Cai Giovani, i terzisti formano le nuove leve sindacali

Primo incontro pubblico nel Mantovano per il neonato movimento all'interno del Coordinamento Agromeccanici Italiani

Il 28 novembre scorso, nell'Hotel Novecento di Pegognaga (Mn), si è svolto il primo incontro pubblico di Cai Giovani, il movimento giovanile del Coordinamento Agromeccanici Italiani, che ha riunito i delegati per una tavola rotonda sull’associazionismo e su come viene percepito dalle giovani generazioni.

Un momento dell'incontro.
Un momento dell'incontro.

La manifestazione, moderata e condotta da Francesco Bartolozzi di New Business Media, facente parte del gruppo editoriale Tecniche Nuove, si è aperta con l'intervento del Consigliere Unima Carlo Feletto, responsabile del movimento giovanile nell'ambito del Cai, che ha presentato l'iniziativa e i partecipanti, sottolineando gli scopi del Coordinamento, che vuole riunire le istanze della categoria sotto un ombrello comune. Massimo Alberghini Maltoni, vicepresidente Unima, ha tracciato una breve storia del contoterzismo, sviluppatosi inizialmente da radici industriali, nella fase di progressiva sostituzione del lavoro manuale con quello meccanico, tanto che Unima è stata una delle Associazioni fondatrici di Confindustria. Solo nel dopoguerra, con l'avvento di macchine più efficienti e affidabili, l'impresa agromeccanica ha assunto una connotazione sempre più “agricola”, fino a divenire il principale partner dell'azienda agricola, quando non conduce direttamente i terreni, spesso di notevole estensione. Il vicepresidente ha tracciato, in parallelo con lo sviluppo della categoria, la storia di Unima, dalla fondazione fino agli sviluppi attuali, richiamando in particolare l'attività svolta in ambito comunitario fin dalla costituzione dell'organizzazione europea (Ceettar), sottolineando i principali risultati conseguiti, sia riguardo all'operatività delle macchine agricole sia sul piano giuridico-istituzionale. Il contoterzismo, ha concluso il vicepresidente di Unima, sta conoscendo una nuova fase di espansione, dovuta alla progressiva uscita dal mercato delle aziende agricole più piccole e meno strutturate e dalla disponibilità di macchine agricole sempre più potenti, pensate per il mercato globale; ma è necessario che anche l'impresa agromeccanica cresca – in tutti i sensi – passando dalla dimensione familiare a quella imprenditoriale, per contare di più sul mercato.

La parola agli esperti di settore…

Su invito del moderatore, hanno quindi preso la parola gli esperti di settore, a partire da Rossella Guizzardi, imprenditrice e Presidente della Federazione dell'Emilia Romagna: le nostre imprese devono essere assistite e guidate in questo processo di crescita e di sviluppo, per favorire il passaggio ad una dimensione imprenditoriale. Non bisogna tuttavia pensare, ha aggiunto Guizzardi, che ciò che l'associazione non riesce ad ottenere sia legata a fattori interni: se la politica non ci ascolta, i risultati saranno forzatamente limitati; tuttavia bisogna rialzare la testa, partecipare attivamente alla vita associativa e scegliere le persone che ci possono aiutare e difendere, sostenendole con il nostro contributo di idee e proposte.

Carlo Feletto ha osservato che nei tavoli tecnici sono talora presenti rappresentanti del mondo agricolo poco preparati su quella che è l'agricoltura reale, e le istanze degli agricoltori non sempre riescono ad arrivare al vertice. Tracciando la storia dell'associazione di Treviso e Belluno, ricostituitasi da appena 8 anni e già forte di oltre 50 soci, Feletto ha ricordato come le istanze delle imprese trovino ascolto da parte delle istituzioni. Per far questo, ha concluso Feletto, è necessaria una struttura snella, come quella di Unima, che consente alle imprese di portare rapidamente i propri problemi ai vertici nazionali e regionali, evitando le “perdite di segnale” che si verificano nelle rappresentanze agricole. Alberghini Maltoni ha osservato che l'associazione non deve essere vista come un ambulatorio medico, a cui rivolgersi solo quando si verifica un problema, ma un luogo di partecipazione e consultazione, che arricchisce la struttura del contributo fattivo delle imprese associate.

Su domanda del moderatore, Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, ha tracciato un quadro sintetico delle iniziative messe in campo da Confai Academy, nella consapevolezza che la formazione è la chiave di volta della professionalità e dell'imprenditorialità. Una formazione, ha aggiunto Speziali, che non deve limitarsi solo a quella obbligatoria, ma deve occuparsi anche delle scelte imprenditoriali, come la valutazione economica per l'acquisto delle macchine o la gestione imprenditoriale dell'attività; la coscienza-conoscenza è un fattore di crescita fondamentale. Ricordando la storia della sua impresa, condotta di padre in figlio da oltre 128 anni, Speziali ha sottolineato, come l'evoluzione aziendale sia legata alla formazione imprenditoriale, che porta l'impresa agromeccanica a superare i vincoli e le limitazioni dell'agricoltura convenzionale: Confai Academy vuole aiutare a generare questa nuova mentalità.

Rispondendo alla domanda del moderatore su quanto pesi nello sviluppo delle aziende la storicità aziendale, Michele Pedriali, segretario della Federazione dell'Emilia Romagna, ha osservato che la continuità aziendale è certamente un fattore importante, ma non l'unico: anche sul piano sindacale, un'associazione cresce se c'è partecipazione a tutti i livelli. Anche un'associazione, ha aggiunto Pedriali, deve essere gestita con criteri imprenditoriali, ma questo dipende molto dalla partecipazione degli associati, che devono identificarsi con l'organizzazione di appartenenza.

Roberto Guidotti, responsabile del servizio tecnico e comunicazione di Unima, ha osservato quanto sia difficile trovare ascolto da parte delle istituzioni, anche quando si dispone degli uomini migliori; nelle agricolture emergenti, dall'India all'Argentina, i ministri agricoli stanno promuovendo l'attività agromeccanica, consapevoli del ruolo che riveste nella filiera agricola. Resta fondamentale, ha concluso Guidotti, il coinvolgimento della base associativa, un lavoro difficile ma che porta a grandi risultati, riunendo le competenze di tutti soggetti interni ed esterni per creare una struttura forte, coesa e autorevole, anche sul piano sindacale.

… e alle nuove generazioni

La parola, a questo punto, è passata ai giovani imprenditori; secondo Luca Pennacchi, l'impresa, e particolarmente quella giovane, non deve mai sentirsi sola; secondo Rudi Stoppato, un giovane deve poter dire la sua, in un’associazione che metta in primo piano la difesa sindacale; Enrico Bergonzini ha ricordato che il contoterzismo deve saper rispondere all’evoluzione in corso nell’agricoltura, non solo dal punto di vista economico, ma anche per accrescere la coscienza di categoria; Stefano Minelli ha aggiunto che se è vero che il mercato fa i prezzi, lo spirito di corpo delle imprese può sovvertire queste logiche; dai delegati veneti giunge inoltre un forte richiamo a risolvere una volta per tutte la questione dei limiti alle attività connesse, che contribuiscono a tenere in vita un contoterzismo privo di propria identità sindacale e ostaggio degli agricoltori.

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Foto di gruppo per i partecipanti alla prima assemblea di Unima Giovani.

Marco Speziali, sul tema del ruolo dell’Associazione nell’avvio delle start up, ha confermato che quando le imprese giovanili restano confinate nel contesto un po’ torbido delle attività connesse, restano esperienze fine a sé stesse, a differenza di quelle che assumono una propria autonomia giuridica e professionale. Secondo il Coordinatore di Confai, Sandro Cappellini, rispondendo alle problematiche sollevate nel dibattito ha sottolineato che sugli argomenti di carattere tecnico l’azione sindacale è stata più incisiva, mentre su quelli di carattere politico ha scontato le difficoltà legate al limitato numero di operatori agromeccanici nel panorama agricolo. Fare sindacato, ha concluso Cappellini, è indispensabile e rimarrà sempre nel Dna delle nostre Associazioni, ma per realizzare questo obiettivo è indispensabile avere strutture, uomini e mezzi economici sufficienti; un’associazione deve essere organizzata come un’impresa e saper offrire tutti quei servizi che possono darle una struttura stabile ed economicamente autonoma.

A Silvano Ramadori, presidente di Unima, il compito di concludere la tavola rotonda, che ha prodotto un duplice risultato: da un lato, favorire l’incontro e il confronto fra imprenditori provenienti da tutto il territorio nazionale; dall’altro di creare una fucina di idee che dovranno essere la base delle future iniziative della categoria. Una categoria, ha sottolineato Ramadori, sempre più unita sotto la bandiera del Coordinamento Agromeccanici Italiani, che sta superando uno degli alibi di chi non voleva ascoltare le esigenze delle imprese agromeccaniche. Certo, sul piano dei numeri, ha aggiunto il Presidente di Unima, il contoterzismo non può competere con le altre forze del settore agricolo, ma se si guarda al fatturato, agli acquisti di macchine di alto livello e al consumo di gasolio – oltre che alle statistiche più accreditate – il contoterzismo occupa un posto di primo piano nel settore.

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