Gianluca Colombelli e Marta Facheris, perfetto lavoro di coppia

Gianluca Colombelli e Marta Facheris.
Gianluca Colombelli e sua moglie Marta Facheris conducono un’azienda agromeccanica nel Bergamasco. Ognuno con compiti precisi e integrandosi in modo efficiente

Le imprese agromeccaniche condotte in sinergia tra marito e moglie non sono una rarità. Più difficile, però, trovare quelle efficienti e gestite con un affiatamento particolare.

Macchine al lavoro nell’impianto di compostaggio.

Ne abbiamo trovata una in provincia di Bergamo, per la precisione a Cologno sul Serio, aderente a Confai Bergamo, nata negli anni Cinquanta grazie ad Angelo Colombelli ed “ereditata” dal figlio Gianluca a fine anni Novanta, quando aveva poco più di 20 anni. «All’inizio avevamo poche macchine – racconta Gianluca Colombelli – ma già nel 2005 abbiamo deciso di comprare un appezzamento di terreno agricolo e di costruire un capannone di circa 1.000 mq per il ricovero dei mezzi agricoli. Attualmente, quindi, sono tre i filoni che seguiamo: l’attività conto terzi, l’azienda agricola con coltivazioni cerealicole e il compostaggio».

Lo spandimento del compost avviene con un carro Ravizza 200.

«Non c’è un’attività principale – conferma la moglie Marta Facheris – perché abbiamo deciso di diversificare i nostri servizi proprio per non concentrarci solo su quelli conto terzi, da cui era nata la vera e propria attività del papà di Gianluca. Abbiamo comunque deciso di continuare tutte le tipiche lavorazioni dell’impresa agromeccanica, che vanno dalla semina alla raccolta, implementando il parco macchine, ma di affiancare poi anche un’azienda agricola con una maggiore superficie in conduzione (60 ettari a oggi). Dopo di che ci siamo “buttati” nel nostro piccolo in un campo decisamente nuovo, quello del compostaggio. Abbiamo costruito un impianto di compostaggio che ci permettesse di produrre un compost da utilizzare come concime per i nostri terreni, senza dover attingere da fonti esterne. Quindi, non una sola attività, ma tre, tutte legate profondamente tra di loro, perché senza attività conto terzi, e di conseguenza un parco macchine adeguato che ci permette di lavorare il prodotto, non potremmo sicuramente ritirare questi rifiuti biodegradabili dalle piazzole ecologiche, e senza il terreno in conduzione non potremmo distribuire con comodità il compost che produciamo. Riusciamo, cioè, a monitorare il compost che produciamo proprio perché lo diamo ai nostri terreni e, essendo iscritti all’albo dei compostatori, possiamo anche vendere il nostro compost».

Lavorando a stretto contatto nella gestione di tutte queste attività, è necessario essere complici. «Credo che la complicità personale e lavorativa sia stata fondamentale in questi 15 anni di vita di questo progetto – spiega Marta –. Stiamo cercando di trovare la nostra strada, abbiamo lasciato aperti tutte e tre questi filoni e vediamo di capire qual è quello che ci potrà portare più vantaggio, permettendoci di continuare a vivere dignitosamente».

Il compost

Il marchio Claas ha iniziato da qualche anno a farsi largo nell’azienda Colombelli.

Se l’attività conto terzi rappresenta ancora il 50% del fatturato dell’azienda, il compost è in forte ascesa. «Quando abbiamo costruito l’impianto di compostaggio – continua Gianluca Colombelli – avevamo acquistato una trincia forestale, perché volevamo sperimentare la pezzatura del compost e capire quello che potevamo fare. Da lì abbiamo cominciato a intercettare anche quelle che sono le realtà florovivaistiche, i giardinieri, le aziende di giardinaggio ecc. che adesso portano qui i loro rifiuti biodegradabili. Il nostro compost è, infatti, solo di origine vegetale (sfalci, potature, erba, ramaglie) e per lo più lo ritiriamo dalle piazzole ecologiche comunali. Ci sono delle cooperative di giardinaggio e dei giardinieri della zona che quotidianamente scaricano il loro rifiuto, noi lo ritiriamo come tale e lo trasformiamo in compost. È dal 2009 che lo usiamo, su tutte le colture, distribuendolo con un carro spandicompost Ravizza. E sinceramente abbiamo potuto apprezzarne i vantaggi rispetto al concime artificiale: la differenza principale sta nel fatto che il compost rende il terreno più soffice, oltre al fatto di contenere meno azoto, per cui per esempio il mais coltivato in asciutta consuma meno acqua, proprio perché il compost trattiene di più l’acqua e l’umidità. Insomma, anche se non particolarmente ricco di azoto, è un buon fertilizzante naturale ed è utilizzabile nelle colture biologiche».

I marchi del gruppo Sdf sono ancora presenti nel capannone di Colombelli.

E qui si apre quello che potrebbe essere il futuro prossimo dell’Agromeccanica Colombelli. «Da qualche mese stiamo valutando se “aprire questa breccia” del biologico – spiega Marta – perciò abbiamo dovuto aggiungere un vaglio al trituratore industriale per poter fare un’ulteriore selezione dei rifiuti e arrivare a un materiale di buona qualità (nelle piazzole ecologiche, infatti, c’è un po’ di tutto ed è necessario fare una cernita dei rifiuti). In modo convenzionale coltiviamo mais, frumento, orzo, soia e colza, e come biologico l’idea sarebbe quella di puntare sul grano. Noi non vogliamo fare numeri, preferiamo fare una cosa sola nel nostro piccolo e farla bene, e questo ha un costo che va valutato con molta attenzione. Stiamo prendendo in considerazione anche le aziende orticole, perché si stanno specializzando in prodotti biologici; l’importante è trovare in partenza il filone giusto dove inserirsi e investire ulteriormente in altre macchine per dare un compost raffinato come richiesto da queste aziende».

Anche New Holland tra i brand dei trattori in casa Colombelli.

Parco macchine misto

Chiudiamo con il parco macchine: dopo un passato legato al marchio Same, adesso nel capannone si incontrano colori diversi, dalle mietitrebbie (due, una Claas e una John Deere) ai trattori (sei, in prevalenza di Claas), passando per le irroratrici (Hardi) e le attrezzature per semina, lavorazione terreno e concimazione. L’ultimo acquisto è un trattore Claas che arriverà a maggio. «Noi non siamo inseriti in contratti di filiera – conclude Marta – per ora non ne sentiamo la necessità, per cui vendiamo ai commercianti o direttamente alle aziende agricole, alle aziende zootecniche (mais) o ai pastifici (frumento). Abbiamo tre figlie e sarei contenta se imparassero i valori che caratterizzano il mondo agricolo: antichi, ma molto attuali, che devono rimanere per il domani. Se poi vorranno continuare con questo mestiere, decideranno loro».

 

Il ruolo della donna

Marta Facheris è stata premiata come “Contoterzista dell’Anno” 2017 nella Categoria Donne. Nella foto il momento della consegna del premio avvenuta a Fieragricola di Verona.

«Dal mio punto di vista il ruolo di una donna all’interno di un’impresa agromeccanica è bivalente – spiega Marta Facheris –. Intendo dire che è una persona sola, ma ha due ruoli, quello tecnico-amministrativo e quello di tenere insieme tutte le attività che sostanzialmente il marito non riesce a seguire, dalle mansioni più pratiche a quelle più burocratiche.

Nessuno ha la presunzione di dire che sta facendo più dell’altro, è semplicemente una collaborazione in cui ognuno sa di avere la sua parte; e questa complicità l’abbiamo in tutte le cose che facciamo, dalla compilazione del formulario alla progettazione dei lavori fino alla programmazione della giornata di trebbiatura... insomma, semplici o complesse che siano, decidiamo le cose insieme quotidianamente».       

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome