una cimatrice, una botte per diserbo, un’irroratrice della Cima, una trinciasarmenti e il vecchio specialistico John Deere. «Il cingolato lo abbiamo appena venduto, in cambio di un nuovo New Holland TK 4020 cabinato. Un trattore di categoria superiore: per cominciare ha la cabina, inoltre ha un motore a quattro cilindri raffreddato a liquido contro i tre cilindri raffreddati ad aria del Same. Ha prestazioni nettamente superiori. Al limite, potrebbe trainare anche una vendemmiatrice».

Vendemmiatrice che tuttavia Scarampi non ha in programma di acquistare. «Chi la prende, fa bene. Ma per come sono strutturato attualmente, sarebbe un investimento eccessivo. Per esempio, richiede, per essere spostata, un pianale e un trattore da almeno 140 cavalli. Spese difficilmente ammortizzabili nelle mie condizioni, per cui preferisco fare un passo alla volta: meglio camminare che correre». Stessa opinione per l’ampliamento aziendale: al momento non sono in programma assunzioni. «Voglio essere il solo responsabile del lavoro: sono io che sbaglio o, viceversa, che faccio bene. Casomai, nel giro di un paio d’anni ci potrebbe stare un secondo cingolato, mezzo che nelle nostre zone si usa tantissimo, a causa di pendenze anche superiori al 50%». Il sogno nel cassetto, ci confessa, è però la palettatrice: attrezzo che raduna i tralci e li aggancia al filare con due fili fissati da anelli metallici. «Credo che la domanda per questo tipo di lavori sia destinata a crescere, perché l’alternativa, ovvero la legatura manuale, diventa difficile per mancanza di manodopera e problemi di organizzazione dei cantieri». A medio termine, infine, Scarampi vorrebbe diventare anche viticoltore. «Mi piacerebbe molto coltivare un mio pezzetto di terra e avere, prima o poi, un’etichetta con il mio nome. Già oggi, sapere che in una bottiglia c’è una parte del mio lavoro mi dà grosse soddisfazioni».

Futuro sempre da contoterzista

Il progetto di cominciare a coltivare la vite non comporta l’abbandono dei lavori in conto terzi. «No, certamente. Il contoterzismo resterà sempre la mia occupazione principale. Il resto può essere una gratificazione personale, ma sono nato contoterzista e lo rimarrò. Al riguardo, anzi, colgo questa occasione per fare i complimenti all’associazione provinciale dei trebbiatori.

L’Atima di Asti è stata preziosa, quando avevo tanti sogni in testa, ma le idee poco chiare. In modo rapido e dettagliato mi hanno spiegato tutti gli aspetti fondamentali dell’attività, facendomi un quadro molto chiaro. E che nel tempo si è anche rivelato del tutto attendibile».


Affezionato al basso volume

Per i trattamenti, il contoterzista ha adottato il principio del basso volume

«Sui trattamenti ho fatto una scelta ben precisa, come contoterzista: ho sposato il basso volume». Simone Scarampi spiega così la presenza, nel parco macchine, di una sola irroratrice: una portata della Cima, ditta che è, per l’appunto, portabandiera di questa tecnica.

La sua, dice, è una scelta basata su tre punti fermi: funzionalità, sostenibilità ed economicità. «Le macchine Cima funzionano secondo il principio del tubo Venturi: acqua a pressione quasi zero che è investita da un forte getto d’aria. Si ottengono gocce con diametro dai 100 ai 150 micron, contro i 300-500 micron di un normale atomizzatore. Ciò significa che, a parità di volume distribuito, ho una copertura della vegetazione tre volte più alta. Maggior copertura significa maggior protezione, nonché possibilità di ridurre i dosaggi: per quanto la vegetazione sia folta, non andiamo quasi mai oltre i 200 litri/ettaro, contro i 400-500 litri dei trattamenti convenzionali». E questo, conclude Scarampi, comporta risparmio di prodotto e minor impatto ambientale. «Non soltanto per quanto riguarda il fitofarmaco, ma anche per l’acqua, che sta diventando una risorsa preziosa. Un’azienda media, con il basso volume, risparmia 20mila litri d’acqua per stagione. Moltiplicato per tutte le aziende del territorio, è un quantitativo rilevante».

Simone Scarampi, dalla sedia al sedile - Ultima modifica: 2024-03-27T10:55:44+01:00 da K4

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