Mietitrebbia Fendt 5255 L MCS

Mietitrebbia
Mietitrebbia Fendt 5255 L MCS
La macchina è stata valutata dopo 300 ore di lavoro

Il vestito è verde-Fendt e tanto basta. È, in estrema sintesi, l'insegnamento che si trae dal primo da voi Provato dedicato a una mietitrebbia nata sì a Breganze (Vi), ma marchiata con il prestigioso nome del costruttore tedesco.

La storia è nota e quindi la sintetizziamo al massimo: 2011, il gruppo Agco acquisisce il marchio Laverda e, con esso, lo stabilimento produttivo vicentino, con l'intenzione di farne il centro di produzione per le sue macchine da raccolta. Naturalmente, introducendo metodiche produttive e filosofia progettuale Agco. Si decide inoltre di vendere con i colori di Fendt in Europa, mantenendo però il rosso Laverda in Italia, per questioni di mercato ma anche di tradizione. Si continua così fino al 2014, quando i vertici Agco annunciano il cambio di strategia: anche nel nostro paese arriveranno le mietitrebbie Fendt, quasi a voler indicare la netta cesura con il passato. Testimoniata, se ce ne fosse bisogno, non soltanto dagli interni e dall'elettronica, che portano chiara l'impronta di Marktoberdorf, ma anche dalla rivoluzione in corso sulle linee produttive e sopratutto dall'intenzione, annunciata ad Agritechnica, di investire nel settore della raccolta 3 miliardi nei prossimi tre anni. Soldi che serviranno a potenziare ulteriormente gli impianti, ma anche a rinnovare progressivamente tutta la linea e – immaginiamo – a completarla con i modelli ancora mancanti.

Una “piccola” per la Provincia Granda

La protagonista del nostro test è dunque ancora un ibrido, per così dire: Laverda nell'apparato di separazione e pulizia, ovvero dal canale elevatore fino al trinciapaglia, ma Fendt per cabina ed elettronica, e già non è poco, sommato al surplus di efficienza e affidabilità delle linee produttive introdotto dalla nuova proprietà. Il modello scelto è la 5255, che corrisponde, per capirci, alla serie 300M con la nomenclatura Laverda. Con alcune importanti modifiche strutturali, introdotte nel 2015 per renderla più robusta.

Passiamo ora al secondo protagonista della prova, vale a dire il proprietario. Lo troviamo alla periferia di Cuneo, dove, in aperta campagna, ha sede l'azienda di lavorazioni agromeccaniche di Diego Armando. Oltre al titolare, vi trovano occupazione un dipendente fisso e qualche stagionale. Senza dimenticare Aldo, padre di Armando e fondatore della ditta. Aldo prima e Armando poi sono da sempre legati al marchio Laverda, anche ai tempi del matrimonio con New Holland. «In tutta la nostra storia abbiamo cambiato soltanto due volte, una per New Holland e una per Claas», ci spiega il contoterzista.

Ora, invece hanno optato per Fendt. A cosa è dovuta questa scelta? «A diversi fattori. Il primo è che la macchina resta quella che conosciamo, con il classico sistema di trebbiatura. Il secondo che avevamo bisogno di cambiare una delle due macchine, una N520 Mcs ormai vecchia di parecchi anni. Anche perché ci serviva il trinciapaglia, per distruggere i residui e poter fare semina su sodo senza prima trinciare gli stocchi. Terza ragione che ci ha spinto a tentare con Fendt è che qualche anno fa abbiamo acquistato un 415 Vario e siamo rimasti colpiti dalle sue prestazioni e dal comfort d'uso. Dunque diciamo che eravamo molto ben disposti verso il marchio». Si aggiunga che per piazzare la prima macchina della provincia di Cuneo, il concessionario ha avuto ovviamente un occhio di riguardo verso un vecchio cliente e che, infine, il marchio Fendt fa il suo effetto. «Anche se la meccanica resta Laverda, andare in giro con Fendt scritto sulla fiancata ha un certo impatto sulla clientela», ammette Armando.

 

Leggi l’articolo completo su Il Contoterzista n. 2/2016 L'Edicola de Il Contoterzista

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