Grilli, il ritmo di una squadra unita

Adriano Grilli a sinistra con il figlio Filippo e la moglie Stefania
Nella Val di Cornia, in Toscana, la famiglia Grilli racconta una storia di resilienza e innovazione lunga settant’anni

«Nel 1955 mio padre Alberigo e mio zio Alfideo avevano acquistato questa Fiat 55: a quei tempi era come possedere una Ferrari». Con questo ricordo Adriano Grilli apre le porte di un’azienda che dal 1956 opera nella Val di Cornia, tra le province di Livorno e Grosseto. Parliamo di un territorio peculiare della Toscana sospeso tra le colline metallifere e il mare, storicamente caratterizzato da una forte frammentazione fondiaria, dove filari di vite, oliveti, cereali e ortaggi compongono la tipica cartolina locale.

La loro storia ha radici profonde a Suvereto (LI), dove il padre di Adriano, arrivato dalla vicina Campiglia Marittima, scelse un piccolo podere per dare il via a una scommessa pionieristica nel secondo Dopoguerra. Erano anni in cui il progresso si costruiva letteralmente con le braccia: «In collina levavano i sassi con le loro mani per tirare su il primo capannone in pietra che ospitasse le trebbie». Nel 1956, quando la gente diffidava delle mietitrebbie, i primi due clienti furono i fornai di Suvereto, che  non potevano perdere tempo nei campi e si affidarono totalmente ai Grilli.

Da allora, la ditta ha attraversato decenni di cambiamenti, restando fedele a una gestione familiare legata anche a una curiosa tradizione: dare ai figli nomi che iniziassero con la lettera “A”. Un ciclo interrotto da Adriano con l’arrivo del figlio Filippo, la terza generazione. Cresciuto fin da piccolino tra i trattori, forte degli studi in agraria e dell’esperienza sul campo, Filippo oggi affianca il padre e la madre Stefania, pronto a guidare la transizione dell’azienda verso una visione di “centro servizi a 360 gradi”.

Lo zio Alfideo (1960) sul Fiat 55. Un'aratura d'altri tempi con la botte del gasolio al seguito e l'aratro monovomere con il suo carrellino. Senza le ruote, l'aratro andava sfilato e rinfilato manualmente a ogni spostamento

Svolta Tech e pragmatismo

Oggi l’azienda Grilli non si limita più a trebbiare, ma gestisce oltre 650 ettari l’anno, offrendo una diversità di servizi, logistica e una gestione burocratica impeccabile. «I contoterzisti puri sono ormai pochissimi; la selezione del mercato è stata spietata. Ne sono spariti tantissimi da quando ero piccolo» spiega Adriano. Mentre le “fraschette” svaniscono perché non riescono a stare al passo con i costi e le carte, i Grilli si distinguono per la trasparenza amministrativa. Colossi vitivinicoli come Antinori li scelgono perché garantiscono Durc, Dvr e standard di sicurezza. Come dice Filippo: «Il cliente di domani non cercherà solo un trattorista, ma un partner capace di unire l’operazione in campo alla consulenza agronomica e burocratica».

«I clienti iniziavano a chiedere il trinciapaglia e serviva efficienza: nel 1994 l’unico marchio che offriva la barra ripieghevole sulla mietitrebbia era Claas». Questa intuizione tecnica di Adriano ha segnato il successo dell’azienda in un territorio di strade strette e tortuose, eliminando la necessità di un secondo operatore per il traino della barra. Da quel momento, il parco macchine da raccolta è diventato stabilmente “verde-Claas”, con modelli come la Lexion 630 e 430, affiancate dalla storica Dominator 98 Maxi, definita affettuosamente «la vecchietta che ha aiutato a pagare tutte le altre».

«Utilizziamo il segnale libero SF1 della John Deere: è affidabile, non richiede abbonamenti ed è il giusto equilibrio tra investimento e resa». La concezione pragmatica dei Grilli si vede anche nello smart farming. Nonostante l’investimento in ricevitori StarFire 6000 e display 7000, l’azienda sceglie di evitare canoni costosi, ottenendo comunque precisioni eccellenti nella semina del girasole. La tecnologia Isobus della botte, che stacca le sezioni in automatico, permette di lavorare con più lucidità, anche se l’alto valore di questi kit ha purtroppo attirato la criminalità, con un pesante furto subito lo scorso anno.

«È importante l’innovazione dell’elettronica per stare al passo, ma serve anche l’esperienza dei motori tradizionali» dicono i Grilli ricordando quella volta che un monitor bruciato della seminatrice nuova li costrinse a tornare alla vecchia seminatrice meccanica per non perdere la stagione.

È questa prontezza che li rende partner di chi si muove su ritmi industriali e non può permettersi una trebbia ferma. In questo contesto, il supporto dei concessionari diventa vitale. Se per Claas il punto di riferimento è un’officina autorizzata ad Arezzo, per John Deere l’assistenza della Pmb tramite tecnici giovani e connessi da remoto permette di azzerare i tempi di diagnosi. «Il rispetto per il lavoro passa per il rispetto dei mezzi» un’attenzione e una cura che colpiscono subito visitando l’azienda: i Grilli tengono tutto al coperto e non avendo più spazio nel proprio capannone, non esitano a ricoverare le macchine persino sparse in quelli dei vicini pur di non lasciarle alle intemperie.

Diversificare, scelta vitale

«Ai tempi di mio zio si arava a 55-60 centimetri di profondità: se non fossi andato a fondo, i clienti non ti avrebbero fatto lavorare». Adriano ricorda bene come la mentalità locale sia cambiata: oggi l’aratura è ridotta a 30-35 cm e solo quando il terreno è «in tempera», preferendo da 4-5 anni dove possibile la minima lavorazione con la dischiera, una scelta che permette di risparmiare tempo, gasolio e conservare i macchinari. I Grilli sono stati pionieri nella Val di Cornia anche nell’introduzione dei sovesci di senape, sostenuti dai contributi Psr. Questa pratica preserva la fertilità del suolo e contrasta l’infestazione di erbe spontanee come la “rapicella” favorita dagli inverni miti.

«Ci stanno chiamando in diversi per il servizio di trinciatura con la ruota che gira attorno al gambo». Il riferimento è alla trincia con disco interfilare, un’attrezzatura specifica che i Grilli hanno adottato per seguire l’esplosione degli oliveti superintensivi in Val di Cornia, sorti spesso al posto di colture tradizionali come grano e girasole. Grandi gruppi come Monini e Bonifiche Ferraresi stanno trasformando il paesaggio con centinaia di ettari ad alta densità e la ditta di Suvereto ha risposto specializzandosi nella manutenzione del sottochioma, servizio richiesto da piccoli e grandi proprietari.

«Nei mesi estivi i ritmi diventano serrati, la mattina presto curiamo i 30 ettari del Park Albatros a Baratti, e il pomeriggio ‘per riposarsi’ si sale sulle trebbie». La diversificazione non è solo agricola: da oltre dieci anni i Grilli gestiscono il verde dei campeggi come il Park Albatros, una catena internazionale di villaggi turistici e il Residence Poggio all’Agnello, dove la meccanizzazione agricola ha risolto complessi problemi di sicurezza: «Lì c’è una fossa molto profonda. Con il nostro braccio telescopico puliamo tutto in totale sicurezza. È un impegno grosso: abbiamo l’appalto ogni 20 giorni per il taglio dell›erba e delle siepi esterne». L’attività di cura del verde extra-agricolo ha permesso di azzerare i momenti morti e offrire continuità lavorativa agli operai stagionali, garantendo quel margine economico che i soli seminativi, esposti a continue speculazioni e anomalie meteorologiche, non sono più in grado di assicurare.

«L’elettronica del laser aiuta tanto sui livellamenti: quest’anno abbiamo anche curato il rifacimento dei campi da calcio a Venturina, occupandoci del livellamento del terreno e preparazione per la semina».

Una squadra unita…

«Ci vuole una donna adatta, altrimenti scappa subito tra orari e burocrazia», ammette Adriano riconoscendo il ruolo fondamentale di Stefania, la cui presenza in ufficio è il motore che permette alla ditta di gestire la complessa amministrazione e i bandi pubblici. In un mercato dove i prezzi dei mezzi sono triplicati, la prudenza amministrativa e la capacità di risolvere i problemi meccanici direttamente in campo, senza aspettare l’assistenza esterna, sono gli unici margini che restano al contoterzista. «Solo per far circolare le macchine quando parte la stagione, tra permessi Anas semestrali e bolli se ne vanno 2.500 euro ancora prima di accendere i motori. Se un terzista della nostra dimensione si affida esclusivamente ai meccanici esterni, non va avanti». Durante la raccolta, che dura appena venti giorni, non si può aspettare l’assistenza, bisogna saper “mettere le mani” sui mezzi per non lasciare il prodotto in campo.  «L’azienda deve saper risolvere il 90% dei problemi in campo. Un solo cambio gomme può costare 5.000 euro se sei bravo e le gestisci bene» spiega Stefania. «E il prezzo dei mezzi è triplicato rispetto a dieci anni fa, gli allestimenti e le guide satellitari sono accessori che portano su il listino – replica Filippo –. Quando arrivano i problemi, ci sono spese che ti provano mentalmente. Vivi sempre con qualcosa da pagare: serve anche un pizzico di incoscienza».

...a custodia del paesaggio

«Questo settore è stato massacrato. Eppure, senza di noi qui sarebbe tutto al degrado». Oggi il fenomeno dell’abbandono non colpisce più solo le zone scoscese, ma sta aggredendo anche i terreni fertili di pianura spesso lasciati all’incolto o destinati a pannelli fotovoltaici. Molte piccole proprietà di 5-6 ettari, impossibilitate a sostenere i costi di gestione, hanno affidato l’intera conduzione ai Grilli, che si trovano così a gestire un mosaico di piccoli appezzamenti. Stefania sottolinea come l’azienda si faccia carico di operazioni invisibili ma vitali che il terzista fa per amore della terra.

«Il futuro dell›agromeccanica sta nell'offrire un pacchetto completo». È questa la visione di Filippo: con una laurea magistrale in tasca e l'obiettivo di superare l'esame di Stato guarda al domani con un mix di competenza tecnologica e solidità tradizionale alle spalle. In una Val di Cornia che oscilla tra il rischio di abbandono e la rinascita industriale, la famiglia Grilli continua a investire con quella dedizione di chi ha deciso di fare della terra la propria vita.

Grilli, il ritmo di una squadra unita - Ultima modifica: 2026-07-22T20:20:44+02:00 da Roberta Ponci

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