Protocollo d’intesa tra Coldiretti e Cai

Dalla Bernardina (a sinistra) e Roberto Moncalvo (presidente Coldiretti) firmano l’accordo.
Durerà tre anni e prevede la realizzazione di un piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura

In occasione del 16° Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio, sul lago di Como, dallo Studio Ambrosetti e da Coldiretti lo scorso 20 ottobre, è stato sottoscritto un accordo triennale fra Cai e Coldiretti per la realizzazione del “Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura”.

«L’accordo sottoscritto oggi con Coldiretti – ha dichiarato il presidente di Cai, Gianni Dalla Bernardina – persegue obiettivi educativi, scientifici, sociali e culturali, di difesa dell’ambiente e di valorizzazione del patrimonio rurale e paesaggistico italiano».

Da sinistra Massimo Alberghini (consigliere Cai), Gianluca Ravizza (consigliere Cai), Roberto Moncalvo, Gianni Dalla Bernardina e Sandro Cappellini (vicepresidente Cai).

«Cai e Coldiretti – ha aggiunto il presidente degli agromeccanici – sono convinte che la crescita della filiera agricola italiana passi attraverso la promozione della tracciabilità, della distintività del prodotto agricolo, ma anche attraverso l’innovazione tecnologica che le imprese agromeccaniche sono in grado di garantire, nell’ottica della competitività dell’agricoltura professionale».

Gli obiettivi comprendono l’impegno di Cai e Coldiretti a collaborare congiuntamente per valorizzare l’agricoltura di precisione e raggiungere l’obiettivo indicato dal Mipaaf di almeno il 10% di aziende agricole che ne utilizzeranno le tecnologie innovative entro il 2021; sostenere il finanziamento comunitario delle iniziative agromeccaniche per lo sviluppo della competitività del settore; sostenere la proposta di legge sull’imprenditore agromeccanico; favorire il riconoscimento degli imprenditori agromeccanici quale categoria produttiva che, in ragione della sua importanza numerica e qualitativa, possa essere rappresentata da Cai all’interno del Cnel (Comitato Nazionale dell’Economia e del Lavoro); attivare convenzioni, accordi e iniziative comuni fra le singole aziende del settore per permettere l’accesso capillare delle tecnologie avanzate e innovative a tutti gli operatori del comparto agricolo; proporre progetti di filiera strutturati e innovativi che creino valore aggiunto alle aziende agricole, alle aziende agromeccaniche e al comparto.

Commissione tecnica

L’accordo, inoltre, prevede la promozione e la diffusione di operazioni colturali professionale ad alto valore aggiunto e di elevato profilo ambientale, come la minima lavorazione, la semina diretta, l’agricoltura di precisione, quella biologica, i trattamenti con fitofarmaci sostenibili, il supporto alla produzione di bioenergia. Allo scopo, Cai e Coldiretti istituiranno a breve una Commissione tecnica, composta da quattro membri (due per organizzazione), che avrà il compito di verificare e coordinare le iniziative comuni per l’attuazione del protocollo.

Un accordo che potrà fornire alle aziende agricole una implementazione dei servizi agromeccanici, con specifico riguardo alle nuove tecnologie, che si aggiungerà ai 3,7 miliardi di euro di servizi che le imprese di meccanizzazione già forniscono annualmente al settore agricolo.

I contoterzisti sono stati gli unici imprenditori del settore a manifestare, nell’ultimo decennio, una crescita costante del fatturato e delle superfici lavorate, che ammontano oggi a oltre il 50% di quelle coltivate in Italia. Oltre tre quarti di queste imprese sono oggi rappresentate da Cai, un’Organizzazione che ha saputo superare le divisioni del passato e ricompattarsi in un unico soggetto, rappresentativo del comparto agromeccanico.

 

Droni, un’opportunità per l’agricoltura

Dronitaly, principale evento fieristico sull’impiego dei droni per il telerilevamento, ha organizzato due seminari dedicati all’agricoltura, in collaborazione con l’Università “Aldo Moro” di Bari, tenutisi ad Agrilevante nei giorni 13 e 14 ottobre.

Gli incontri, che hanno registrato il “tutto esaurito” in fatto di presenze, hanno focalizzato l’attenzione degli operatori – agricoltori, contoterzisti e agronomi – sulle possibili applicazioni in agricoltura. Entrambi gli incontri sono stati incentrati sulle relazioni tecniche presentate da Simone Pascuzzi e Raffaele Lafortezza, del dipartimento Disaat dell’ateneo barese, che hanno presentato le varie tecnologie per il rilevamento, dall’analisi RGB (luce visibile) agli infrarossi, fino alle indagini con il LiDAR, una sorta di radar insensibile alle perturbazioni atmosferiche. Nell’occasione sono stati presentati i risultati sperimentali di sorvoli eseguiti in un’azienda agricola pugliese (Azienda Cimino), con lo scopo di rilevare dati non verificabili al suolo.

A entrambi i seminari ha partecipato Roberto Guidotti, del Servizio Tecnico Cai, che ha analizzato le opportunità e le criticità offerte da questa tecnologia, con particolare riguardo alle imprese agromeccaniche. Il telerilevamento, secondo Cai, è uno strumento di fondamentale importanza per lo sviluppo e la diffusione dell’agricoltura di precisione di livello avanzato, ma i vantaggi che può offrire possono essere vanificati se applicati su una scala territoriale troppo ristretta, come quella della singola azienda agricola. Solo una stretta collaborazione con le imprese di meccanizzazione agricola, operanti in ambito più vasto, i tecnici agronomi e gli specialisti nel telerilevamento con droni può consentire di realizzare quelle economie di scala che rendono l’agricoltura di precisione economica, conveniente e capace di garantire qualità e tracciabilità alle produzioni agricole. Benché il drone possa dare i migliori risultati sulle colture specializzate – dove l’alta definizione delle immagini permette di valutare le singole piante – il rilevamento da drone può essere conveniente anche su colture erbacee, se eseguito da professionisti.

Si invitano pertanto tutti gli agromeccanici e agricoltori interessati alla prossima edizione di Dronitaly, che si terrà nei giorni 23 e 24 marzo 2018, in cui saranno approfonditi gli aspetti economici legati all’impiego dei droni in agricoltura, non solo nel rilevamento e nel monitoraggio ma anche nella difesa fitosanitaria mirata. Amleto Rocca

 

Agricoltura di precisione e biodiversità

Il 13 ottobre scorso, nell’ambito di Agrilevante 2017, si è tenuta una tavola rotonda sul ruolo dell’agricoltura di precisione nel mantenimento della biodiversità: un tema inedito, e per certi versi “rivoluzionario”, rispetto a chi crede che la difesa dell’ambiente rurale sia legata solo a tecniche agricole che si richiamano ad un passato ormai remoto.

L’intervento del presidente di Cai, Gianni Dalla Bernardina, si è focalizzato su alcuni temi fondamentali, che hanno stimolato la discussione anche al di fuori dell’evento e che costituiranno la base per un diverso approccio alle nuove tecnologie. Cosa può fare il contoterzista per l’agricoltura di precisione? Una quota crescente di agromeccanici usa già queste tecniche per l’assistenza alla guida e la distribuzione mirata dei mezzi tecnici, come sementi, concimi e antiparassitari, secondo il principio “tutto ciò che serve, ma solo dove serve”. Bisogna inoltre confrontarsi con la società civile – secondo Dalla Bernardina – che è la prima a beneficiare della salubrità dei prodotti agricoli, che solo il contoterzista può assicurare su tutto il territorio rurale (e non solo nelle aziende agricole più strutturate e mature), con un’attività tracciabile e documentabile: grazie al contoterzista, anche la qualità diventa un bene comune. L’agricoltura di precisione non incide solo sulla qualità dei prodotti agroalimentari, perché l’uso razionale e mirato delle risorse aumenta la sostenibilità dell’attività agricola: solo se viene affidata ai professionisti della meccanizzazione, assicura il rispetto dell’ambiente e della biodiversità. Bisogna quindi che sia l’intera collettività a sostenere le tecniche virtuose e le imprese che sono in grado di applicarle, abolendo le attuali distinzioni soggettive: i fondi per lo sviluppo rurale devono sostenere chi decide di investire sulla sostenibilità, sulla qualità e sulla tracciabilità.

Allo stato attuale, ha concluso il massimo rappresentante dei contoterzisti italiani, le uniche imprese orientate verso questi criteri e verso queste tecniche, sono le imprese di meccanizzazione agricola: bisogna quindi aiutarle ad investire sulla qualità globale, perché ne beneficeremo tutti. R.G.

 

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