Volvo guarda al settore agricolo

Con i nuovi motori di Volvo Penta accordi con costruttori di attrezzature

«Il settore agricolo è per noi una nicchia. Che, tuttavia, può fornire prospettive interessanti». Stefano Tacchinardi, dopo tre anni in Same Deutz-Fahr, torna alla Volvo Costruction Equipment Italia, come amministratore delegato e, pur riconoscendo che in termini di fatturato il settore agricolo non può e non deve essere quello dominante per l’azienda svedese, mette subito chiaro di voler incidere nel settore primario. Sia a livello di macchine, sia con la fornitura di motori tramite Volvo Penta.

Andiamo con ordine. «Qualsiasi iniziativa – evidenzia Tacchinardi – dovrà essere portata avanti operando con quella che noi chiamiamo ‘Volvo way’, ossia nel rispetto delle persone e dell’operatività dei nostri partner, concessionari e distributori in primis». Proprio sui dealer si fonda la strategia di apertura all’agricolo.

«Entro l’estate nomineremo 4-5 concessionari che possano entrare anche nell’agricolo, senza peraltro competere con i nostri comparti classici. Ritengo – continua Tacchinardi – che il segmento a regime possa assorbire fra i 100 e i 150 miniescavatori, indicativamente una decina-quindicina per ognuno dei 10-15 dealer impegnati anche in agricoltura».

Oltre al collocamento di macchine finale, l’interesse forte e probabilmente prioritario di Volvo per l’agricolo è relativo ai motori, a marchio Volvo Penta. È Giacomo Mondini, sales manager della divisione, a definire lo scenario di riferimento e a sottolineare il fatto che oggi il marchio svedese ha ormai in gamma propulsori fra i 5 e i 16 litri. «Stiamo facendo passi notevoli nell’agricolo, presenziamo a tutte le fiere di settore e stiamo portando a casa risultati grazie a tre fattori chiave: il marchio riconosciuto, la qualità tecnologia, il mix fra rete efficiente e post-vendita. Il risultato è un aumento del giro d’affari del 30% all’anno nell’ultimo triennio».

Mondini evidenzia che Volvo Penta si sta presentando con una garanzia per i motori di 5 anni o 10mila ore, un aspetto di rilievo assoluto.

Mondini poi conferma la strategia di medio periodo: «Escludiamo per ora di entrare nel business dei trattori, mentre guardiamo con grande attenzione al mondo delle attrezzature. Tanto che abbiamo già chiuso diversi contratti di fornitura e altri sono a un passo».

Citiamo quello citabili. «È già operativo il contratto di fornitura motori con Caffini per l’atomizzatore semovente. Così come stiamo lavorando con Energreen per le semoventi professionali. E ancora, stiamo fornendo motori a società di macchine per la zootecnia per gli unifeed. E, infine, abbiamo contato nelle macchine per l’irrigazione e le grandi macchine per la raccolta delle orticole».

«Intanto – prosegue Mondini – non ci dimentichiamo di sviluppare il prodotto e stiamo investendo per presentarci prima della scadenza del 2019 con motori in linea con il Tier V».

La conclusione è di Tacchinardi: «La ripresa del movimento terra (dopo un lungo periodo buio, quest’anno il mercato salirà almeno del 15%, ndr) è un buon viatico per far crescere il marchio anche negli comparti in cui opera, agricolo compreso».

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