Sul gasolio – e non solo – il governo non risponde

Per il credito d’imposta 5.0 è stata promessa una copertura parziale (del 30%) rispetto a quella dovuta, per il credito 4.0. Ma il decreto attuativo deve ancora uscire

L’azione legislativa sviluppata negli ultimi mesi mostra incomprensibili ritardi nella sua pratica realizzazione, che inducono a sospettare una preoccupante carenza di liquidità da parte dello Stato, che non riesce a rispettare tutti gli impegni presi. Vari provvedimenti sono stati varati ricorrendo allo strumento della mozione di fiducia che, se ha il pregio della snellezza e della rapidità di decisione contro i rischi ostruzionistici, finisce per mettere in secondo piano il dibattito parlamentare, uno dei pilastri del pluralismo.

Senza perdere troppo tempo ad analizzare le possibili motivazioni, gli esiti del bonus 110%, con tutti i suoi abusi, insieme alle crisi internazionali, in primo luogo quella energetica, e agli interventi nel settore della difesa possono avere debilitato la finanza pubblica. Ma alla lunga le promesse dovranno essere rispettate, pena il rischio di una perdita di credibilità di chi gestisce la “cosa pubblica”, di cui lo Stato non ha alcun bisogno, specie in questo momento.

I segnali sono molteplici e spaziano dal credito d’imposta 5.0, per il quale è stata promessa una copertura parziale (del 30%) rispetto a quella dovuta, per il credito 4.0, previsto dalla legge di bilancio 2026: il decreto attuativo, dato per imminente a gennaio, deve ancora uscire. In un quadro così complicato, gli aiuti concessi al settore dell’autotrasporto per evitare o rimandare una serrata dagli effetti imprevedibili sul Paese sembrano avere drenato le ultime risorse, mentre quelli concessi al settore agricolo sembrano più di facciata che di sostanza. A parte il fatto che il testo del decreto-legge n. 33 si applica al gasolio concesso per uso agricolo, salvo poi limitare l’accesso al credito d’imposta alle sole “imprese agricole”: una beffa per quelle agromeccaniche che finiranno per scaricare, alla lunga, i maggiori costi sulla filiera a valle.

Già il fatto di concedere agli agricoltori, che in massima parte sono “fisiologicamente” a credito di Iva e che percepiscono redditi esenti da imposte, un credito d’imposta da utilizzare entro il 2026, sa di presa in giro: dei 90 milioni stanziati, gran parte resterà nelle casse dello Stato. Già, perché il credito di 30 milioni, per gli acquisti di gasolio da parte delle imprese agricole nel mese di marzo, è stato nel frattempo esteso ai mesi di aprile e maggio in sede di conversione del decreto-legge nella legge 89/2026.

Imprese agromeccaniche ancora escluse

La conversione non ha corretto l’errore iniziale – concessione alle sole imprese agricole – e si è limitato a cambiare solo i nomi dei mesi e le risorse stanziate, nonostante le ripetute richieste da parte della Confederazione e delle altre rappresentanze del contoterzismo. La legge, che dovrebbe essere modificata a breve, introduce una pericolosa discriminazione fra le imprese agromeccaniche professionali e quelle – agricole – che lavorano per conto terzi in regime di connessione, seppure con le riserve sul recupero di un credito che potrebbe restare sulla carta. Una stima ottimistica prefigura una percentuale di utilizzo del credito intorno al 40% dei 90 milioni effettivamente stanziati, che lascerà liberi oltre 50 milioni a disposizione degli evasori, ricopiando in piccola scala ciò che è avvenuto, in misura mille volte maggiore, con i bonus edilizi.

Perché allora non estendere l’accesso al credito d’imposta alle imprese agromeccaniche?

Lo spazio ci sarebbe: se è vero che un terzo del gasolio agricolo viene consumato per conto terzi, che possiamo ridurre al 20-25% per le sole imprese professionali, considerando un impiego annuo di circa 2 miliardi di litri, il consumo per conto terzi si attesterebbe sui 500 milioni di litri. Riferendosi a un trimestre, caratterizzato da prelievi inferiori al periodo di massimo impiego (che si collocano invece nel secondo semestre), possiamo considerare un consumo di 100 milioni di litri: con un prezzo medio intorno € 1,40 al litro, il costo totale ammonterebbe a 140 milioni. Ora, un credito d’imposta del 20% su questo monte-acquisti genera un possibile rimborso di appena 28 milioni di euro lordi, che potrebbero essere assai di meno: l’obbligo di utilizzo del credito è infatti limitato al solo anno 2026 e c’è il rischio che il decreto ministeriale esca a fine anno.

Non è quindi vero che per estendere il credito d’imposta ai contoterzisti che esercitano l’attività in forma autonoma piuttosto che in regime di connessione non c’è copertura finanziaria: i fondi ci sono, ma vengono trattenuti nel timore che manchino altrove.

Sul gasolio – e non solo – il governo non risponde - Ultima modifica: 2026-06-16T09:19:18+02:00 da Roberta Ponci

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