Con il decreto direttoriale n. 303/2026 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha prorogato il termine per sottoporre a revisione i trattori veloci immatricolati per la prima volta dal 2017 al 2019, rispetto all’originaria scadenza del 30 giugno 2026. Il provvedimento è stato emanato, una volta tanto, con una quindicina di giorni di anticipo: tanta tempestività può essere giustificata dal fatto che proprio le strutture periferiche del ministero hanno accumulato ulteriori ritardi nel recepire il decreto direttoriale del 25 novembre 2025.
Solo un numero esiguo di uffici provinciali ha attivato le procedure per la prenotazione dei collaudi, in sintonia con le officine private già attive per le revisioni dei veicoli industriali, che sono quelle materialmente addette alle revisioni. Diverse officine si erano distinte per tempestività, già da anni, e avevano acquistato le attrezzature necessarie, anche se solo da pochi mesi esistono indicazioni ufficiali, specialmente sulla prova dei freni: la diversa carreggiata impedisce di usare i normali banchi a rulli. A ritardare l’avvio dell’operazione sono stati soprattutto i fattori interni all’amministrazione, che da anni soffre di una grave carenza di personale tecnico, verificabile proprio dai ritardi nei collaudi dei veicoli industriali, nonostante la collaborazione dei privati. In una situazione già grave, l’aumento del numero di verifiche di poche unità al giorno diventa un ostacolo insormontabile e potrebbe creare ulteriori tensioni.
La procedura è molto simile ai collaudi periodici dei veicoli a uso privato, con la prima revisione entro 4 anni dall’immatricolazione e le successive con cadenza biennale, previa presentazione della richiesta di collaudo. Alla data fissata il trattore viene condotto presso l’officina autorizzata, i cui tecnici svolgono i controlli previsti sotto la supervisione di un funzionario della Motorizzazione; se sono favorevoli viene rilasciato il tagliando di avvenuta revisione da applicare sulla carta di circolazione. L’unica criticità potrebbe essere legata al rischio che gli esemplari da revisionare entro il 31/12 si concentrino a fine anno, mettendo in difficoltà il sistema per mancanza di posti liberi.
Qual è il numero esatto di trattori “veloci”?
Su tutto pesa l’incognita legata al numero esatto di trattori “veloci” che, lo ricordiamo, sono quelli omologati nelle categorie T1b, T2b, T3b e T4b, con velocità di progetto superiore a 44 km/h.
Le stime più attendibili – quelle dei costruttori – danno un numero approssimativo di circa 8.000 esemplari immatricolati dal 2017 al 2022; proviamo dunque a verificarlo procedendo per altra via.
Dal 2018 tutti i trattori immatricolati in Italia devono essere dotati di omologazione comunitaria, con esclusione di quelli ancora in costruzione (circa 8000 esemplari); in 5 anni le immatricolazioni potrebbero essere circa 90.000, un decimo dei quali appartengono alla categoria dei “veloci”. Questo vale fino al 2022; fra le macchine acquistate in seguito l’incidenza dei trattori veloci tende ad aumentare, specialmente per gli agromeccanici e per gli agricoltori con fondi frammentati, che cercano di ridurre al minimo i tempi – improduttivi – di trasferimento su strada.
In ogni caso i numeri non sono ancora tali da mettere in difficoltà i centri autorizzati, capaci di gestire 7-8 macchine al giorno, che con due appuntamenti settimanali possono collaudare diverse centinaia di trattori solo nell’ultimo trimestre, se le aziende si prenotano per tempo. Più critica appare semmai la distribuzione territoriale dei centri autorizzati: in qualche provincia di grande estensione, o caratterizzata da importanti barriere geografiche, un solo centro potrebbe non farcela a collaudare tutti i trattori entro la nuova scadenza. Non dobbiamo infatti dimenticare che i trattori sono definiti “veloci” in relazione a quelli limitati a 40 km/h, che comunque non potrebbero circolare a velocità superiore a 40; non possono percorrere le autostrade e le superstrade e devono quindi muoversi solo sulla viabilità secondaria. Una percorrenza di 100 km in andata e ritorno, sommata ai tempi di attesa e di revisione, comporta l’impegno di un’intera giornata di lavoro, trasforma un adempimento ordinario in una vera seccatura, specialmente quando i trattori veloci sono più di uno.
Sarebbe quindi auspicabile che si creasse, da parte del ministero, una sorta di cabina di regia per verificare che i servizi legati alle revisioni potessero essere disponibili capillarmente sul territorio.
Se le intenzioni del ministero sono improntate, come abbiamo ragione di credere, al rispetto degli obblighi comunitari e alla volontà di evitare all’Italia la procedura di infrazione, è indispensabile muoversi per tempo, sia da parte nostra che da parte della pubblica amministrazione.









