Fabio Sgubbi offre un servizio a tutto tondo

Gli Sgubbi nel Bolognese effettuano lavorazioni agricole di ogni tipo
Per la vendemmia gli Sgubbi usano due Pellenc trainate.
Per la vendemmia gli Sgubbi usano due Pellenc trainate.

Fabio Sgubbi è un contoterzista di una volta: fa lavori agricoli – praticamente tutti – e parla di macchine, proprio come dovrebbe fare un buon agromeccanico. Andiamo allora a conoscerlo nella sua azienda di Mordano: provincia di Bologna, ma al confine con Ravenna e Forlì.

Qui, nel cuore della pianura emiliano-romagnola, troviamo la più tradizionale azienda di lavorazioni in conto terzi: non capannoni ma portici, niente pavimentazione sui piazzali ma terra battuta. «In realtà un po’ di cemento non farebbe male, ma il piazzale è grande e prima di pensare a quello dobbiamo realizzare un altro ricovero per le macchine, perché non abbiamo abbastanza spazio. In più, pavimentare un cortile dove si gira continuamente con macchine agricole di un certo tipo ha le sue controindicazioni». Il riferimento è ai giganti dell’azienda, come il Challenger 765 o più ancora lo Steiger Stx 450 di Case IH, due maxi-cingolati non facili da gestire. «Appena si muovono fanno danni, soprattutto quando sterzano», fa notare Sgubbi.

Macchine da contoterzista

TF New Holland, una vecchia gloria della trebbiatura.
TF New Holland, una vecchia gloria della trebbiatura.

Già dai primi due nomi è chiaro che da queste parti le macchine sono una cosa seria. Cose da contoterzista, insomma. Una rapida occhiata tra cortili e fienili lo dimostra: oltre ai maxi-cingolati di cui sopra, vediamo un Fendt 936, un Fendt 820 e poi due mietitrebbie, una Case IH 7088 e due meno recenti, la TX 68 e la TF 44 di New Holland. Senza contare i mezzi più piccoli, una decina in tutto.

Sgubbi li conosce uno per uno e per tutti ha una parola: «Il Fendt 820 è eccezionale, non è mai stato una volta in officina, pur avendo superato le cinquemila ore; non con lavori leggeri, peraltro, ma quasi tutte in applicazioni pesanti, come l’erpice rotante da sei metri al quale è attaccato ora. Sono soddisfatto anche del 936, soprattutto per la serietà di Fendt: ha avuto un problema piuttosto serio al motore, per la rottura dello scambiatore di calore che ha lasciato entrare l’olio nel blocco, sporcando tutto il circuito di raffreddamento. Dopo un paio di tentativi di pulizia, Fendt ha sostituito l’intero motore, che ormai aveva 5mila ore, facendomi pagare soltanto i materiali di consumo e la manodopera». Un altro Fendt, un 211, è usato invece per semina e simili. «Con le ruote gemellate è eccellente. Tra l’altro abbiamo ruote che si agganciano e sganciano in meno di dieci minuti. Le trasportiamo con un furgone per poter viaggiare liberamente su strada e le montiamo una volta in campo. Con questa soluzione il trattore pesta pochissimo, anche su terreni difficili. Altra macchina eccellente, insomma; unico difetto è il costo: quasi quasi, con gli stessi soldi ne prendi due».

Fendt 820, cinquemila ore senza guasti nonostante sia stato impegnato in applicazioni molto gravose.
Fendt 820, cinquemila ore senza guasti nonostante sia stato impegnato in applicazioni molto gravose.

Passiamo ai cingolati. Sgubbi ha il Challenger da parecchio: «Abbiamo superato le 10.000 ore, non sono poche. In tutto questo tempo abbiamo avuto soltanto un problema sui riduttori, peraltro ben noto sui Challenger della Serie A. Abbiamo cambiato pompa e iniettori a settemila ore, più per usura che per altro, e i cingoli hanno resistito fino a pochi mesi fa. A parte i problemi con attrezzi pesanti sul sollevatore – altra noia ricorrente su questa serie – si è comportato benissimo: con la livella è impareggiabile e fino all’arrivo del Case IH Stx, su mille ore di lavoro l’anno ne faceva 850 in aratura». Lo Steiger, sebbene abbia già qualche stagione di lavoro sulle spalle, è in azienda da poco: «Lo abbiamo preso usato, un paio di stagioni fa, come alternativa al Challenger per i lavori pesanti. Attualmente sta facendo quasi tutta l’aratura e anche parecchia preparazione. Da quest’anno, poi, lo abbiamo usato per i livellamenti, con una Montefiori da 6 metri e, incredibilmente, la mette in difficoltà». Non è una novità che il traino del Case IH Stx sia fuori dal comune, del resto. «Esattamente: quando tira, fa paura. Contano i quattro cingoli, che mantengono la macchina sempre in piena trazione, mentre con il Challenger quando si svolta un cingolo è scarico. E poi non dobbiamo dimenticare il peso: stiamo parlando di 250 quintali, quando sono in movimento non è facile fermarli». Risultato: non teme nessun terreno. «Infatti. Né il bagnato, né l’erba o altro. Per aderenza non ha rivali ed è anche più maneggevole di quel che si crede. I suoi punti deboli sono il carro, che mi sembra meno resistente rispetto al Challenger, e i tasselli dei cingoli: facendo forza soltanto su questi ultimi ed essendocene soltanto quattro in tiro, capita che ne salti qualcuno. Forse potrebbero migliorare le cose aggiungendo al traino sui tasselli anche una forte frizione sul nastro».

Meccanica fai da te

Uno degli ultimi acquisti è lo Steiger Stx di Case IH, chiamato a fare i lavori più impegnativi.
Uno degli ultimi acquisti è lo Steiger Stx di Case IH, chiamato a fare i lavori più impegnativi.

Sembra abbastanza evidente che gli Sgubbi – oltre a Fabio lavorano in azienda il padre Amedeo e Gianni Sgubbi, fratello di Fabio – non sono gli ultimi arrivati, in materia di meccanica.

Lo dimostrano, oltre alla competenza con cui parlano delle loro macchine, gli interventi effettuati sulle stesse, sia per migliorarne qualche aspetto sia per eliminare difetti o malfunzionamenti. Inoltre, hanno realizzato in azienda anche alcune macchine specifiche, come una vagliatrice per le bietole da seme: «Si tratta di un attrezzo abbastanza semplice, ma molto utile, perché consente di separare le bietole da trapiantare in funzione della dimensione. Piantando bietole uniformi per dimensione, chiaramente, si ottiene una crescita e una maturazione del seme molto più lineare e tutto il procedimento risulta semplificato». Una buona cosa, dal momento che il processo, come sa bene chi lo ha seguito almeno una volta in carriera, non è dei più semplici.

Un problema al motore per il Fendt 936 Vario, fortunatamente risolto dall’assistenza.
Un problema al motore per il Fendt 936 Vario, fortunatamente risolto dall’assistenza.

«La bietola fa parte del nostro Dna da sempre – continua Fabio Sgubbi – ed è per questo motivo che siamo stati molto dispiaciuti per la sua scomparsa dal territorio.

Purtroppo senza zuccherificio non c’erano molte possibilità di continuare a coltivarla, anche se ora sta riemergendo come materia prima per i biodigestori». Tanti contoterzisti, come noto, hanno dovuto affrontare la crisi della bietola e per alcuni fu davvero difficile sostituirla. Gli Sgubbi ci sono riusciti al meglio: «L’abbiamo rimpiazzata con le orticole, soprattutto da seme; un settore che qui in zona si è diffuso parecchio.

Case IH 7088, un’assiale pura per la raccolta dei cereali e del mais.
Case IH 7088, un’assiale pura per la raccolta dei cereali e del mais.

Non facciamo soltanto bietola, ma anche cicoria, coriandolo, carote e molta senape. Inoltre abbiamo introdotto, sia sui nostri terreni sia come attività in conto terzi, patate e cipolle, che hanno ottenuto un buon successo». Per farla breve, l’azienda va meglio di prima: «In due anni abbiamo superato il fatturato che avevamo con la bietola. Non è stato facile, dal momento che ne gestivamo circa 800 ettari; in parte per semina, lavorazioni e trapianto e in parte per il solo trapianto e sterratura. In ogni caso ci siamo risollevati bene, anche se in ogni caso la bietola, per questioni affettive, ci manca».

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Tre generazioni al lavoro

L’azienda della famiglia Sgubbi fu fondata da Angelo e Olindo Sgubbi, nonno e prozio dell’attuale titolare. Successivamente passò ad Amedeo, fino all’ingresso nell’attività di Fabio e Gianni, con la Sgubbi Sas. Nel tempo l’attività si è ampliata, pur mantenendo un carattere prettamente tradizionale: gli Sgubbi effettuano infatti lavorazioni agricole di ogni tipo, dall’aratura alla semina, fino a trattamenti e raccolta. «Offriamo un servizio a tutto tondo: chi viene da noi non ha bisogno di andare da altri», spiega il titolare. Che precisa, però, di non fare trinciatura né, in generale, attività per biodigestori. Sono invece attivi nello sgombero neve e parzialmente nel movimento terra, soprattutto per le necessità dei clienti agricoltori. Infine coltivano direttamente 180 ettari di terreno, in gran parte a seminativi e foraggi. di O.R.

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Frutteto in calo

La zona di Imola e dintorni è, da sempre, terra di vigneti e soprattutto frutteti. Questi ultimi, tuttavia, da qualche anno sono in deciso calo, a causa della ridotta redditività della vendita di frutta (a cominciare dalle pesche nettarine, come noto). Così gli agricoltori espiantano frutteti per trasformarli in seminativi e ciò favorisce i contoterzisti specializzati in attività su colture annuali, come appunto la Sgubbi Sas, che si occupa di grano, girasole, soia, bietole da seme, mais e altro ancora.

Resiste, invece, il vigneto e proprio a servizio di quest’ultimo gli Sgubbi hanno acquistato due vendemmiatrici trainate della Pellenc. «Macchine eccellenti per pulizia e qualità del prodotto, ma che nell’ultima stagione ci hanno dato troppe noie elettriche e meccaniche», fa notare Fabio. di O.R.

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