Più forti della Xylella

Carmine Sicuro (a destra) con il presidente dell’Apima di Lecce Salvatore Giannaccari
Carmine Sicuro nel Leccese continua a lavorare negli oliveti. Ma apre anche a nuove attività come la cippatura

L’epidemia di Xylella che ha distrutto gli olivi salentini è stata una tragedia per il settore agricolo, ma ha messo in grossa difficoltà anche molti contoterzisti che attorno al ciclo dell’olivo avevano costruito buona parte della loro attività. Perché se è vero che l’olivicoltura tradizionale non fa grande ricorso alla meccanizzazione, è anche vero che, presto o tardi, qualche lavoro per l’agromeccanico arriva sempre: fosse soltanto la trinciatura interfilare oppure la lavorazione del terreno in vista di nuovi impianti. Con la scomparsa degli olivi, tutto questo non esiste più e anche le imprese di contoterzismo salentine devono reinventarsi in qualche modo. Nell’attesa – e nella speranza – che possa presto iniziare il rinnovamento degli oliveti, con espianti e soprattutto reimpianti delle specie resistenti.

Una mietitrebbia Arbos: primi anni Novanta, ma ancora in attività e perfettamente funzionante

Si vive, insomma, una fase di attesa, sospesi tra il dolore per ciò che si è perso e la voglia di ricominciare. Così Carmine Sicuro, imprenditore di Martano (Le) descrive il momento attuale, almeno per quanto lo riguarda. «Dobbiamo dimenticarci l’oliveto come lo abbiamo conosciuto – esordisce – ed entrare in un’altra ottica. Far finta che sia un frutteto, forse, e gestirlo come tale, nella speranza che le varietà resistenti, se ben curate, rendano quanto quelle che la Xylella ha distrutto». Il riferimento al frutteto deriva chiaramente dalla presa d’atto che i nuovi impianti dovranno essere molto più produttivi di quelli passati, per rendere l’olivicoltura ancora remunerativa. Occorreranno quindi sesti ad alta o altissima densità, di cui si vedono già i primi esempi.

Per i trasporti basta una macchina da 140 cavalli

«Se ben gestita, anche la Favolosa (una delle varietà resistenti, ndr) ha rese discrete. Personalmente sono ottimista, sia sulle varietà attuali (il Leccino e la già citata Favolosa, ndr) sia sul fatto che, presto o tardi, uscirà qualche nuova soluzione».

Sacche di resistenza

Per essere precisi, Sicuro lavora ancora con l’olivo. «Storicamente abbiamo sempre fatto dell’olivicoltura una delle nostre attività principali, soprattutto grazie a trinciatura dell’erba, qualche potatura e macinatura delle pietre in vista di nuovi impianti. In più, quando avevamo tempo, facevamo anche qualche potatura. Infine, c’erano i trattamenti, anche se personalmente non li ho mai seguiti particolarmente». La Xylella ha messo a fortissimo rischio questa filiera, ma la zona di Sicuro, ci spiega, è una specie di enclave. «Qui da noi la diffusione del batterio è ancora parziale. Diciamo che il 50% circa delle piante si è salvato, per cui continuiamo a fare il nostro lavoro. Ma non ci facciamo illusioni: ancora una o due stagioni al massimo e non ci sarà più niente nemmeno qui».

Fendt 930: il trattore di maggior potenza in azienda

Per sua fortuna, il contoterzista salentino non si è mai convertito al 100% all’olivo, ma ha, al contrario, sempre mantenuto una certa diversificazione aziendale. «Non abbiamo mai abbandonato i seminativi. Anche perché una metà della nostra azienda – 90 ettari in tutto, di cui 20 di proprietà – è per l’appunto coltivata a cereali e simili. Un tempo – ci spiega Sicuro – i campi erano abbastanza diffusi nel Leccese, ma negli ultimi 25-30 anni sono stati soppiantati quasi interamente dagli uliveti. Resta ancora qualcosa, comunque, e per questo facciamo arature, semine. E anche raccolta, con due vecchie Arbos. Vecchie, ma ancora efficienti».

La cippatrice per ramaglie e tronchi rappresenta presente e futuro dell’azienda

Se finirà il lavoro con l’ulivo, si consola Sicuro, resterà dunque la cerealicoltura. In attesa di vedere cosa accadrà dopo.

Guardare al futuro

«Non sappiamo come sarà il Salento tra dieci anni, ma sostituire l’olivo non sarà facile, perché qui sul versante adriatico abbiamo terreni sciolti, sabbiosi e ricchi di pietre. Poco adatti per le coltivazioni annuali: non si va oltre i 15 quintali di grano per ettaro, per capirci. Sono invece aree vocate per l’olivicoltura. Per questo motivo penso che il settore, pur cambiando, non scomparirà».

Aratro a dischi, immancabile in qualsiasi azienda agricola del Salento

La tragica situazione del Salento, una volta metabolizzata la perdita, potrà anche fornire delle opportunità, come spiega il presidente provinciale dell’Apima Salvatore Giannaccari in queste pagine. Per esempio, per i reimpianti dei nuovi oliveti. Dove la macinasassi di Sicuro potrebbe tornare molto utile. «La macinatura delle pietre è un’attività che proponiamo da una decina d’anni. All’inizio con una buona risposta, ma dalla Xylella in poi, naturalmente, di nuovi impianti non se ne sono più fatti. Forse in un prossimo futuro, quando si cominceranno a sostituire gli oliveti distrutti, ci sarà nuovo lavoro».

Ce ne sarà sicuramente per l’espianto degli alberi morti, intanto. Per questo Carmine Sicuro ha avviato un nuovo ramo d’impresa: la cippatura del legno d’olivo. «Abbiamo acquistato una cippatrice professionale, inizialmente per dare una mano a mio fratello, che ha un’attività in conto terzi per la realizzazione di pellet. Tuttavia, dalle ramaglie di potatura siamo passati ai primi espianti di alberi e credo che quando arriveranno le autorizzazioni avremo molto da fare». Come ogni buon imprenditore, Carmine Sicuro sta insomma cercando di rinnovarsi, con quella resilienza che è tipica del settore e ha permesso a tante aziende di affrontare i momenti più difficili senza soccombere. 

Due Landini 13000. Anziani, ma ancora in piena efficienza, secondo il proprietario

Protagonisti della rinascita salentina

Giannaccari (Apima Lecce): espianto degli olivi infetti e realizzazione di oliveti intensivi aprono nuovi spazi di lavoro per gli agromeccanici

«L’olivicoltura tradizionale è morta, ma ce n’è un’altra tutta da inventare». In equilibrio tra tragedia e speranza – ma propenso a sbilanciarsi verso la seconda – Salvatore Giannaccari fa il punto sullo stato del contoterzismo nel Leccese e Tarantino. Giannaccari è titolare di uno studio agronomico alla periferia di Lecce ed è anche presidente dell’Apima locale, che lui stesso ha contribuito a fondare, sedici anni fa. È quindi la persona giusta per capire cosa sta accadendo nel Salento e quali prospettive di lavoro vi saranno per i contoterzisti locali. «Come ho detto, c’è tutto un comparto da reinventare, partendo praticamente da zero. Non so dire come sarà il panorama del Salento tra vent’anni.Quello di cui sono certo è che gli agromeccanici avranno un ruolo non secondario nel processo di ricostruzione. Per tanti motivi».

Motivi che Giannaccari riassume lucidamente. «È fuori dubbio che l’olivicoltura che verrà sarà molto diversa dalla tradizionale. Per fare reddito servono impianti più produttivi di quelli tradizionali e in quest’ottica io vedo soltanto un uliveto intensivo o super-intensivo. Diciamo un 7x5 m sul Leccino, con sesti oltre le 250 piante per ettaro, e fino a 800 piante per la Favolosa, la seconda varietà resistente al momento nota. Sesti che richiedono un tasso elevato di meccanizzazione. Innanzitutto per la raccolta, realizzata tramite raccoglitrici scavallanti, stile vigneto. E anche per la potatura, che si potrà fare con barre falcianti più una veloce rifinitura manuale. Attrezzature – soprattutto le prime – tipicamente da contoterzista».

Il presidente dell’associazione leccese, in aggiunta, prevede un importante impegno dell’agromeccanica anche per la realizzazione dei nuovi impianti e, prima ancora, per l’espianto degli oliveti distrutti dal batterio. «Già cinque o sei nostri associati si stanno dedicando all’eradicazione, facendo cippatura del legno per alcuni impianti a biomassa del Leccese e Brindisino. Quando finalmente avremo i permessi per reimpiantare, sarà anche necessario fare preparazione del terreno e macinatura delle rocce calcaree, che affiorano sull’80% dei nostri terreni. Inoltre, gli impianti saranno realizzati con trapiantatrici sul tipo di quelle per vigneto. Tutte attività che si prestano molto bene al contoterzismo. Tant’è vero che già una quarantina di nostri associati offrono la macinatura delle pietre tra le attività aziendali».

Infine, Giannaccari getta uno sguardo sulla diversificazione: «Non è detto che l’olivo sarà ancora la monocoltura del Salento. Stanno crescendo, per esempio, il melograno e la vite. Sono due colture che richiedono meccanizzazione per impianto e raccolta, come minimo. Per tutte queste ragioni sono certo che il terzismo, nei prossimi anni, avrà un ruolo da protagonista della rinascita del Salento». 

L’attività a servizio dell’olivicoltura rappresentava la principale fonte di reddito per l’azienda

Le macchine

Con un’attività fatta principalmente a servizio degli uliveti e che si concentra, per i seminativi, su piccoli appezzamenti, non ci si aspetta di trovare a casa di Carmine Sicuro macchine di grossa taglia o un turn-over particolarmente accentuato. Il trattore principale è un Fendt 930, utilizzato in abbinamento alla macinasassi Valentini – una delle migliori sul mercato, ci dice il terzista – o anche alla cippatrice Gandini acquistata recentemente. Abbiamo poi una nutrita rappresentanza di Landini – dal Legend 145 ai 13000 Mk II – cui si aggiunge un vecchio Massey Ferguson in versione piattaforma. Per la raccolta, come già scritto, ci sono invece le ormai datate ma ancora efficienti Arbos, macchine con trent’anni di vita abbondanti.

Sicuro lavora nei dintorni di Martano, principalmente da solo. Durante i momenti di punta si fa comunque aiutare da alcuni stagionali. Non si spiegherebbe, altrimenti, un parco macchine composto da nove trattori e due mietitrebbie.

Più forti della Xylella - Ultima modifica: 2019-10-01T07:07:08+00:00 da Roberta Ponci

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