Breveglieri Paolo: pere, Lambrusco e aceto balsamico

Paolo Breveglieri.
Sono i fondamenti su cui Paolo Breveglieri ha costruito la sua ultradecennale attività di lavorazioni in conto terzi

Pere, Lambrusco e Parmigiano: quando in un territorio ristretto si producono tre eccellenze alimentari, gli agricoltori non dovrebbero avere problemi. Però... c'è un però: viviamo nel mondo ormai globalizzato, quello del commercio planetario e della contraffazione perenne. Così, causa apertura dei mercati, le pere hanno un prezzo ben inferiore a quanto dovrebbero e il Parmigiano, come sappiamo, all'estero è più falso che vero, di modo che ai produttori difficilmente è riconosciuto quanto sarebbe doveroso. Ecco spiegato come mai anche un'agricoltura con così alte potenzialità fatica a fare bilancio. E i contoterzisti, ovviamente, con essa.

Nella culla del Lambrusco

Siamo a San Prospero (Mo), un paio di chilometri a Nord di Sorbara e, come tale, nel cuore del territorio di uno dei più famosi lambruschi emiliani. Quello di Sorbara, appunto. Ma San Prospero è noto anche, agli estimatori, per essere il territorio che ha creato la Pera Tipica, un disciplinare di produzione non ancora riconosciuto, ma rispettato in zona e che cerca di valorizzare l'unicità dei frutti – indipendentemente dalle varietà – che nascono tra Secchia e Panaro. Tanto è vero che una piccola parte della produzione è venduta con il logo della Pera Tipica, nella speranza che il consumatore inizi a riconoscere un marchio che indica produzioni inferiori al normale, terreno di medio impasto ed escursioni termiche in grado di arricchire il corredo organolettico dei frutti.

Proprio pere e Lambrusco – ma non possiamo dimenticare l'aceto balsamico, naturalmente – sono i fondamenti su cui Paolo Breveglieri ha costruito la sua ultradecennale attività di lavorazioni in conto terzi. La sua azienda, come vedremo più avanti, è infatti specializzata nella realizzazione di frutteti e vigneti, con particolare attenzione per la posa di pali e impianti fissi. Breveglieri, tuttavia, è forse più conosciuto, nell'ambiente, per essere il presidente del Gruppo trebbiatori e motoaratori della Bassa Modenese, vale a dire l'associazione, affiliata Unima, che si divide con l'Apima di Modena i contoterzisti della provincia, raggruppando in particolare le aziende di Mirandola e dintorni. Ricopre l'incarico, a guardare gli annuari, da ormai 23 anni, ininterrottamente. E prima di lui lo fu, per 35 anni filati, suo padre.

Questioni di storia

Per quasi sessant'anni, insomma, la famiglia Breveglieri ha guidato il gruppo dei motoaratori mirandolesi: non abbiamo statistiche affidabili sottomano, ma saremmo pronti a scommettere che nessun altro è riuscito a fare altrettanto. Del resto, la famiglia Breveglieri è ricca di storia, se si parla di contoterzismo: l'azienda risale infatti al 1929, quando Evaristo, nonno dell'attuale titolare, iniziò a fare lavori di aratura e coltivazione del terreno con i primi trattori che calcavano le campagne modenesi. «Mio padre – spiega Paolo – era uno spirito irrequieto, sempre alla ricerca della novità. Intuì le potenzialità del trattore quando queste macchine erano guardate ancora con sospetto, nella piana modenese. Fu così uno dei primi a girare le campagne prestando la sua opera come contoterzista».

Negli anni Sessanta, Paolo affianca il genitore e l'azienda cresce: prima la distribuzione del letame con forca e carri, poi lavori industriali con escavatori e bulldozer. «A quei tempi avevamo due aziende: quella di mio padre continuava con i lavori agricoli, mentre quella intestata a me si occupava delle attività industriali e di movimento terra. Anch'io, nel mio piccolo, ero un innovatore. Fui il primo, per esempio, a usare le benne senza denti, che permettevano di scavare fondamenta senza più necessità che gli operai andassero giù a estrarre la terra smossa. Una cosa, peraltro, che non piacque molto agli operai stessi. Un'altra innovazione molto importante fu l'adozione delle pinze girevoli per il lavoro nei frutteti».

Gli escavatori non servivano, infatti, soltanto per fare sbancamenti e fondamenta: i Breveglieri li usano anche per piantare i pali con cui si realizzano vigneti e frutteti. Più piccoli quelli dei primi, imponenti per i secondi. «Per muovere quei pali così pesanti adottammo speciali pinze girevoli da installare sul braccio dell'escavatore. Feci costruire io stesso la prima, da un artigiano locale. Era fatta in modo da poter afferrare pali di diverso diametro, ruotarli mentre li spostava e poi piantarli una volta posizionati sul filare. Prima di questa soluzione, invece, due uomini dovevano tenere il palo in posizione in attesa che l'escavatore lo piantasse». Sono gli anni del boom e i Breveglieri seguono l'onda. L'azienda cresce, fino ad avere otto dipendenti. Fa ogni tipo di lavoro agricolo, con particolare attenzione per arature e livellamenti, oltre che per la raccolta. La prima vera battuta di arresto arriva per motivi di salute del titolare, costretto a un lungo periodo di fermo da problemi cardiaci. Fortunatamente le cose si sistemano e nel 2000 Breveglieri riprende appieno l'attività.

Agricoltura in difficoltà

Siamo ai giorni nostri. Quando, purtroppo, l'agricoltura non è più quella di una volta. «Il prezzo delle pere è costantemente basso e i produttori non sono più invogliati a investire. Quindi di frutteti se ne fanno pochi, ormai; prima, al contrario, ci davano molto lavoro: inizialmente per i filari, successivamente anche per gli impianti antigrandine. Tira di più, attualmente, il Lambrusco, che conosce ancora un buon momento; tuttavia oggi i vigneti si fanno con pali in ferro, piccoli e che si piantano con qualsiasi attrezzo, anche un muletto o una pianta-pali sistemata sul trattore; per cui il lavoro, per noi, è inferiore rispetto al passato». Inutile dire, infine, che l'edilizia non è più una fonte di reddito. «Il settore è completamente fermo, sbancamenti e fondamenta non se ne fanno più. Nemmeno il terremoto ha dato impulso all'attività, perché gli appalti sono stati presi da imprese provenienti da fuori che si sono portate le loro attrezzature». Al momento, quindi, la Breveglieri Paolo, che attualmente conta un dipendente fisso e uno stagionale, ma a tempo quasi pieno, vive grazie al lavoro nei vigneti. «Facciamo parecchi espianti: sradichiamo un vecchio vigneto pensato per le lavorazioni manuali e ne costruiamo, al suo posto, uno meccanizzato, dove tutte le operazioni si fanno a macchina, raccolta compresa». In più, Breveglieri gestisce intere aziende cedute in conto lavorazione da proprietari che non fanno più – o non hanno mai fatto – l'agricoltore. «Si tratta spesso di eredità, piccole aziende lasciate a persone che fanno altro e che ce le affidano per la lavorazione annuale», spiega. Infine, continua con i lavori tradizionali, compresa la raccolta, effettuata con due vecchie New Holland 8060, perché i cereali in zona sono minoritari.

In ogni caso, continua il titolare, il lavoro è in calo. «Dal 1992 a oggi il numero di aziende agricole in zona si è notevolmente ridotto e in più molti agricoltori si sono attrezzati per fare in proprio tutte le operazioni o quasi. Un tempo c'erano le coop, che erano ben dotate di macchinari. Ora quella realtà è praticamente scomparsa, ma gli agricoltori più grandi hanno provveduto ad acquistare trattori e attrezzi. Qualcuno, consorziandosi, ha preso anche le macchine da raccolta. Non ci sarebbe nulla di male, evidentemente, se poi questi stessi agricoltori non facessero anche attività di conto terzi».

Tutelare i veri agromeccanici

Siamo quindi arrivati al ruolo istituzionale di Paolo Breveglieri. Incontriamo tanti contoterzisti che si lamentano della concorrenza scorretta da parte degli agricoltori. Pochi, però, hanno l'autorità per intervenire. «Nemmeno io come presidente dei Motoaratori posso fare più di tanto, però ci battiamo fortemente perché chi fa anche contoterzismo, sfruttando trattori e mezzi dell'azienda agricola, lo faccia a parità di condizioni. Per esempio, non utilizzando il gasolio agevolato dell'attività agricola e pagando le tasse come noi le paghiamo. La chiamano attività connessa e va bene, ma noi vorremmo che, oltre che connessa, fosse anche corretta». di Ottavio Repetti

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome