Le principali organizzazioni del mondo agricolo e agromeccanico hanno inviato una lettera al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per segnalare le criticità legate all’avvio delle revisioni dei trattori agricoli veloci (categoria T-b), chiedendo interventi urgenti per evitare il blocco operativo delle imprese.
La missiva, indirizzata al Direttore Generale della Motorizzazione, Gaetano Servedio, è sottoscritta da Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Cai Agromec, Uncai e Federacma – la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio.
Al centro della segnalazione, le difficoltà applicative del decreto del 25 novembre 2025, che ha definito le linee guida per i controlli tecnici sui trattori a ruote con velocità superiore a 40 km/h, mezzi sempre più diffusi e strategici per l’agricoltura moderna e per i processi legati all’Agricoltura 4.0.
Secondo quanto evidenziato dalle associazioni, dal territorio emergono problemi concreti nell’avvio delle revisioni, dovuti in particolare ai tempi estremamente ristretti previsti dal decreto per consentire agli operatori di adeguarsi sotto il profilo tecnico e organizzativo. A questo si aggiungono scadenze ravvicinate, come quella del 30 giugno 2026 per i trattori immatricolati tra il 2017 e il 2019, che rischiano di mettere in difficoltà migliaia di imprese.
Le criticità riguardano diversi livelli operativi. In primo luogo, si registra una forte incertezza da parte dei centri privati autorizzati (ex 870), che, pur avendo in linea teorica i requisiti per effettuare le revisioni, non stanno offrendo il servizio a causa della mancanza di indicazioni chiare e dei dubbi sulla sostenibilità degli investimenti richiesti per le nuove attrezzature.
Parallelamente, molte sedi territoriali della Motorizzazione Civile non accettano ancora le prenotazioni, nonostante le richieste degli operatori, e non risultano attivate ricognizioni per individuare i centri pronti ad adeguarsi. Una situazione che, secondo i firmatari, evidenzia anche la necessità di una formazione specifica del personale tecnico coinvolto.
Le conseguenze per il comparto sono rilevanti. I proprietari dei trattori veloci, spesso mezzi ad alta tecnologia acquistati con importanti investimenti e piani di ammortamento in corso, si trovano nell’impossibilità di adempiere agli obblighi di legge. Il rischio concreto è quello di un vero e proprio “fermo burocratico”, che potrebbe impedire la circolazione su strada e l’utilizzo operativo dei mezzi, con ricadute dirette sull’attività agricola e agromeccanica.
Per questo, le associazioni chiedono al Ministero un intervento immediato su più fronti. In particolare, sollecitano l’emanazione di indicazioni chiare agli Uffici della Motorizzazione affinché vengano accettate le prenotazioni tramite il modello TT 2100, e l’introduzione di una procedura transitoria che consenta alle imprese, una volta presentata la richiesta di revisione e pagati gli oneri previsti, di continuare a operare fino alla convocazione.
Viene inoltre richiesta una mappatura dei centri privati disponibili o intenzionati ad adeguarsi, così da fornire indicazioni certe agli operatori del settore e rendere effettivamente accessibile il servizio su tutto il territorio nazionale.
Infine, nella lettera si sottolinea la necessità di evitare sanzioni nei confronti degli utenti che, pur avendo adempiuto agli obblighi formali, risultano impossibilitati a effettuare la revisione per cause non dipendenti dalla propria volontà, fino a quando il sistema non sarà pienamente operativo.
Le organizzazioni firmatarie chiedono quindi un riscontro urgente e la convocazione di un tavolo di confronto con il Ministero per affrontare e risolvere in tempi rapidi le criticità evidenziate, evitando ripercussioni economiche e operative su un comparto strategico per il Paese.





