Non c’è precisione senza agromeccanici

Sono trascorsi trent’anni da quando la prima rete satellitare, nata per scopi militari e di difesa, è stata messa a disposizione per impieghi civili, prima per la navigazione marittima e aerea, e poi per la localizzazione al suolo. È in questo periodo, sul finire del ventesimo secolo, che si affaccia il concetto base dell’agricoltura di precisione, cioè quello di rilevare l’esatta posizione sul terreno della macchina agricola a una certa ora, misurare la resa media su un certo intervallo di tempo e poi confrontare i dati ottenuti.

Dall’elaborazione dei vari parametri numerici fu possibile ricavare una mappa della resa effettiva nei vari punti di misurazione, confermando così quanto rilevato sperimentalmente con il lungo metodo della rilevazione parcellare, che mostrava certa una variabilità da un punto all’altro. Dalla mappa delle rese alla definizione di una strategia il passo è stato breve: con l’adozione di particolari accorgimenti costruttivi (servocomandi) è stato possibile realizzare macchine per la distribuzione dei mezzi tecnici a dose variabile, su istruzioni scritte (mappa di prescrizione). Nel frattempo, i singoli componenti si sono profondamente evoluti, a partire dai sistemi di localizzazione, divenuti sempre più precisi, compatti ed economici: non si è però registrata la stessa tendenza dell’elettronica di consumo, che ha visto una vertiginosa discesa dei prezzi.

I sistemi di aiuto alla guida hanno ormai raggiunto un buon livello di diffusione fra gli agromeccanici e gli agricoltori più strutturati, specialmente in pianura

Il problema dei costi

Ancora oggi un insieme di apparecchiature sufficientemente precise e affidabili, interfacciate con i vari sensori e con le attrezzature che devono operare, continua a costare diverse migliaia di euro. I motivi, come accade per tutto ciò che è destinato a essere impiegato in ambienti aperti, a contatto col terreno (e quindi non solo in agricoltura), sono legati alla necessità di racchiudere i delicati componenti elettronici in strutture di protezione contro microclimi estremi, vibrazioni e umidità. Alla “corazzatura” degli strumenti e dei sensori si aggiunge il maggior costo della produzione in piccola serie, al contrario di cellulari e computer, realizzati in milioni di esemplari. Bisogna poi aggiungere che in taluni casi le apparecchiature possono effettivamente costare meno, ma possono avere qualche limitazione operativa e talvolta richiedono conoscenze (o interventi esterni) tali da ridurre le differenze economiche.

Diverse opzioni

Cosa si intende per “agricoltura di precisione”? Nonostante siano già trascorsi oltre cinque anni dall’emanazione dei primi provvedimenti per sostenere – con incentivi fiscali – la transizione verso i processi produttivi digitali (4.0), sulla materia c’è ancora una certa confusione di termini. Una distinzione fondata sull’esame della realtà ci può aiutare a capire più di ogni considerazione di stampo accademico:

1. controllo della posizione e assistenza alla guida;

2. tracciamento degli spostamenti e delle attività;

3. raccolta dei dati posizionali, di altri parametri e gestione da remoto;

4. raccolta dati ed elaborazione mappe (es. produttive);

5. gestione della macchina su mappa di prescrizione.

I sistemi di aiuto alla guida, da quello più primitivo con indicatori luminosi all’attuatore sul volante o sul piantone di sterzo, hanno ormai raggiunto un buon livello di diffusione fra gli agromeccanici e gli agricoltori più strutturati, specialmente in pianura. La guida assistita apporta un vantaggio facilmente percepibile nella riduzione delle sovrapposizioni, nella maggiore velocità di lavoro e nella riduzione dello stress per l’operatore. Il ritorno economico dovuto alla riduzione delle passate e, nel caso della distribuzione di mezzi tecnici, anche dei quantitativi impiegati, è immediato e consente di programmare l’acquisto delle attrezzature a ragion veduta.

Il controllo a distanza dei mezzi consente di rispettare esattamente eventuali vincoli normativi, come quelli sull’utilizzazione agronomica degli effluenti

Il controllo a distanza dei mezzi consente di rispettare esattamente eventuali vincoli normativi, come quelli sull’utilizzazione agronomica degli effluenti: nessuna autorità potrà mai contestare data, quantità e localizzazione della distribuzione, con la precisione data dal sistema di localizzazione. Il tracciamento degli spostamenti consente inoltre di gestire al meglio i cantieri complessi, come ad esempio la catena dei trasporti, sia per la raccolta (caso tipico, la trinciatura) sia per la distribuzione di prodotti come liquame e digestato.

Il terzo esempio è venuto alla ribalta con gli incentivi 4.0, che richiedono l’interconnessione della macchina in campo con la sede aziendale, con uno scambio di dati e istruzioni nelle due direzioni. Passando al livello superiore, in presenza dei necessari sensori, è possibile raccogliere rilevare informazioni sulla natura del suolo, sull’umidità, sull’indice di vigore oppure acquisire immagini (non necessariamente nelle lunghezze d’onda del visibile) per successive analisi. Il sistema può essere portato da un veicolo terrestre (macchine agricole o quad), da un mezzo aereo (con o senza pilota) o infine da un satellite; i Sentinel dell’Unione Europea, in orbita alla quota di qualche centinaio di chilometri, hanno una risoluzione ottimale per le colture erbacee. Per quelle specializzate, dove è richiesto un maggiore dettaglio, la raccolta dei dati può essere fatta con droni, il cui costo è superiore a quello delle immagini satellitari (dell’ordine delle decine di euro per ettaro e per volo), giustificato però dalla più elevata marginalità. Se il rilievo viene fatto alla raccolta, è possibile creare immediatamente una mappa delle rese; se invece viene monitorata una fase del ciclo produttivo, si avrà una serie di immagini, che possono essere numerose nel caso della foto satellitare (qualche giorno).

L’ultimo livello rappresenta un po’ il completamento del processo, perché è quello che chiude il cerchio: i dati rilevati durante il ciclo colturale, le analisi del suolo (a campione e con sonde) e lo stato della coltura vengono elaborati per costruire una mappa di prescrizione. Oltre a quella visiva, che permette di supportare le decisioni, la versione più importante è quella virtuale, contenente le istruzioni per la distribuzione di acqua e fertilizzanti, sulla base della “ricetta” stabilita nella fase decisionale. Alla raccolta avremo i risultati delle nostre scelte e potremo eventualmente affinare gli interventi per gli anni successivi: come per ogni attività il processo di miglioramento è lungo e tiene conto delle nostre azioni passate.

La raccolta dei dati posizionali, di altri parametri e la gestione da remoto sono venute alla ribalta con gli incentivi 4.0

Criticità oggettive e soggettive

Se i risultati economici e organizzativi dei primi due livelli (e in parte anche del terzo) sono immediatamente percepibili da parte dell’imprenditore, che ne trae vantaggio diretto, più si sale lungo la scala e più diventa importante il rapporto fra chi fornisce il servizio e chi ne trae frutto. L’elaborazione di una mappa di resa o di vigore vegetativo comporta un costo diretto che si va a sommare a quello dell’uso delle apparecchiature sulla macchina e che deve trovare un’adeguata remunerazione.

I soggetti interessati sono due: l’impresa agromeccanica acquista macchine e apparecchiature e ne sopporta i costi, ma il servizio di raccolta ed elaborazione dei dati è cosa ben diversa dall’esecuzione delle sole lavorazioni agricole: un kit per la raccolta dei dati produttivi – resa, umidità e proteine – costa alcune decine di migliaia di euro, senza contare i tempi di elaborazione. Se consideriamo le sole ore d’impiego delle attrezzature, la relativa manutenzione e i tempi di elaborazione dei dati, che possono essere calcolati in percentuale su quelli di lavorazione, giungiamo a valori dell’ordine di circa 20-30 euro per ora di lavoro e di raccolta dati. Sulle lavorazioni più impegnative, come mietitrebbiatura e trinciatura, la maggiorazione arriva a sfiorare il 10%; per cantieri meno costosi l’incidenza percentuale può raddoppiare, pur considerando il minor costo dei sensori impiegati.

Fra gli aspetti di carattere soggettivo, la parte del leone la fa la scarsa sensibilità degli agricoltori, che resta il principale vincolo alla diffusione di queste tecniche. Quando si parla di costi, il cliente si ferma, come si dice, all’ultimo miglio, dimenticando tutto quello che ci sta dietro: una mietitrebbia da mezzo milione non raccoglie solo granella (tanta!), ma anche informazioni preziose per ottimizzare la produzione.

Con un rilievo fatto alla raccolta, è possibile creare immediatamente una mappa delle rese

Se l’agricoltore ha una mentalità imprenditoriale, il servizio è bene accolto, nella considerazione che i costi sono ampiamente ripagati dal vantaggio di poter programmare la produzione, nei limiti concessi dalla variabilità climatica. Chi invece spera di guadagnare risparmiando, sia sui propri investimenti sia sulla qualità dei servizi agromeccanici, non è il cliente giusto per proporgli questo servizio. Talvolta qualche agricoltore ha perfino diffidato il contoterzista dal rilevare dati sui suoi terreni, in una vera e propria fobia del nuovo, dimenticando che chiunque ha diritto di raccogliere i dati che gli sono necessari per lo svolgimento del suo lavoro.

Una macchina agricola 4.0, acquistata con le varie agevolazioni – ammortamenti maggiorati, prima, e credito d’imposta, poi – è obbligata per legge a documentare il suo lavoro: per tutelarsi può rilasciare insieme alla fattura un’informativa (privacy) sull’uso che farà dei dati raccolti. È bene, a questo punto, fugare ogni dubbio sulla proprietà dei dati, che non sono dell’agricoltore anche se lo riguardano: al massimo questo può chiederne la cancellazione una volta che non servono più per l’uso – ovviamente legittimo – per cui sono stati raccolti o elaborati. D’altro canto, sono ormai innumerevoli i sistemi di localizzazione che quotidianamente ci tracciano, a partire dalla rete telefonica cellulare, per proseguire poi con i vari applicativi che documentano i nostri spostamenti e contatti, (come Immuni ai tempi dell’emergenza Covid).

Quando il “palazzo” ci mette del suo

Se è legittima la diffidenza verso l’agricoltura digitale, manifestata da agricoltori non più giovani e con una scarsa preparazione scolastica, legati al principio esemplificato dal motto “ho sempre fatto così”, è molto più grave quando la ritrosia colpisce chi dovrebbe guidarci verso il progresso. Al di là dei programmi comunitari e degli indirizzi nazionali, la declinazione regionale delle misure per lo sviluppo rurale sembra avere in gran parte ignorato l’agricoltura di precisione: una minoranza le regioni che l’hanno approvata e scarsissime le risorse messe a disposizione degli agricoltori. I soliti pessimisti e quelli convinti che il personale del settore pubblico manchi di competenze tecniche hanno tuonato sull’incapacità delle regioni di incentivare lo sviluppo, al di là delle parole.

A chiusura del cerchio i dati rilevati durante il ciclo colturale, le analisi del suolo e lo stato della coltura vengono elaborati per costruire una mappa di prescrizione

Non è possibile però che tante amministrazioni – comprese quelle che hanno attivato la misura, seppure con fondi insufficienti – abbiano ignorato il problema per incapacità professionale. Il fatto è che l’agricoltura di precisione non è cosa per piccole realtà aziendali: lo stesso sistema di rilevamento satellitare, che ogni giorno fotografa migliaia e migliaia di ettari, sembra suggerire la necessità di operare su ampi spazi. Questo è vero solo in parte, nel senso che è possibile lavorare anche su minime superfici, purché il soggetto che acquista e gestisce le macchine, le apparecchiature e i programmi per la gestione agronomica abbia una dimensione economica e organizzativa sufficiente.

Il fatto di non avere spinto sullo sviluppo rurale parte proprio da queste considerazioni: allo stato attuale il contoterzista non è stato inserito a pieno diritto fra i beneficiari diretti del secondo pilastro della Pac, quando invece è proprio lui il principale promotore dell’agricoltura digitale. L’avere “dimenticato” di inserire gli agromeccanici fra i beneficiari diretti degli incentivi per lo sviluppo rurale è stata davvero una pessima idea, destinata a ritardare il processo di innovazione dei sistemi produttivi agricoli. In questo senso va letta la scarsità di risorse destinate all’agricoltura di precisione: non un errore casuale, ma semmai la volontà di ignorare un fattore di sviluppo che evidenzia un errore ancor più grave, quello di non riconoscere il ruolo degli agromeccanici nella filiera agricola. Il tempo per rimediare è ormai poco, ma ci sono ancora i margini: bisogna rendersi conto che è solo attraverso i contoterzisti che si potrà raggiungere anche l’ultimo ettaro.

Non c’è precisione senza agromeccanici - Ultima modifica: 2023-03-22T08:58:07+01:00 da K4

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