Pneumatici per la vita

La scelta di una gomma efficiente può contribuire a ridurre gli ancora troppi incidenti mortali in agricoltura

Rispetto ad altre categorie di veicoli, le macchine agricole detengono spesso il record di durata, nel senso che è assai facile trovare trattori con oltre mezzo secolo sulle spalle e tuttora funzionanti. Una situazione ben diversa dalle automobili, che molto raramente riescono a doppiare la boa dei 30 anni, o dagli autocarri, che faticano a superare i 40.
Il principale ostacolo all’invecchiamento a oltranza dei veicoli stradali è dato dalle revisioni periodiche, con cadenza annuale o biennale; quando il reperimento dei ricambi si fa difficile o il costo di adeguamento supera il valore commerciale, la demolizione è l’unica soluzione. Inutile sottolineare che per le macchine agricole, che non l’hanno mai fatta, la revisione sarà certamente una fase critica. Le opposizioni più o meno velate alla revisione – per la quale si attendono da tre anni e mezzo gli indispensabili decreti attuativi, derivano dalla considerazione che la messa a norma di molti trattori, ancora marcianti, ma in cattive condizioni generali, potrebbe costare più della loro sostituzione. Ma una media annua di 150-200 incidenti mortali, in larga misura dovuti alla scarsa efficienza dei mezzi agricoli, non è più tollerabile; è quindi auspicabile che i vari ministeri interessati si mettano d’accordo se fare la revisione e in quale modo, dando agli operatori certezze sui tempi e sui costi.
I “rischi” della revisione
Una delle maggiori preoccupazioni per i proprietari di trattori viene proprio dalle gomme, per le quali dovranno essere stabiliti criteri di valutazione dell’efficienza, probabilmente diversi da quelli adottati per i veicoli stradali. Un’abrasione sulla carcassa è motivo di bocciatura per un automobile, i cui pneumatici hanno spessori di pochi millimetri, ma può essere ininfluente per una gomma da trattore, rinforzata da innumerevoli strati tessili e spessa diversi centimetri. Sul fronte inverso, un’altezza del battistrada di 2-3 mm è del tutto regolare per un veicolo stradale (il limite minimo è di 1,8 mm), ma per un trattore sarebbe insufficiente anche per le gare di “tractor pulling”, che pure richiedono un profilo piatto con rilievi appena accennati. Un’eccessiva rigidità delle norme, in questo campo, potrebbe rivelarsi pericolosa: come è accaduto in altri casi, la revisione si ridurrebbe a una verifica del tutto formale, con trattori allestiti per l’occasione e poi rimessi nelle condizioni originali, una volta ottenuto il fatidico timbro.

Adottare pneumatici di ultima generazione allontana nel tempo il rischio di diventare obsoleti e si paga rapidamente con i risparmi di carburante che possono consentire.

Sorge spontanea, a questo punto, la domanda su quanto dovrebbe durare un treno di pneumatici per uso agricolo, mantenendo accettabili condizioni di sicurezza. Trattandosi di veicoli lenti, destinati a operare su suolo naturale piuttosto che sulla pavimentazione stradale, possiamo dire che non ha molto senso stabilire un termine temporale. D’altra parte, non “scadono” neppure le coperture per auto, benché il processo di indurimento della mescola vada avanti per anni dopo che lo pneumatico è uscito dallo stampo; è per questo che le gomme termiche, col tempo, tendono a perdere parte delle loro caratteristiche.
L’aspetto più preoccupante è dato in realtà dalle screpolature, dovute prevalentemente all’azione dei raggi ultravioletti; un fenomeno aggravato dall’esposizione al sole, specie in montagna, o dal rimessaggio in locali dove si impiegano saldatrici elettriche. Se le fratture nella gomma sono sufficientemente profonde, c’è il rischio che i cavi metallici della carcassa entrino in contatto con l’atmosfera o con i tanti aggressivi chimici presenti negli ambienti agricoli. Benché siano costituiti da acciai speciali, sono anch’essi soggetti a corrosione; questa tende a progredire lungo il cavo, riducendone la sezione e quindi la resistenza. Uno pneumatico agricolo può durare in media fra 3.000 e 5.000 ore, senza considerare possibili eventi accidentali; molte gomme scoppiano proprio per indebolimento della struttura metallica o delle fasce tessili, dovuti a carichi concentrati, tagli, screpolature, ecc. Può infatti capitare che l’incontro ravvicinato con frammenti metallici, manufatti in cemento, vetri o altri corpi solidi non sia rilevabile all’istante, per effetto dell’elasticità della gomma, ma che abbia prodotto uno stiramento permanente nella struttura, tessile o metallica. A questo punto il riscaldamento provocato da un lungo trasferimento stradale, dal carico o da una pressione insufficiente, può accelerare la deformazione della struttura portante della gomma, fino al cedimento completo (scoppio) della carcassa. Anche nel caso fortunato in cui non si provochino incidenti con danni a terzi, lo scoppio di uno pneumatico comporta sempre un onere rilevante. Se la copertura è nuova o quasi, non ha lavorato abbastanza per poter essere ammortizzata; se invece è già sfruttata, può rendersi necessaria la sostituzione di entrambe le gomme dello stesso asse, per evitare squilibri in trazione e in frenata.
La scelta del pneumatico più adatto
Le imprese agromeccaniche lamentano talvolta differenze di trattamento sulle macchine in garanzia; questa copre infatti la parte deteriorata (detratto il normale deperimento d’uso), ma non prevede la rifusione dei danni indiretti, come ad esempio la sostituzione dell’altra gomma. Sarebbe auspicabile che le coperture assicurative prevedessero queste eventualità, sempre meno rare, soprattutto sulle macchine più potenti, che montano pneumatici di elevato valore unitario. Il dilemma sulla scelta degli pneumatici più adatti sembra destinato a non trovare una soluzione univoca, perché molto dipende dalle condizioni d’uso: rispetto al passato, in cui le gomme erano progettate in funzione della polivalenza, il mercato oggi tende a privilegiare la specializzazione.
Un problema grave per il piccolo agricoltore, che sfrutta poco la macchina; in un’azienda con 20 ha di seminativi, senza colture specializzate, un trattore ha un impiego annuo di circa 200-250 ore: in tal caso è ipotizzabile che la prima sostituzione delle gomme non avverrà prima di 20 anni. Considerata la rapidità del progresso tecnico, questo trattore si troverà ad avere lavorato per oltre un decennio con pneumatici obsoleti, con un aumento dei consumi di energia e dell’inquinamento; inoltre, calpestando di più il terreno, avrà ridotto la fertilità del suolo. Benché il danno economico sia minimo, dell’ordine di qualche punto percentuale, la ripetizione per tanti anni porterà a una riduzione sensibile dell’efficienza economica dell’azienda.

pneumatici
Dieci anni fa, chi pensava all’agricoltura conservativa? Il trattore doveva eseguire i lavori pesanti e quindi le gomme dovevano sviluppare il massimo sforzo di trazione; con la riduzione dell’intensità delle lavorazioni, gli attuali pneumatici possono rivelarsi del tutto inadatti. Per una grande azienda agricola, o per un’impresa agromeccanica, è tutto più semplice, perché ci sono margini sufficienti per scegliere pneumatici più sofisticati, per acquistare un secondo treno per impieghi specialistici, o infine per adottare soluzioni come il monitoraggio della temperatura o il controllo continuo della pressione.
Incidenza sul costo orario di un trattore
Essendo investimenti da effettuare all’atto dell’acquisto, si possono considerare come maggiorazioni del valore di acquisizione, di cui si andranno a verificare gli effetti sul costo orario complessivo. Nella tabella è stato considerato un aumento del valore di acquisto, quale potrebbe essere quello determinato dalla scelta di soluzioni tecniche innovative, rispetto agli pneumatici standard, per tre classi di trattrici, da 110, 200 e 300 cavalli di potenza nominale. Benché l’incidenza sul prezzo di acquisto sia piuttosto sensibile – dal 5,4% al 7,4% – questa tende a ridursi di due terzi circa, se si confronta con i costi di esercizio orari.

Rispetto al passato, in cui le gomme erano progettate in funzione della polivalenza, il mercato oggi tende a privilegiare la specializzazione.

A seconda delle potenze considerate, i maggiori costi orari vanno da un minimo di 1,9%, per il trattore più potente, a un massimo di 2,6% per la macchina da 110 cavalli. L’incidenza della soluzione più tecnologica, per quanto modesta in valore assoluto (in media 1,61 €/h) è comunque apprezzabile e potrebbe scoraggiare l’investimento; tuttavia, bisogna considerare i vantaggi in termini di operatività. Nella parte inferiore della tabella è esposto il risparmio (in euro per ora) relativo a carburanti e lubrificanti, promesso da varie soluzioni tecniche, come pneumatici speciali o a pressione variabile. Ammesso che i risparmi in percentuale possano ragionevolmente oscillare fra il 4 e il 6% (in media) rispetto all’impiego di pneumatici standard, si può verificare che le soluzioni ad alta tecnologia sono certamente favorevoli, in termini di costi, soprattutto per le maggiori potenze. Per il trattore da 110 cavalli, che rappresenta ormai la classe di riferimento per la semina e la distribuzione di mezzi tecnici, il discorso si fa più complesso, perché alla riduzione dei consumi si aggiungono altri fattori positivi.
Appare tuttavia assai difficile, in questa sede, una precisa quantificazione economica dei vantaggi derivanti dalla minore compattazione del terreno agrario, nonostante che il valore di riferimento sia la produzione lorda vendibile per ettaro, e non il solo costo del mezzo di trazione. Si può però affermare che un differenziale di circa un euro all’ora, al netto della riduzione dei consumi di gasolio, sembra facilmente recuperabile sul maggior valore della produzione. Sembra quindi più che consigliabile l’adozione, sulle varie macchine, di pneumatici di ultima generazione, sia perché allontanano nel tempo il rischio di diventare obsoleti sia perché si pagano rapidamente con i risparmi di carburante che possono consentire.

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