Anche gli Agromeccanici protagonisti di una nuova rivoluzione verde

I presidenti di Cai e Coldiretti si confrontano su innovazione e competitività nella meccanizzazione in agricoltura

1. «Verso una crescita del bio e della precisione»

Gianni Dalla Bernardina, presidente Cai.

Cosa vi aspettate in concreto dal “Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura” che avete sottoscritto lo scorso ottobre?

La Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani si aspetta una crescita dell’agricoltura di precisione e l’avvio di un percorso di verticalizzazione delle filiere a garanzia dell’agroalimentare Made in Italy e della crescita dei redditi dei produttori e delle imprese di meccanizzazione agricola. Queste ultime, in particolare, saranno chiamate a svolgere nuovi servizi nell’ottica della sostenibilità e della tracciabilità dei prodotti.

Ci aspettiamo di avviare una mappatura delle superfici agricole italiane, in modo da poter intervenire con strumenti efficienti e ridurre l’impatto sul suolo, sull’ambiente e in atmosfera dell’agricoltura. Questo però non significa che, fra le attività umane, l’agricoltura sia al primo posto fra le attività meno sostenibili, anche se c’è l’interesse di una parte del sistema a sostenere che sia così. Grazie al Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura speriamo anche di poter favorire l’ingresso di nuovi giovani nel settore primario.

Il ricorso ai contributi rimane ancora per molte aziende agricole la conditio sine qua non per garantirsi un reddito. Esiste una soluzione per superare questo “vincolo”?

Fino a quando a livello planetario l’agricoltura sarà assistita con specifiche politiche di sviluppo, atte anche a calmierare i prezzi delle materie prime e garantire il più possibile l’accesso al cibo, il ricorso ai contributi diventa un elemento imprescindibile per competere sui mercati internazionali e garantire la sopravvivenza delle aziende. Perché molto spesso, in alcuni comparti produttivi, purtroppo l’agricoltura non garantisce adeguata marginalità ai produttori, nonostante gli aiuti stanziati. Contributi che, per dovere di chiarezza, ritengo assolutamente necessari, così come sono ancora attuali i principi ispiratori della Politica agricola comune.

Quello che si potrebbe fare, semmai, è fare in modo che le innovazioni, la sostenibilità economica, l’organizzazione delle filiere garantiscano una migliore redditività anche agli anelli più deboli dell’agroalimentare.

In tanti sostengono che biologico e precision farming siano il futuro della nostra agricoltura. Qual è la vostra opinione a riguardo?

Ne sono convinto. Biologico e precision farming potranno essere il futuro dell’agricoltura, non c’è dubbio. Ma non in alternativa, perché l’una non esclude l’altra, anzi. L’agricoltura di precisione sarà un grande aiuto anche per il biologico. Non scomparirà però l’agricoltura convenzionale, ma vi sarà sempre maggiore attenzione all’economia circolare, verso un utilizzo maggiormente consapevole degli agrofarmaci, alla difesa del suolo e al risparmio delle risorse idriche. È in atto una nuova rivoluzione verde e, lo dico con orgoglio, le imprese agromeccaniche sono fra i protagonisti. Il mio auspicio è che non si consideri il biologico come una forma di agricoltura di lusso, destinata ai paesi più evoluti, mentre per i grandi continenti come l’America Latina, l’Africa, il sub-continente indiano o l’Asia si pensi che il modello di agricoltura debba essere di tipo predatorio e rapace nei confronti di terreni e popolazioni. Sarebbe un grave errore, soprattutto alla luce di una popolazione mondiale in rapida crescita e di cambiamenti climatici che stanno innegabilmente caratterizzando l’inizio del Terzo millennio.

Un’unica associazione per le imprese agromeccaniche e un’unica associazione per le aziende agricole: utopia o traguardo raggiungibile?

L’Italia è un Paese storicamente diviso fra guelfi e ghibellini, con una dicotomia manichea che pervade, talvolta inspiegabilmente, ogni cosa. Questo rende complicato il processo di unificazione che altri paesi hanno raggiunto, ottenendo di parlare con una sola voce e, di conseguenza, qualche successo in più. Però sarebbe un errore non provarci. La nostra porta è aperta a chi vuole iscriversi, a chi crede in un sindacato che mette al centro della propria attività l’impresa, a chi è favorevole al dialogo e alla crescita dell’agricoltura.

 

 

 

 

 

2. «Imprese più competitive con la precision farming»

Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti.

Cosa vi aspettate in concreto dal “Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura” che avete sottoscritto lo scorso ottobre?

L’innovazione attraverso la meccanizzazione rappresenta una leva determinante per la competitività dell’agricoltura e dell’agro-alimentare che sono diventati asset strategici dell’economia italiana, in grado di dare risposte occupazionali e prospettive di sviluppo, in particolare per i giovani. Una crescita che è avvenuta grazie alle opportunità offerte dalle legge di orientamento del 2001 fortemente voluta dalla Coldiretti che ha portato l’agricoltura italiana ad essere la più moderna d’Europa. Oggi, dopo l’arrivo della legge sull’etichettatura obbligatoria su molti prodotti a tutela della distintività dell’origine, una ulteriore valorizzazione del lavoro dei nostri agricoltori può venire dalla rivoluzione digitale nelle campagne a sostegno della rintracciabilità e di una gestione efficiente delle risorse che incide in termini di sostenibilità economica ed ambientale.

Il ricorso ai contributi rimane ancora per molte aziende agricole la conditio sine qua non per garantirsi un reddito. Esiste una soluzione per superare questo “vincolo”?

Occorre rafforzare tutte le misure che combattono le rendite premiando invece chi vive di agricoltura, puntando su un’assegnazione degli aiuti che consideri anche il contributo alla “sostenibilità sociale” e quindi all’occupazione, da parte delle imprese agricole, del lavoro e del valore aggiunto generato dal settore. Serve inoltre valorizzare l’esperienza italiana di “distintività” – di cui tracciatura dell’origine ed etichettatura sono i principali strumenti – per alzare gli standard qualitativi delle produzioni europee.

L’agricoltura italiana deve guardare al mercato e proprio in quest’ottica è nata “Filiera Italia”, una realtà associativa promossa da Coldiretti che vede per la prima volta l’agricoltura e l’industria alimentare italiana d’eccellenza insieme per difendere, sostenere e valorizzare il Made in Italy e garantire un giusto reddito ai produttori con i primi contratti di filiera, dalla carne bovina all’olio fino ai cereali, a prezzi minimi garantiti.

In tanti sostengono che biologico e precision farming siano il futuro della nostra agricoltura. Qual è la vostra opinione a riguardo?

La crescente attenzione dei consumatori verso la qualità e la salubrità delle produzioni, ma anche l’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura confermano la rilevanza di tali argomenti. Le tecniche di agricoltura di precisione possono fornire un contributo fondamentale per rispondere alle domande del mercato, ma anche per ridurre i costi di produzione e rendere le imprese più competitive. L’Italia è leader europeo nel numero di imprese che coltivano biologico con 72.154 operatori e 1.795.650 ettari, entrambi in aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Particolarmente dinamici sono stati gli acquisti diretti dai produttori nei così detti “farmers market”, come la rete degli agricoltori di Campagna Amica in testa. In questo contesto è importante garantire un efficace sistema di controlli che non sempre è stato adeguato alle necessità e segnali purtroppo negativi arrivano anche dalla Ue dove la riforma del biologico non va certamente nella direzione auspicata.

Un’unica associazione per le imprese agromeccaniche e un’unica associazione per le aziende agricole: utopia o traguardo raggiungibile?

Al centro della nostra azione c’è da anni la difesa dell’agricoltura italiana senza se e senza ma. La difesa della nostra unicità e distintività passa dalle battaglie contro tutte le pratiche tese all’omologazione delle produzioni, siano esse gli Ogm, le contraffazioni, l’agricoltura come merce di scambio nei trattati internazionali (di cui il Ceta è l’ultimo l’esempio) oppure, l’import di produzioni ottenute con un “caporalato di stato” o con utilizzo di presidi da noi vietati. Oggi stiamo dialogando con tutta la filiera su questa visione e su tale base siamo aperti a tutti coloro che la condividono. L’accordo siglato con C.A.I. ne è un importante esempio.

 

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