TECNICA

Credito, quando il terzista fa da banca

Da anni gli agromeccanici stanno prestando denaro agli agricoltori. Senza chiedere niente in cambio
«Ci manca solo che
ci si metta anche
la Polizia tributaria
e poi siamo veramente a posto!». Così ha commentato
un imprenditore agromeccanico
quando la sua banca di
riferimento gli ha fatto presente
che gli stava facendo
concorrenza sleale. Sleale,
perché da anni il contoterzismo
sta prestando denaro
agli agricoltori senza chiedere
in cambio un centesimo,
con dilazioni di pagamento
che possono raggiungere un
anno per i lavori invernali: tutto
lavoro “rubato” alle banche,
soggetti preposti per
definizione all'esercizio del
credito.

Il nostro amico, in realtà, può
stare tranquillo perché si
tratta di un servizio senza
corrispettivo, un vero e proprio
omaggio che non assume
rilevanza dal punto di vista
fiscale; ma la tranquillità
viene meno se pensiamo
che il grazioso regalo viene
sistematicamente fatto a
clienti ai quali è già stato praticato
anche uno sconto sulle
tariffe ufficiali. Se la cessione
dei prodotti agricoli è soggetta
a termini di pagamento
precisi, per evitare speculazioni
a danno dell'agricoltore
da parte di chi compra il prodotto,
evidentemente ci saranno
dei motivi: motivi che
gli agricoltori italiani mostrano
però di non avere compreso,
come se il pagamento
a 30 giorni fosse una disgrazia
e non un innegabile vantaggio.
Evidentemente ai
produttori agricoli piacemolto
essere pagati con ritardi di
mesi o anni: diversamente
non si spiega la levata di scudi
che ha suscitato il provvedimento.
Addirittura, nei primi
giorni di applicazione, a fine
ottobre, qualcuno ha
perfino capito che d'ora innanzi
sementi ed altri mezzi
tecnici si sarebbero dovuti
pagare a 30 giorni, invertendo
completamente il senso
della legge.

Primo Levi sosteneva che le
abitudini aziendali sono sacre
e inviolabili, così che nessuno
si azzarda a cambiarle:
e se questo è ampiamente
dimostrato nelle singole
aziende, diventa un vero e
proprio dogma di fede quando
riguarda una pluralità di
soggetti. Ciò he resta incomprensibile
è il motivo per cui
un'azienda agricola non ricorra
al sistema creditizio per
le anticipazioni colturali, preferendo
farsi fare credito dal
contoterzista e dal fornitore
dei mezzi tecnici.

Un problema dai due volti

Per capire meglio la portata
del problema, è opportuno
scinderlo in due parti: pagare
in ritardo il contoterzista non
comporta di norma l'applicazionedi
interessi,ancheseciò
avviene in aperta violazione
delle norme nazionali e comunitarie.
Il Dlgs n. 231/2002 da
oltre dieci anni si è occupato
della materia, stabilendo un
apposito tasso di interesse
per i pagamenti oltre il termine
di 30 giorni dalla fattura, qualoraleparti
(fornitoreecliente)
non abbiano concordato e
messo per iscritto un tasso diverso.
Quanto al fornitore di
mezzi tecnici - sementi, concimi,
fitofarmaci, gasolio ecc.
- la questione è alquanto diversa,
sia sul piano dei prezzi
che per il diverso potere contrattuale.
Il rapporto fra
agromeccaniciedistributoridi
mezzi tecnici è di almeno 1 a
10: questo spiega perché i
prezzi praticati dal contoterzista
siano il frutto amaro di una
spietata concorrenza, fenomenocheinteressaassaimeno
la catena distributiva; fra
l'altro, la rivendita di prodotti
comei fitofarmacieilgasolioè
soggetta a normative particolarmente
cogenti e tali da evitare
che troppi soggetti possanoaffacciarsi
sulmercato.
Il numero limitato di punti vendita
incide direttamente sulla
loro “forza” economica, e indirettamente
sul maggiore
potere contrattuale che possono
far valere nei confronti
dell'agricoltore: un conto è
parlare col terzista, a cui si dà
abitualmente del “tu”, e un altro
rapportarsi col “dottore”,
responsabile dell'ufficio clienti.
Bisognapoiaggiungereche
quando il fornitore assumesse
anche la veste di cliente, in
quanto società incaricata di
stoccareocommercializzarei
prodottiagricolisuincaricodel
produttore, questo verrebbe
a trovarsi in una condizione
doppiamente debole: prima,
come destinatario di un prestito
(peraltro ampiamente
garantito dai prodotti depositati
in conto vendita), secondariamente
come soggetto
costretto a pagare un vero e
proprio interesse occulto, del
quale potrebbe non essere
stato nemmeno esplicitato il
tasso. Di questo, paradossalmente,
l'agricoltore non sembra
preoccuparsi più di tanto,
mentre èmotivo di vero e proprio
rifiuto l'idea di chiedere a
una banca un normale prestito di conduzione: negoziando
il tassoe le scadenze sarebbe
invece possibile risparmiare
parecchio, potendo pagare i
fornitori in contanti. Il contoterzista,
dalcantosuo, si trova
davvero fra l'incudine e ilmartello,
non riuscendo a incassare
le prestazioni svolte se
non a fine campagna (quando
va bene...), pur facendo ampio
ricorso alle banche per le
sue esigenzedi credito.

Il rating e Basilea 2
Questa situazione, oltre a creare
una forte carenzadi liquiditàchemetteinpericololasanità
della gestione aziendale,
portaaunavalutazionenegativa
dell'affidabilità dell'azienda,
il cosiddetto “rating” di cui parlano
tanto spesso i mezzi di
comunicazione.

Il tempo di ritorno del capitale
investito rappresenta infatti
uno dei parametri principali, in
termini peso economico rispetto
alla valutazione finale,
per la determinazione dell'affidabilità
finanziaria dell'impresa
ai sensi dell'accordo
Basilea 2 (ma il 3 è già in dirittura
d'arrivo). Come noto,
ogni istituto bancario è soggetto
al controllo, da parte
delle banche centrali, dei criteri
inbaseaiquali concedono
i finanziamenti alle imprese:
nel passato ci sono stati episodi
- invero piuttosto frequenti
- di linee di credito concesse
con leggerezza a imprenditori
molto esposti sul
piano finanziario. Quando è
scoppiata la bolla finanziaria
del 2009, si è arrivati alla resa
dei conti: nonostante qualche
direttore di agenzia abbia dovuto
fare frettolosamente le
valigie l'intero sistema bancario
è finito sotto accusa,mentre
il controllo da parte della
Banca d'Italia è divenuto
estremamente severo.

Questo ha obbligato le bancheavalutarelastabilitàfinanziaria
delle aziende che chiedono
fidi, prestiti e mutui sulla
base delle loro situazioni economiche
e patrimoniali, così
come avveniva già da tempo
per le persone fisiche non imprenditori,
acui vengonochieste
precise garanzie personali
- per tutelare la banca nel caso
in cui il debitore si trovi in
difficoltà: le forme di garanzia
più diffuse sono le iscrizioni di
ipoteca sugli immobili, la cessionedi
titolidi creditoolaprestazione
di garanzie personali
dapartedi terzi.

Gli accordi “Basilea 2” prevedono
che l'analisi dell'azienda
venga condotta in duemodi:

1. metodo analitico: si fonda
sul calcolo di diversi indici di
matematica finanziaria, soggetti
a valutazione da parte di
ungruppodiespertidieconomia
aziendale; il metodo è di
fattoutilizzabile soloper le società
quotate in borsa, per le
quali esiste un valore di mercatodelleazionicertoedocumentabile;
teoricamente si
potrebbe usare per tutte le
societàdi capitali, ancheserichiede
un'approfondita analisi
di bilancio, che costamolto
per l'elevato dispendio di
tempo e l'impiego di tecnici
qualificati;

2. metodo induttivo: si applicano
alcune formule semplificate
che, fondandosi su relazioni
e coefficienti statistici,
permettono di valutare il rischio
di fallimento dell'impresa;
è usato per tutte le altre
imprese, delle quali non è
possibile conoscere il valore
commerciale effettivo, in
mancanza di una quotazione
ufficiale e non è conveniente
condurre una vera analisi di
bilancio; il caso più frequente
riguarda le microimprese in
contabilità semplificata, per le
quali non è nemmeno disponibile
un bilancio civile.

Il punteggio ottenuto determina
il “rating” dell'impresa, si
va dalla categoria “a” (la migliore)
alla “c” ed alla “d”, che
identificano aziende a forte rischio
di insolvenza.

Questo rischio viene determinato
principalmente applicando
una variante della formula
di Altman, dal nome dell'economista
che la propose,
che si fonda soprattutto sulle
seguenti valutazioni:

- rapporto
fra il capitale circolante
(crediti verso clienti e
scorte) ed il capitale investito
(beni strumentali);

- rapportofragliutilinondistribuiti
ed il capitale investito: le
aziende che destinano una
parte considerevole degli utili
al reinvestimento sono considerate
particolarmente virtuose,
tanto da essere ammesse
ad uno specifico beneficio
fiscale, noto con la
siglaAce;

- rapporto
fra il risultato operativo
lordo (formato dal reddito
d'impresa, dagli interessi
passivi e dagli oneri bancari)
ed il capitale investito, che dà
lamisura della redditività degli
investimenti;

- rapporto
fra valore aziendale
etotalepassività(risultantidallo
stato patrimoniale): è interessantesaperecheincidesul
risultato finale in misura minoredeiparametriprecedenti;

- rapporto
fra fatturato e capitale
investito: paradossalmente,
ha un'incidenza modesta
sul risultato finale, in
quanto la volontà di investire
attestal'esistenzadiunaforte
spinta all'innovazione.

É appena opportuno ricordare
che il bilancio fornito alla banca
deve essere “vero e reale”,
cosa non facile da realizzare
quando l'impresa si avvale del
regime di contabilità semplificata.
Il più delle volte, in questi
frangenti, bisogna costruire
un vero e proprio stato patrimoniale,
esattamente come
se si adottasse la contabilità
ordinaria. Questo comporta il
rischio che qualche posta di
bilancio possa essere stimata
in modo approssimativo, col
risultato che il bilancio potrebbe
apparire “sospetto”: in
questi casièbeneinformarela
banca che alcuni valori sono
stati stimati, piuttosto che dare
di sé un'immagine di scarsa
trasparenza, che si rischia poi
di pagare in termini di rating.
Poiché questo spinge verso
l'alto il coefficiente di rischio, il
tasso d'interesse è destinato
a lievitare, determinando o un
incremento nel costo totale
dell'investimento, o la necessità
di fornire alla banca ulteriori
garanzie di carattere personale,
che aggiungono pesanti
vincoli alla propria
disponibilitàpatrimoniale.

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