Evoluzione di componenti meccaniche e software delle serie Roto e Turbofarmer; un nuovo prototipo per la gamma Cingo e l’MM 170 RM, trattore multifunzione - stradale e forestale leggero – costruito dalla controllata TreEmme. Sono tante le novità presentate da Merlo Spa - realtà leader in Italia e nel mondo nella produzione di sollevatori telescopici -nella due giorni di prove che si sono tenute a inizio luglio presso lo stabilimento di San Defendente di Cervasca, nel Cuneese.
Il restyling della serie Turbofarmer interessa i modelli 42-7 e 38-10, disponibili, hanno spiegato i product manager Lorenzo Bertone e Fabio Garino, «in sedici allestimenti in base alle esigenze dei clienti». Il telaio «è stato allungato di 30 mm per consentire l’ingresso delle ruote anche in caso di installazione delle catene da neve. I parafanghi in plastica sono stati sostituiti con quelli in acciaio, per accrescere resistenza e protezione». La revisione della griglia Fops, «realizzata con profili di metallo verticale, ha aumentato dell’85 % la visibilità nella movimentazione dei carichi, pur conservando il livello 2 di omologazione». I mezzi possono installare anche una telecamera posteriore.
Manutenzione ordinaria
L’agevolazione della manutenzione ordinaria è un altro caposaldo: «I punti di ingrassaggio sono stati raggruppati in due aree del mezzo». Per la stessa ragione, oltre alle aperture predisposte nella vasca motore, è stata incrementata l’accessibilità del distributore idraulico MH01, montato posteriormente «attraverso un portello di ispezione dotato di cerniere e due soli bulloni». Nella nuova configurazione il sollevatore multiuso è disponibile con motori Perkins da 116 e 136 cavalli, braccio a due sezioni e uno sfilo per la versione 42-7, due e tre sezioni per la gamma 30-10. Completa la dotazione il gancio di traino omologato per rimorchi agricoli.
Attente analisi sull’accessibilità della cabina – nella duplice versione con sospensioni idro-pneumatiche o fissa con antivibranti di nuova generazione – si sono tradotte nell’introduzione del sistema Safe step. «In base ai nostri dati l’operatore effettua fra le 30 e le 50 discese e risalite a bordo con rischi di cadute. Per prevenire infortuni abbiamo spostato verso l’esterno di 50 mm il primo scalino e sagomato il pavimento della cabina». La gestione dei comandi ruota attorno al joystick elettronico capacitivo -dotato di sensore per la mano dell’operatore – con due diverse impugnature: orizzontale e verticale e due posizioni per l’Fnr.
Software Ascs
Le nuove configurazioni del software Ascs, infine, sono il fiore all’occhiello della nuova gamma. «È stata aggiunta una funzionalità che consente di memorizzare anche attrezzature diverse da quelle prodotte da Merlo, inserendo parametri come peso, baricentro longitudinale e trasversale e capacità, così da ottenere un diagramma dei carichi». Si può così estendere a queste attrezzature la modalità Safeplus, «che consente, con sbraccio fino a un metro, l’attivazione di una zona franca priva di restrizioni per tutti i movimenti non aggravanti. Usando una pala, in fase di strappo, i pesi possono essere superiori, per frazioni di secondo, ai limiti di portata», hanno precisato i responsabili Merlo.
Il riconoscimento delle attrezzature, inoltre, rende possibile la memorizzazione dei carichi movimentati, quando il braccio viene sollevato oltre i gradi di inclinazione preimpostati dall’operatore, «con discretizzazione del margine di lettura a 10 chilogrammi». Completano il quadro delle nuove opzioni la funzione “Movimenti cartesiani”, utile per mantenere il braccio in traiettoria verticale o orizzontale – con livellamento della zattera - «la macchina gestisce in autonomia sollevamento e sfilo» e la funzione “Set point”, che permette di «memorizzare la posizione di ritorno del braccio», fra le coordinate del diagramma di carico.

Gamma Roto
Le funzionalità sono disponibili anche sulle nuove macchine della gamma Roto: 8 modelli con sbracci variabili da 16 a 35 m. «Abbiamo aggiunto 10 quintali di portata operativa e un metro di braccio in più», ha proseguito Garino. Risultati ottenuti con l’allungamento dei telai - fino a 350 mm per la gamma pesante – e degli stabilizzatori: fino a 250 mm di larghezza. La revisione ha interessato anche la torretta «allungata e modificata per supportare nuove coppie di rotazione». I progettisti Merlo sono intervenuti anche sugli anelli di fissaggio per il trasporto dei mezzi, «riposizionati direttamente sui longheroni per agevolare le operazioni».
La modalità opzionale Semovenza- ControlMax per la guida da remoto è il fiore all’occhiello della gamma. Può essere gestita da un nuovo radiocomando, dotato di due mini-joystick «che riproducono i comandi in cabina. Sul display vengono proiettate, in tempo reale, le operazioni eseguibili, l’interfaccia cambia colore da verde a rosso per segnalare potenziali situazioni di pericolo, indicando i passaggi da attuare per riportare la macchina in condizioni di sicurezza». Quattro selettori e cinque tasti consentono di gestire tutte le funzionalità di movimento e sollevamento. «Il radiocomando ha una portata di 100 metri, un’autonomia operativa di 10 ore e può essere ricaricato con un semplice cavo Usb-C». L’utilizzo in remoto limita a 5 km/h la velocità, 2,5 se l’operatore manovra il mezzo dalla piattaforma. «Stiamo valutando la possibilità di introdurre il radiocomando anche sulla gamma Turbofarmer», ha precisato Garino.

MM 170 RM
È una novità assoluta, invece, il trattore multifunzione MM 170 RM: «Una macchina pensata per manutenzione stradale e sfalcio di canali», ha spiegato Stefano Audisio, product manager di TreEmme, azienda satellite del gruppo Merlo, già attiva sul mercato con trattori forestali pesanti da 250 e 300 cv.
La nuova macchina pesa 170 quintali e mezzo, è azionata da un motore da Deutz da 129 kw ed è dotata di un «braccio decespugliatore laterale - con una ralla a doppia cremagliera - disponibile nell’allestimento da 8,5 e 10 metri, in due sezioni. Stiamo valutando la possibilità di proporre una versione a tre elementi». La pompa idraulica per l’attrezzo sviluppa una pressione massima di 350 bar, con flusso d’olio fino a 150 litri al secondo e aziona «una testa trinciante a coltelli Noremat da 1,25 metri». Il sistema di movimentazione delle attrezzature 3D usa «un martinetto addizionale per inclinare la trincia rispetto alla direzione di avanzamento».
L’MM 170 RM – omologata come trattrice agricola o stradale - è disponibile con due sollevatori di serie, anteriore e posteriore, con una capacità utile di 25 quintali, «due Pto meccaniche, collegate al motore, consentono l’erogazione di elevate potenze». La cabina, sospesa idraulicamente, è pensata per agevolare l’attività dell’operatore: «Una finestra integrata nel tetto garantisce visibilità nel caso di sfalcio in altezza. Un monitor controlla temperature e pressioni di esercizio della macchina». Il sedile può ruotare di 20°, per aumentare la precisione d’impiego della testata trinciante, «comandata con un joystick capacitivo. Un secondo manipolatore controlla il sollevamento anteriore», soltanto quando si utilizza il braccio decespugliatore.
«D’inverno si può adattare anteriormente un vomero da neve e uno spargisale al sollevamento posteriore. Si può anche abbinare un rimorchio a frenatura idraulica». L’MM 170 RM si presta, inoltre a operazioni forestali “leggere”, «con una trincia forestale da due metri e mezzo montata davanti e una testata trinciante a mazze mobili per eseguire rifiniture su rovi», ha concluso Audisio.

Cingo full electric
È pensato per la viticoltura di precisione il nuovo prototipo “full electric” della gamma Cingo, i cingolati multifunzione a guida autonoma presentati alla rassegna Enovitis in campo 2026. «Si tratta di un’evoluzione del modello M-01, sarà disponibile sul mercato dal prossimo anno», ha spiegato Alessio Gianussi, uno dei progettisti meccatronici. Al telaio sono stati aggiunti centimetri – il mezzo raggiunge i 2,5 m di lunghezza e 1,2 di larghezza – e chilogrammi – 10 q la massa complessiva, 250 kg per il solo pacco di batterie, «posizionate al centro del telaio per avere un baricentro basso».
Due motori elettrici «da 5 kW sono dedicati alla trazione», un terzo all’azionamento delle attrezzature: progettate che, «oltre all’atomizzatore da 330 litri a rateo variabile montato sul pianale», contemplano anche «una trincia a mazze da 120 cm», collegata al mezzo da un attacco a tre punti removibile. «L’attrezzatura dialoga con la macchina per gestire la routine di inizio e fine filare, consentendo, per esempio, l’irrorazione mirata con apertura e chiusura degli ugelli della botte».
Dopo i primi test, l’autonomia operativa «varia da 5 a 6 ore, influenzate da tipologia di lavoro e sforzi», ha precisato Gianussi. Il sistema di guida è la punta di diamante della gamma. La macchina può essere pilotata a distanza, con un radiocomando che usa «un joystick per i movimenti e un potenziometro per regolare la velocità. Al minimo si può spostare il mezzo con precisione e agganciare le attrezzature».
Quattro leve consentono, infine, di gestire funzionalità e attrezzature. Un selettore permette di passare alla modalità di guida autonoma che può essere gestita «da un portale accessibile tramite computer o smartphone. Dopo aver effettuato il login si possono assegnare le missioni alla macchina e controllare più mezzi allo stesso tempo». L’attivazione della modalità richiede una mappatura preliminare dell’appezzamento «con un passaggio fra i filari, eseguito da un operatore esperto. Il sistema Geo-fence definisce i confini virtuali del vigneto, all’interno del quale il Cingo dovrà operare, i tracciati possono essere scambiati fra le macchine».
Due antenne Gnss montate sul mezzo consentono agli algoritmi del trattore di incrociare la traccia Gps con i dati di «un sensore laser che rileva eventuali ostacoli sul tracciato e permette di modificare traiettorie, di centrare la macchina nel filare e calcolare il miglior tracciato quando si attiva la funzione “Ritorno”. Il sistema di correzione Rtk garantisce movimenti con un livello di precisione sotto i 10 centimetri», ha precisato Gianussi. Una telecamera permette all’operatore di seguire in tempo reale il Cingo mentre un bumper frontale blocca il trattore «in caso di contatto con eventuali ostacoli. In caso di malfunzionamento la macchina esegue il ritorno in automatico».
Obiettivo 10mila macchine
Raggiungere le 10 mila macchine l’anno entro il 2028. L’ampliamento delle capacità produttive è l’obiettivo della strategia industriale della Merlo Spa. «Il gruppo è totalmente autofinanziato – ha spiegato il global event manager Mattia Bodino – avere una famiglia alle spalle è un grande vantaggio quando si devono pianificare investimenti a medio-lungo termine». L’azienda, avviata nel 1964 ha un unico stabilimento a San Defendente di Cervasca, nel Cuneese. Un polo, esteso su 337 mila metri quadri, che ospita 8 linee di montaggio dalle quali sono usciti, nel 2025, 6 mila sollevatori telescopici delle diverse gamme.
«Il 92 per cento dei componenti delle nostre macchine è realizzato internamente: disporre delle tecnologie consente di innovarle continuamente», ha aggiunto Bodino. Oggi Merlo Spa è un gruppo di aziende ad alta specializzazione che ha creato 89 brevetti: TreEmme realizza attrezzature e macchine forestali, Project sviluppa hardware e software, Mgilab crea soluzioni per l’idraulica e l’elettronica, Movimatica per i sistemi di mobilità integrata.
«Produciamo cosa pensiamo - ha commentato l’Ad Paolo Merlo – l’intera fase di vita delle macchine è di nostro dominio, anche la distribuzione che avviene attraverso una rete di 600 concessionari contrattualizzati per i quali passa l’80 %delle vendite». Da Cuneo l’azienda ha raggiunto diversi continenti: «Le nostre filiali sono presenti in Usa, Australia, Francia, Uk, Polonia, Spagna, e di recente ne abbiamo aperta una in Irlanda. L’87 % del nostro fatturato deriva dall'export».
In un panorama globale il mercato nazionale è strategico, ha spiegato Giacomo Blengini, responsabile marketing per l’Italia: «Il mercato del telescopico ha conosciuto, negli ultimi 10 anni, un incremento del 170 %, un fenomeno che ricorda la meccanizzazione agricola degli anni Sessanta. In questo contesto conserviamo una quota media del 33 %». Il comparto agricolo occupa un posto di tutto rispetto - 40 per cento delle immatricolazioni nel 2025, contro il 60 del comparto edile e industriale - «È un serbatoio di vendite perché il mercato non ha ancora raggiunto la piena maturità. Gli incentivi agricoli del Governo funzionano bene: per i prossimi 4 anni non prevediamo flessioni».









