Lavorazioni del terreno, con il conto terzi l’ambiente ci guadagna

L’indagine ha permesso di individuare due tipologie di lavorazione: quella convenzionale, costituita da un’aratura seguita da una o più erpicature, e la minima lavorazione, costituita da una lavorazione primaria a una profondità di 15 cm
Gli impatti sull’ecosistema delle lavorazioni del terreno e della semina sono inferiori se eseguite dagli agromeccanici rispetto al coltivatore diretto

In un’agricoltura sempre più multifunzionale volta alla produzione sostenibile di food e feed, il ruolo della meccanizzazione agricola è fondamentale, anche per l’esecuzione il più possibile tempestiva delle lavorazioni, finalizzate alla massimizzazione di produzioni di qualità. Considerando gli investimenti progressivamente crescenti per l’acquisto di macchine tecnologicamente avanzate, il ruolo del contoterzismo assume sempre maggiore importanza. Storicamente, il ricorso alle imprese agromeccaniche è stato circoscritto alle lavorazioni più impegnative (lavorazioni profonde del terreno e raccolta di cereali e foraggi in primis), ma da qualche tempo è indecisa espansione.

Attualmente, in Italia i contoterzisti eseguono oltre il 40% delle lavorazioni meccanizzate, in particolare la semina (~65%), i trattamenti (~75%) e la raccolta (~85%). Rispetto al coltivatore diretto, le imprese agromeccaniche, operando su notevoli superfici, possono ammortizzare più facilmente gli investimenti. Inoltre, il contoterzismo può svolgere un ruolo anche nella riduzione dell’impatto ambientale associato alla meccanizzazione, grazie all’impiego di trattori e operatrici generalmente più moderne, e quindi più performanti (e meno inquinanti) rispetto a quelle solitamente utilizzate dal coltivatore diretto. Ciononostante, mancano studi approfonditi in grado di supportare la razionalità tecnico-economica e ambientale di questa opzione nella gestione dell’azienda agricola, specie nel caso di limitate superfici aziendali.

La valutazione dell’impatto ambientale è stata effettuata tramite l’applicazione del metodo del Life Cycle Assessment (LCA, analisi del ciclo di vita)

Se, viceversa, si considerano gli aspetti ambientali, numerosi studi hanno confermato come l’influenza della meccanizzazione non può essere trascurata e, seppur meno impattante rispetto a quello delle fertilizzazioni, può arrivare a incidere per più di 1/3 dell’impatto complessivo delle coltivazioni di campo.

Oltre al consumo di gasolio e olio lubrificante, l’impatto è dovuto all’ammortamento delle macchine e, soprattutto, alle emissioni di gas esausti da parte dei motori endotermici di trattori e operatrici semoventi. Anche grazie alle emissioni ridotte in virtù dell’adozione di efficaci dispositivi per la riduzione degli inquinanti, il parco macchine di un’impresa agromeccanica, caratterizzato da un più elevato impiego temporale di trattori e operatrici di ultima generazione, garantisce a parità di lavoro svolto un impatto sull’ambiente senza dubbio più contenuto rispetto a quello provocato da macchine obsolete, per di più caratterizzate da un limitato uso in termini di tempo.

In relazione alla preparazione del letto di semina e alla semina, con il contributo di Cai (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani), è stato condotto uno studio con lo scopo di valutare se le operazioni eseguite da contoterzista comportino un impatto ambientale inferiore rispetto a quelle volte da coltivatore diretto con trattori e macchine aziendali.

L’indagine presso le aziende agromeccaniche

Relativamente al contoterzista, le informazioni necessarie all’analisi sono state ottenute nel 2018 con una campagna di raccolta dati in 22 imprese agromeccaniche localizzate nelle province di Bergamo, Brescia, Mantova e Reggio nell’Emilia.

Attraverso apposite schede di rilievo sono stati raccolti dati sulle caratteristiche tecniche, di gestione (es. manutenzione) e operative di trattori e macchine operatrici utilizzate per la preparazione del letto di semina e per la semina.

I dati raccolti sono: i) per i trattori, modello, anno di acquisto, potenza, stage emissivo e ore di lavoro (totali ed annue), ii) per le macchine operatrici, modello, anno di acquisto, larghezza di lavoro, profondità di lavorazione, velocità di avanzamento e potenza del trattore normalmente accoppiato. Lo stage emissivo, qualora non accertato direttamente dalla documentazione a corredo del trattore, è stato definito in funzione dell’anno di fabbricazione, ipotizzato come coincidente con l’anno di acquisto.

I risultati relativi all’impiego annuo e allo stage emissivo dei trattori presenti nelle aziende agro-meccaniche in cui si sono svolti i rilievi (circa 250) sono ripotati in Tab. 1, da cui si evince come quasi il 70% dei trattori presenti uno stage emissivo pari o successivo al IIIA, quindi moto recente.

Il coltivatore diretto

Per il coltivatore diretto non sono stati condotti rilievi specifici, ma, considerando l’areale di riferimento dello studio, è stata ipotizzata una “azienda tipo” caratterizzata da una Sau pari a 50 ha irrigui dedicati a doppia coltura e da un parco macchine composto da 4 trattori, il più potente da 110 kW emissionato IIIA (Tab. 2).

Le ore di utilizzo annuo delle operatrici e dei trattori sono state desunte da indagini precedentemente condotte in aziende agricole della pianura Padana con indirizzo cerealicolo e cerealicolo-zootecnico.

Le sequenze di lavorazione del terreno e di semina

Ferma restando l’estrema variabilità delle soluzioni possibili, l’indagine si è focalizzata su due tipologie di lavorazione: quella i) convenzionale costituita da un’aratura, a profondità variabile in funzione della coltura (25, 35 e 40 cm) e, successivamente, una o più erpicature (profondità di 15 cm) mediante l’utilizzo di erpici a dischi o rotativi in funzione della tessitura, ii) minima lavorazione costituita da una lavorazione primaria ad una profondità di 15 cm. Per entrambe le tipologie sono state considerate seminatrici di precisione e a righe. In base alla tessitura e alle carte regionali dei suoli, sono state differenziate tre tipologie di suolo: sciolto, medio impasto e argilloso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine, combinando tipologia di lavorazione e caratteristiche del terreno sono state identificate 28 sequenze di meccanizzazione (15 per la lavorazione convenzionale – Tab. 3 - e 13 per la “minima” – Tab. 4). Ogni sequenza è caratterizzata da tipo di suolo, tipo di lavorazione e di macchine operatrici utilizzate.

L’analisi del ciclo di vita

L’impatto ambientale è stato valutato con l’approccio dell’analisi del ciclo di vita (Lca). L’Lca è un approccio definito da norme ISO che consente di quantificare l’impatto ambientale di un prodotto o un processo considerando tutti gli input (es. fattori produttivi utilizzati) e gli output che lo caratterizzano (es. emissioni nell’ambiente).

L’unità funzionale cui sono riferiti i risultati è “1 ha (50 x 200 m) di terreno lavorato e seminato”. Relativamente all’inventario, sia per il contoterzista che per il coltivatore diretto, sono stati considerati: i) il “consumo virtuale” del trattore e dell’operatrice, calcolato sulla base della massa, della durata economica, dell’impiego annuo e dei tempi di lavoro, ii) il consumo di gasolio, stimato in funzione della potenza del trattore, del suo consumo minimo specifico, del carico motore e dei tempi di lavoro, iii) le emissioni di gas di scarico, calcolate in funzione del consumo di gasolio e dello stage emissivo.

L’influenza della meccanizzazione in termini di impatto ambientale delle operazioni di campo non può essere trascurata

Sono stati valutati i seguenti impatti ambientali: Climate change (CC - quantifica l’impatto sul riscaldamento globale), Ozone depletion (OD - quantifica l’effetto sull’assottigliamento dello strato di ozono), acidificazione terrestre (TA), Freshwater eutrophication (FE - misura l’eutrofizzazione delle acque dolci), l’eutrofizzazione delle acque marine (ME), tossicità umana (HT), formazione di smog fotochimico (POF), formazione di particolato (PM), consumo di metalli (MD) e consumo di risorse fossili (FD).

I risultati

L’impatto delle lavorazioni di preparazione del letto di semina e di semina è generalmente più basso quando la meccanizzazione è operata da azienda agromeccanica. In Fig. 1 è riportato il rapporto CT/CD, cioè il rapporto tra l’impatto ambientale del contoterzista e quello del coltivatore diretto. Se il rapporto CT/CD è superiore a 1, allora il contoterzista presenta mediamente un impatto più alto mentre, viceversa, se è < 1, è il coltivatore diretto a mostrare i peggiori risultati ambientali.

Nel caso della lavorazione convenzionale, per tutti gli impatti ambientali considerati, il contoterzista presenta migliori risultati rispetto al coltivatore diretto mentre nel caso della minima lavorazione la riduzione dell’impatto ambientale si verifica per 7 dei 10 effetti ambientali valutati, ma si ha un lieve incremento per i restanti tre. Il contoterzista consegue notevoli riduzioni (fino a -75%) rispetto al coltivatore diretto soprattutto per quegli impatti ambientali come l’acidificazione (TA), l’eutrofizzazione marina (ME), la formazione di smog (POF) e di polveri sottili (PM) in cui l’effetto sull’ambiente è legato agli inquinanti emessi nei gas di scarico del trattore.

Queste differenze sono dovute ai sistemi di riduzione delle emissioni con cui sono equipaggiati i trattori moderni (utilizzati maggiormente dai contoterzisti che hanno un parco macchine più recente) al fine di rispettare i limiti imposti dalle direttive comunitarie.

Nel caso di altri impatti (riscaldamento globale - CC, assottigliamento dello strato di ozono – OD e consumo di risorse fossili - FD) la riduzione dell’impatto è inferiore (9-25%) ed è legata alla riduzione dei consumi di gasolio conseguita grazie all’impiego di macchine operatrici caratterizzate da maggiori larghezze di lavoro e da trattori più efficienti.

Conclusioni

L’analisi condotta evidenzia come, limitatamente alle operazioni di lavorazione del terreno e di semina di coltivazioni cerealicole in Pianura Padana, il contoterzista consenta di ridurre gli impatti ambientali legati alla meccanizzazione.

In prospettiva, i risultati di questo studio possono rappresentare un punto di partenza per la revisione dei PSR e, in particolare, delle misure che sovvenzionano l’acquisto di attrezzature da parte dei coltivatori diretti escludendo però le imprese agro-meccaniche. Infatti, da un punto di vista meramente ambientale, è più sostenibile che alcune operazioni di campo vengano eseguite da contoterzista con macchine moderne ed efficienti.

Infine, per avere un quadro più completo dei benefici ambientali legati alla meccanizzazione svolta da contoterzisti, l’analisi dovrebbe essere allargata ad altri areali e considerare altre operazioni di campo in cui il ruolo delle imprese agro-meccaniche è in crescita (es. distribuzione dei reflui, semina su sodo, distribuzione di fitofarmaci ecc.).

Lavorazioni del terreno, con il conto terzi l’ambiente ci guadagna - Ultima modifica: 2019-06-04T04:04:03+00:00 da Roberta Ponci

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