Il rischio resistenza rilancia il pre-emergenza

L’impiego degli erbicidi ad azione residuale, privilegiando il più efficace e persistente diflufenican, si presta a prevenire o limitare la diffusione delle popolazioni resistenti di Papaver rhoeas.
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Dopo aver assistito, a partire dagli inizi degli anni ‘90, ad una costante ed inesorabile diminuzione delle superfici cerealicole diserbate subito dopo le operazioni di semina con l’impiego di erbicidi ad azione residuale, nell’ultimo periodo si sta registrando una rivalutazione di questa pressoché abbandonata tecnica di gestione preventiva degli inerbimenti.

L’efficacia degli interventi di pre-emergenza viene fortemente limitata dalla presenza di residui colturali nelle semine su sodo

Da una parte infatti la tecnica di diserbo solo post ha riscosso un grande successo in relazione a numerosi fattori, quali:

- le mutate tecniche di coltivazione, con la sempre crescente diffusione della semina con minima lavorazione o diretta su terreno sodo che, causa la presenza di residui colturali, l’affinamento non ottimale del terreno e la non sempre ottimale copertura del seme, ha penalizzato fortemente gli ormai longevi erbicidi residuali sia dal punto di vista dell’efficacia che della selettività,

- l’ampia disponibilità di principi attivi ad azione fogliare applicabili in post-emergenza a fine inverno o a inizio primavera costantemente efficaci nei confronti della maggior parte delle infestanti sia graminacee che dicotiledoni a ciclo sia annuale che perenne;

- la sempre minore redditività delle colture, che ha obbligato i cerealicoltori a razionalizzare al massimo tutti gli interventi nell’ottica della riduzione dei costi.

Trattamenti di pre o post-emergenza precoce sono particolarmente giustificati anche nei terreni storicamente infestati da Veronica hederifolia, di più difficile ed onerosa gestione in post-emergenza primaverile

Dall’altra nell’ultimo quinquennio sono iniziati i problemi di gestione di infestanti non più sensibili anche ai più recenti ed efficaci erbicidi di post-emergenza.

L’espansione del problema

Il fenomeno “resistenza” è un problema che oramai riguarda tutte le principali aree cerealicole del nostro paese e che interessa ormai sia specie graminacee (Lolium, Avena ed Alopecurus in particolare) che dicotiledoni (al momento Papaver e crucifere). Mentre qualche segnale incoraggiante sta giungendo per quanto riguarda il controllo delle infestanti dicotiledoni (ad esempio grazie all’introduzione di halauxifen-metile), le maggiori preoccupazioni sono determinate dalla costante espansione di popolazioni di infestanti graminacee, per il controllo delle quali anche nel medio periodo non si intravedono sostanziali ed innovative soluzioni.

Clortoluron, flufenacet, prosulfocarb, triallate ed anche pendimetalin si prestano a prevenire o limitare le problematiche causate dalle popolazioni di infestanti graminacee resistenti ai pur collaudati principi attivi di post-emergenza, con particolare riferimento a Lolium e Alopecurus

Per questo motivo una delle strade obbligate è il ritorno al passato, rivalutando le tradizionali applicazioni di pre-emergenza o nelle primissime fasi di sviluppo delle colture cerealicole.

L’efficacia dei residuali

Con i principi attivi ad azione residuale attualmente disponibili, sempre che la revisione europea non ci metta lo zampino, si possono perlomeno gestire le problematiche derivanti dalla presenza di Lolium ed Alopecurus, mentre alquanto problematica è la situazione quando sono da gestire infestazioni non più sensibili di Avena. Sempre considerando l’attuale panorama di principi attivi residuali, relativamente più tranquillizzante appare la situazione per quanto concerne la gestione delle infestanti a foglia larga.

Gestione agronomica

Ovviamente il controllo chimico non è l’unica soluzione per la gestione e soprattutto la prevenzione delle resistenze, ma è una valida arma che dovrebbe essere inserita in tutta la gestione agronomica dei seminativi, che comprende:

- la diversificazione delle rotazioni, con purtroppo la difficoltà di individuare colture redditualmente soddisfacenti,

- la gestione del letto di semina, con la necessaria valorizzazione della tecnica della falsa semina,

- senza dimenticare l’introduzione anche del mezzo meccanico, ad esempio l’adozione di strigliatori.

L’impatto del climate change

È bene altresì ricordare che i trattamenti di pre-emergenza o di post-emergenza precoce difficilmente sono sufficienti a risolvere tutti problemi di inerbimento, con la necessità di dover ulteriormente intervenire in post-emergenza per il controllo di specie a ciclo annuale, quali Avena spp. e Galium aparine e di tutte le perenni, tra cui Cirsium arvense, Convolvulus arvensis, Equisetum spp., ecc.. Oltre al non completo spettro d’azione, queste applicazioni sono estremamente condizionati dall’andamento pluviometrico subito dopo gli interventi, fattore che purtroppo sta diventando sempre meno prevedibile a priori.

Nuove registrazioni

Per quanto concerne la disponibilità di erbicidi utilizzabili nelle prime fasi di sviluppo dei cereali, dopo essersi estremamente assottigliato, negli ultimi anni si sta nuovamente allargando, con la reintroduzione di vecchi principi attivi caratterizzati da meccanismi d’azione alternativi a quelli coinvolti nei fenomeni di resistenza.

Il clortoluron, unico derivato ureico ancora utilizzabile, si presta a risolvere precoci infestazioni di Lolium ed Alopecurus tra le graminacee e di numerose specie annuali a foglia larga (Veronica, crucifere, ecc.). Difficilmente reperibile da solo, sul mercato è diffusamente utilizzato in miscela già formulata con diflufenican (Algor Platin, Zodiac DFF), esercitando generalmente un più che soddisfacente efficacia erbicida, ricordando tuttavia che il derivato ureico non è perfettamente selettivo su alcune varietà di frumento tenero, in particolare quando applicato in pre-emergenza.

Sempre con finalità prevalentemente graminicida più recente è la commercializzazione del prosulfocarb (Roxy 800 EC), da quest’anno disponibile anche in miscela già formulata con diflufenican (Jura EC), con la possibilità quindi di completare l’efficacia anche nei confronti delle specie dicotiledoni. Caratteristiche simili da dimostrato anche la miscela pronta di flufenacet + diflufenican (Battle Delta) avendo tuttavia l’avvertenza, con quest’ultima associazione, di evitare trattamenti di pre-emergenza su grano duro, dove è consigliabile rimandare le applicazioni nella successiva fase di post-emergenza precoce. A questo gruppo di formulazioni si può assimilare anche la miscela di pendimetalin + diflufenican (Stopper P).

Il triallate (Avadex Factor), commercializzato solo in confezione combi-pack con diflufenican (Pressing 500), presenta un ampio spettro d’azione graminicida che, in ottimali condizioni applicative, comprende anche le più competitive presenze di Avena spp. posizionate negli strati più superficiali del terreno. Dotato di ottima selettività, il suo impiego è limitato alla sola fase di pre-emergenza in assenza di malerbe già nate.

Contro le dicotiledoni

Per quanto concerne il controllo specifico di specie a foglia larga, il principio attivo base è rappresentato dal diflufenican (Mohican 500 SC), caratterizzato da una relativamente lunga persistenza d’azione e da una specifica efficacia sulle più pericolose infestanti a ciclo annuale, comprese popolazioni di Papaver rhoeas resistenti al meccanismo d’azione ALS. Il diflufenican ha dimostrato di esercitare un’azione sinergica quando addizionato ad altri erbicidi ad azione complementare, permettendo un leggero miglioramento anche della loro efficacia graminicida, per cui è utilizzato pressoché esclusivamente in miscela già formulata o estemporanea con gli altri principi attivi.

Applicazioni subito dopo la semina o nelle prime fasi di sviluppo delle colture possono considerarsi come una sorta di assicurazione in caso di inagibilità dei terreni nel periodo primaverile, limitando fortemente i più pericolosi effetti di competizione iniziale

La prima solfonilurea introdotta sul mercato, il clorsulfuron (Glean 75 PX), assomma ad una ottima attività graminicida (compresa Phalaris) anche un ampio spettro d’azione dicotiledonicida. In relazione alla lunga persistenza agronomica è da utilizzare preferibilmente a dosi medio-ridotte (8-12 g/ha di f.c.), evitando tuttavia le situazioni in cui sono già state segnalate problematiche di controllo con erbicidi appartenenti alla stessa famiglia chimica.

Rimane infine da considerare la possibilità di utilizzare i differenti prodotti a base di pendimetalin (Most Micro, Stomp Aqua, ecc.), caratterizzati da variabili formulazioni con differenti gradi di rilascio di principio attivo in relazione alle variabili condizioni pluviometriche e da addizionare di erbicidi allo scopo di integrare lo spettro d’azione, quali ad esempio diflufenican e se disponibile, anche clortoluron.

Il timing giusto

Per quanto riguarda l’individuazione dell’epoca di intervento più indicata, a livello puramente teorico sarebbero più indicate le applicazioni di post-emergenza precoce, con la maggiore possibilità di trattare più vicino alla necessaria piovosità al fine di massimizzare il potenziale di efficacia. È bene tuttavia essere consapevoli che in caso di andamento stagionale particolarmente piovoso e soprattutto nei terreni più tenaci, si può correre il rischio di non poter entrare nei seminati in tempo utile. A tal proposito le miscele di clortoluron + diflufenican presentano una finestra applicativa leggermente più ampia, con la possibilità di intervenire su infestanti relativamente più sviluppate, comunque preferibilmente entro la differenziazione delle tre foglie. Le miscele a base di flufenacet e prosulfocarb forniscono i migliori risultati con interventi più anticipati, con malerbe entro di lo stadio di 1-2 foglie vere.

Altro fattore da considerare nella definizione dell’epoca di intervento è il variabile comportamento dei differenti erbicidi dal punto di vista della selettività. Clortoluron, oltre a presentare alcune problematiche su un limitato numero di varietà di frumento tenero, risulta tendenzialmente più tollerato in post-emergenza precoce, così come molto più sicuro appare l’impiego in questa seconda fase dei formulati a base di prosulfocarb e soprattutto di flufenacet, quest’ultimo in particolare sulle varietà di grano duro.

Seminare su terreno pulito è il primo passo per tentare di massimizzare le rese produttive

Ultimi, ma non meno importanti fattori da considerare sono la gestione del letto di semina e l’epoca di semina. Seminare su terreno privo di infestanti già emerse è il primo passo, potendo sfruttare l’azione delle ultimi rifiniture meccaniche di affinamento dei terreni, piogge permettendo, o le più efficaci applicazioni dell’ormai vituperato glifosate, che rimane ancora indispensabile in caso di presenza di malerbe più sviluppate e soprattutto nelle semine su terreno sodo. Per quanto concerne le epoche di semina, nei terreni particolarmente infestati e soprattutto dove sono già state segnalati problemi di popolazioni di infestanti resistenti diventa consigliabile, quando possibile, posticipare la stessa, sfruttando al massimo la tecnica della falsa semina, confidando un una precoce emergenza delle specie più anticipate, graminacee in particolare, di non difficile eliminazione.

L'autore è responsabile Ricerca & Sviluppo Terremerse Soc. Coop. Bagnacavallo (RA)

Il rischio resistenza rilancia il pre-emergenza - Ultima modifica: 2019-10-01T12:12:44+00:00 da Roberta Ponci

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