Editoriale

E all’improvviso
arriva la revisione

Prima di tutto la notizia.
La legge 17 dicembre 2012, n. 221 - “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” - , testo ben più noto come Decreto sviluppo 2, ha portato una sorpresa natalizia al mondo della meccanizzazione agricola.
Il decreto, al comma 48 dell'articolo 34, inserito nel corso dell'esame presso il Senato prima della definitiva approvazione alla Camera, ha infatti introdotto la revisione obbligatoria di tutte le macchine agricole soggette a immatricolazione.
Toccherà ora al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, emanare entro il 28 febbraio 2013 uno specifico decreto ministeriale in grado di definire più compiutamente l'iter di revisione delle macchine.
Lo stesso decreto dovrebbe disporre - il condizionale appare davvero necessario - la partenza della revisione dal 1 gennaio 2014.
Certo la contingenza è particolare, poichè il governo è dimissionario e la campagna elettorale è in pieno svolgimento. Però il percorso appare tracciato.
Tanto che, nel disporre la revisione delle macchine agricole già in circolazione, viene stabilito di tener conto del loro stato di vetustà e di dare la precedenza alle macchine immatricolate prima del 1 gennaio 2009.
Inoltre il decreto ministeriale, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, dovrà stabilire criteri, modalità e contenuti della formazione professionale per il conseguimento dell'abilitazione all'uso delle macchine agricole.
Dopo la notizia, il commento.
Messa ormai da parte la rottamazione, da molti considerata un'effimera droga per un mercato esausto, la revisione obbligatoria era e rimane uno degli strumenti più ambiti e richiesti dal mondo della meccanizzazione. Uno di quegli interventi strutturali citati ciclicamente e mai arrivati in porto.
L'Italia, è noto, ha un parco macchine obsoleto. Così come rimane reale e stringente il problema della sicurezza delle macchine agricole.
Con la revisione si può scuotere il settore e far sparire definitivamente mezzi tecnologicamente davvero datati. Che potranno trovare una loro collocazione fra i tanti collezionisti di macchine d'epoca.
Tuttavia, rimane qualche dubbio di fondo. Fino a quando non si conosceranno i dettami applicativi della norma, aleggia il rischio di trovarsi di fronte un ulteriore appesantimento burocratico, condito da aggravi economici sempre meno sostenibili da imprenditori agricoli e contoterzisti.
Senza generalizzare, vale la pena evidenziare che spesso si continuano a usare macchine obsolete perchè oggettivamente mancano le risorse per acquistarne delle nuove.
Talmente evidente che molti fingono di dimenticarlo.
E se il mercato trattori (meno di 20mila macchine nel 2012) e mietitrebbie (poco più di 300 unità) è così depresso, non è perchè piace il vecchio.
Ma perchè non si arriva al nuovo.
Forse la revisione può modificare, almeno in parte, questo circuito vizioso. Aspettando i dettagli operativi della disposizione, fin d'ora si può dire che per far funzionare la revisione obbligatoria dovranno metterci del loro in molti, istituzioni e costruttori in primis.

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