Piccole aziende crescono

Mirko Bagna
Otto anni fa Mirko Bagna era titolare di un’impresa quasi famigliare, con soli due addetti. Oggi ha 14 dipendenti fissi, 5 trinciacaricatrici e si prepara a diventare stoccatore di cereali. Un salto di qualità notevole

Non è la prima volta che andiamo a casa di Mirko Bagna, contoterzista alessandrino che vive ai confini con la provincia di Asti. Tornare a trovarlo aiuta a capire come si sta evolvendo il contoterzismo in Piemonte, ma in generale un po’ in tutta Italia. Quando lo visitammo, nel 2018, Mirko aveva iniziato a fare l’agromeccanico da una quindicina d’anni, fondando una propria azienda, separata da quella del padre (Giuseppe), agricoltore da una vita. Ai tempi aveva due dipendenti fissi, una trinciacaricatrice Krone e stava convertendo il garage dei trattori da New Holland a John Deere mentre esplorava nuove attività, come i trattamenti fitosanitari.

Giro d’affari decuplicato

È un’azienda in gran parte trasformata, quella che visitiamo oggi. I dipendenti fissi sono diventati 14, cui si aggiunge una dozzina di stagionali. Le trinciacaricatrici sono passate da una a quattro e diverranno cinque con la stagione entrante. Inoltre, nuove attività si sono aggiunte e altre stanno per avviarsi. Una su tutte, lo stoccaggio di cereali, per il quale è stata acquistata una cascina in provincia di Pavia.

«Siamo nella zona di Pieve del Cairo, dove ho trovato, grazie a un’asta, un’azienda agricola con abitazione e un essiccatoio che voglio rimettere in attività. Diventerà una sede staccata della nostra ditta e la useremo per fare stoccaggio dei cereali che raccogliamo in quella zona. Principalmente grano e riso, che si incastrano bene nel corso dell’annata: la raccolta del grano finisce per metà luglio e il riso inizia dalla metà di settembre, per cui c’è il tempo di vuotare i sili».

C’è raccolta e raccolta

Bagna si prepara a stoccare grano e riso, ma nonostante le tre mietitrebbie, la sua attività principale, se si parla di raccolta, è la trinciatura. Come abbiamo appena scoperto, l’azienda ha in capannone quattro trinciacaricatrici e si appresta ad acquistare la quinta. «Lo faremo con la nuova Agricoltura 4.0, se si decideranno a promulgarla. Per noi la trinciatura è un’attività importante: seguiamo sei impianti di biogas e biometano da un megawatt o più, oltre a due stalle da duemila capi ciascuna. Con quattro trince ce la facciamo, ma una quinta ci darebbe maggior respiro».

Lavorare con cinque cantieri di trinciatura richiede un parco macchine di tutto rispetto, oltre a un elevato numero di addetti. «Ci vogliono almeno quattro o cinque carri per ogni trincia, a seconda di quanto è distante la sede aziendale. Fortunatamente, non di rado i clienti ci aiutano con qualche trattore e a volte gestiscono interamente il trasporto del trinciato. Per noi sono i lavori migliori: impegniamo soltanto la trinciacaricatrice e una o due persone». Resta il fatto che non è facile né organizzare così tanti cantieri, né farsi pagare il giusto, soprattutto quando si ha a che fare con impianti di biogas che, in quanto ambìti dagli agromeccanici, possono giocare al ribasso sui prezzi. «In realtà - risponde Bagna - mi trovo meglio con i biogas che con certe aziende agricole. L’industria in generale - e i biogas appartengono bene o male all’industria - paga in modo più puntuale e soprattutto capisce quando chiediamo un aumento di prezzo giustificato da un incremento dei costi. Come quest’anno, per esempio, a causa del rincaro del gasolio. Far digerire un aumento all’agricoltore è tutta un’altra cosa. Bisogna anche dire che, poveretti, fanno quel che possono, visto che il prezzo dei cereali è lo stesso da decenni».

Fatti i conti, per Bagna la trinciatura è un’attività redditizia. Certamente, più della trebbiatura. «Siamo sempre lì: un’azienda cerealicola che da dieci anni non vede aumentare il prezzo del grano o del mais e che deve pagare sementi, gasolio, concimi e anche il contoterzista, non è che può andare molto lontano. Per cui le nostre tariffe non salgono, mentre i prezzi delle macchine salgono eccome. Senza contare che la campagna della mietitrebbia è corta, un mese o un mese e mezzo al massimo. Si fa un po’ di orzo, due settimane di grano allucinanti, in cui tutti ti chiamano per tutto il giorno, poi due o tre settimane di mais. Va meglio — prosegue Mirko Bagna — a chi lavora nell’area del riso: si comincia a raccogliere a metà settembre e si va avanti per due mesi. Anche logisticamente è tutta un’altra cosa: le aziende sono grandi, ci vai dentro e ci resti finché hai finito. Se raccogli grano o mais, invece, in un giorno sei capace di far passare tre o quattro clienti diversi».

Cosa rende di più

Resta il fatto che chiedere determinate cifre per la raccolta dei cereali, sia pur da insilare, non è semplice. “Vero. Noi solitamente preferiamo farci pagare in base alla quantità, perché se non si è troppo lontani dalle trincee, è conveniente, rispetto a un calcolo fatto sugli ettari. Con i digestori, questo discorso è relativamente facile da fare. Meno con le stalle, in quanto solitamente gli allevatori non pesano il prodotto che arriva in azienda. Per questo motivo, si deve ragionare sugli ettari. Qualsiasi sia il metodo scelto, l’importante è che il contoterzista ottenga il giusto guadagno per il suo lavoro. Se poi c’è chi esce per 150 euro a ettaro, faccia pure. Io per quei prezzi non mi muovo da casa».

A questa invidiabile situazione, Bagna è giunto anche facendo una lunga e accurata selezione della clientela. «Non perché mi ritenga chissà chi, ma perché anche noi dobbiamo far quadrare i conti. A parte alcuni amici, mi sono fatto una clientela composta di impianti industriali, qualche grossa stalla e grandi aziende agricole. Realtà gestite in modo imprenditoriale, che comprendono le nostre necessità e sono ben disposte a collaborare per arrivare al risultato con un giusto guadagno per tutti».

Da sempre affezionato cliente di John Deere, Mirko Bagna può controllare in ogni momento la posizione delle sue macchine e l’attività degli operatori
Da sempre affezionato cliente di John Deere, Mirko Bagna può controllare in ogni momento la posizione delle sue macchine e l’attività degli operatori

Assai simile alla trinciatura, per complessità del cantiere, è la gestione dei reflui. «Sono due lavori con molti punti in comune, in effetti. Per entrambi, se si vuol lavorare bene e con profitto, occorrono attrezzature e personale. Dal gennaio di quest’anno facciamo interramento con un Vervaet a cinque ruote. Un mezzo che ci permette di eseguire questa attività in modo molto professionale. Per esempio, concimando prati e cereali vernini fino almeno alla metà di marzo. Tuttavia, il Vervaet richiede rifornimento costante in campo, per cui servono almeno due o tre botti per alimentarlo. Noi ne abbiamo cinque, di cui quattro a quattro assi e una tre assi. Se la distanza tra campo e vasche non è molta, riusciamo a farlo lavorare senza interruzioni». La distribuzione reflui, prosegue il contoterzista piemontese, dà buone soddisfazioni, pur avendo costi di gestione elevati. Superiori certamente ad attività soltanto in apparenza marginali, come i trattamenti fitosanitari. «È forse il lavoro che rende meglio, per un contoterzista. I costi sono irrisori, perché non si tratta che di impegnare un uomo e un veicolo. Abbiamo un trampolo della Grim, a mio parere eccellente, che a fronte di consumi davvero bassi arriva a fare 80 ettari al giorno. Fatto il rapporto tra spese e ricavi, è un ottimo impiego. Tra l’altro, nella nostra zona non ci sono molti altri che offrono questo servizio, per cui abbiamo parecchie richieste di intervento».

Ricca di soddisfazioni personali e anche economiche, per finire, l’ultima attività di fresca adozione: il confezionamento di balle ad alta densità, con un cantiere da piazzale. «Visto che c’era richiesta di queste bollette super-compresse, abbiamo acquistato una Orkel, con cui stiamo facendo parecchie ore. È una soluzione che piace molto alle stalle, perché preserva la qualità dell’insolito, e che non comporta grandi spese per noi. Uno dei costi principali è quello del nylon, che purtroppo, con la crisi petrolifera, sta aumentando ogni mese. Per il resto, bastano pochi uomini e non molto gasolio. L’unico problema, è che c’è, come sempre, chi si offre a prezzi stracciati, pur di impegnare le macchine. E, così facendo, finisce col rovinare il mercato a tutti».


Cuore giallo-verde

La prima volta che visitammo l’azienda di Mirko Bagna lo trovammo con trattori New Holland e John Deere. Oggi, l’unica macchina Cnh nei suoi capannoni una Big Baler 1290 ad alta densità. «Un buon attrezzo, che usiamo sia per la paglia, sia per il fieno. Per il resto, trattori e macchine da raccolta ormai sono tutti giallo-verdi», ci spiega l’agromeccanico, confessando una passione per il marchio del Cervo. «Sono mezzi semplici, facili da usare. Non dico certamente che sono indistruttibili. Anzi, si rompono più o meno tanto quanto gli altri, ma qui in zona hanno il vantaggio di un’assistenza da record, che risponde a qualsiasi ora di qualsiasi giorno. Non ricordo di essere rimasto fermo più di un giorno con la trincia, anche perché in concessionaria c’è sempre una buona fornitura di ricambi».

Bagna non è comunque un monocolore; quantomeno, non per gli attrezzi. «Abbiamo diversi marchi. La semina la facciamo con Maschio Gaspardo, per esempio. Semplici, non eccessivamente care e per cui si trovano i ricambi ovunque». La lavorazione del terreno, prosegue, si fa con aratri Moro ed erpici Maschio Gaspardo, mentre per la fienagione si affida principalmente a Kuhn, con qualche deviazione su Krone.

Otto anni fa, un allora più giovane Mirko Bagna ci aveva spiegato di non voler eccedere con il numero di macchine in rapporto al monte ore annuo e di limitare per questo gli acquisti. Di trattori, oggi, ne ha a decine, ma non ha rinnegato quel principio, del resto di puro buon senso. «I trattori, qui da me, fanno dalle 1.500 alle duemila ore l’anno. Tutti, anche quelli grandi. Un 6 195 R di 14 mesi, per esempio, ha superato le 2.500 ore di lavoro. Lo possiamo verificare dal cellulare, tramite l’Operation Center di John Deere. Perché un altro vantaggio di questo marchio è che la telemetria è iniziata ben prima di Agricoltura 4.0. Già dieci anni fa, avevo tutte le macchine connesse e con la raccolta dati attiva. Agli agricoltori interessa poco. All’inizio erano tutti impazziti per questa cosa, ora non ce la chiede nessuno. A me invece serve parecchio. Se non altro, per sapere quanti ettari effettivi ha fatto un trattore a casa del cliente e farmi pagare il dovuto. Perché gli agricoltori - dice sorridendo - ogni tanto con gli ettari sbagliano un po’».

Piccole aziende crescono - Ultima modifica: 2026-06-16T09:01:10+02:00 da Ottavio Repetti

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