I trattori, omologati secondo il regolamento Ue n. 167 del 2013, meglio conosciuto come Mother Regulation per la serie di norme che ha partorito, possono essere costruiti con velocità nominale inferiore o superiore a 40 km/h. Quelli più lenti, che con la tolleranza possono sfiorare i 44 km/h, sono soggetti a revisione periodica quinquennale come tutte le altre macchine agricole: un obbligo programmato fin dal 2015, ma che non si è mai realizzato per insuperabili difficoltà tecniche e normative. Di recente – con il decreto Milleproroghe – l’obbligo è stato nuovamente rimandato, perché non si può pretendere che macchine di 20 o più anni abbiano le stesse dotazioni di sicurezza di quelle nuove: una cosa che non si fa con le auto e che si vorrebbe invece fare con i trattori!
Diverso è il caso dei trattori con velocità massima omologata oltre i 40 km/h nominali: la maggiore velocità richiede una revisione periodica più frequente, entro 4 anni dalla prima immatricolazione e, successivamente, di due anni in due anni, proprio come per le auto. Questi trattori sono identificati da particolari sigle, indicate nella prima pagina dell’allegato tecnico: T1b, T2b, T3b, T4b e T5, che indicano una velocità di progetto superiore e caratteristiche tecniche idonee a raggiungere tali velocità, in particolare freni, sterzo e sospensioni.
Situazione insostenibile
I trattori veloci immatricolati per la prima volta entro il 31/12/2019 devono essere sottoposti alla prima revisione entro il prossimo 30/06/2026, quelli immatricolati fino al 2022 entro il 31/12/2026; quelli immatricolati a partire dal 2023 vanno a revisione entro 4 anni dall’immatricolazione. Poiché è la prima volta in Italia che ci si trova a collaudare macchine agricole usate, seppur recenti e sofisticate, era comprensibile qualche difficoltà, che tuttavia le articolazioni territoriali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sembrano avere sottovalutato.
Al momento in cui pubblichiamo questo articolo (24 aprile, ndr) siamo a poco più di due mesi dalla scadenza e – nonostante gli obblighi e le sanzioni siano già stati fissati – sono pochissimi i centri già pronti a svolgere i controlli e meno ancora sono gli uffici provinciali della Motorizzazione in grado di prendere le prenotazioni per la revisione. Una situazione insostenibile, se pensiamo che i trattori da sottoporre a revisione possono circolare solo sulla viabilità ordinaria e non possono allontanarsi più di tanto: ci vorrebbe almeno un centro disponibile nel raggio di qualche decina di chilometri. Per questo motivo il 28 marzo scorso, nella sala Forum di Agriumbria, si è riunita tutta la filiera della meccanizzazione agricola – costruttori, commercianti, agricoltori e contoterzisti – per mettere a punto un documento di sollecito per il ministero con la richiesta di un’eventuale proroga. Nonostante alcune sigle abbiano scelto di non aderire, il documento è stato trasmesso alle direzioni generali competenti per sottolineare le difficoltà ed evitare il blocco dei trattori veloci proprio in piena campagna di raccolta.








