Casumaro, dove la bietola sopravvive

Christian Corazzari.
Il Ferrarese è una piccola enclave per la coltura, che rappresenta ancora il core business dell’azienda Corazzari
CX 8.90, l’ultimo acquisto dell’azienda nonché, dicono i proprietari, uno dei più azzeccati, fino a questo momento.

«Iniziò mio padre Alfonsino, quando aveva 15 anni. Ora ne ha 65, quindi quest’azienda esiste da 50 anni giusti». Christian Corazzari, attuale titolare della ditta omonima, ricorda così le origini di una realtà che compie il mezzo secolo di vita all’insegna della solidità: un solo addetto fisso – il titolare – ma spalleggiato dal padre, ormai in pensione, e da sei dipendenti a tempo determinato, chiamati per i lavori primaverili ed estivi. Quattro mietitrebbie, una decina di trattori e un core business, come lo potremmo chiamare se ci occupassimo di finanza, nella bieticoltura: praticamente scomparsa dall’Italia, se si escludono alcune enclave. Una delle quali è proprio nel Ferrarese, dove vivono i Corazzari. «Qui siamo fortunati, abbiamo due zuccherifici a cui appoggiarci. Uno è quello di Minerbio, l’altro – un po’ più lontano – a Pontelongo, nel Padovano. Grazie a essi, la bieticoltura in zona sopravvive senza problemi».

Quattro mietitrebbie, di cui un paio un po’ datate e due molto più recenti.

I Corazzari, ovviamente, sfruttano la situazione, effettuando la raccolta con i classici Holmer più Ropa, ma anche diversi altri lavori a servizio di questa coltura. «La bietola è, a conti fatti, quel che ci fa andare avanti, perché si comincia a febbraio, con le semine, e si arriva fino a ottobre, con gli ultimi carichi da sterrare. In mezzo ci sono la preparazione del terreno, i trattamenti, i diserbi e tutto il resto. Indubbiamente si tratta di un lavoro impegnativo, che richiede tante ore sul trattore, specie nei momenti di massimo carico. Tuttavia si fanno volentieri, perché è una delle poche attività rimaste che ci fa guadagnare qualcosa».

Agricoltura in affanno

La vecchia assiale Case IH si difende ancora molto bene, soprattutto sui prodotti più delicati.

La bietola resta dunque una delle colture principali della zona (siamo a Casumaro, ai confini con il Modenese). Al suo fianco, il classico grano e qualche sorpresa. «Il grano tiene e anzi cresce leggermente, mentre di soia non ce n’è molta. Siamo in zona di terreni forti, non irrigui e dunque non particolarmente adatti alla soia. Si fa invece parecchio sorgo, che su queste tessiture ha una buona resa per ettaro, anche in caso di piogge scarse. La soia, al contrario, con la siccità va in crisi». Da ultimo, ci spiega Christian, gli agricoltori stanno sperimentando i ceci: tutto, in sostanza, fuorché il mais. «E dire che ne facevamo parecchio. Nel giro di due o tre anni è praticamente scomparso. Colpa del prezzo, chiaramente, e anche dei problemi con le micotossine. Sommati, hanno distrutto una coltura molto diffusa».

8330, uno dei 300 cavalli impiegati nell’aratura profonda.

Quello dei prezzi è in realtà un problema piuttosto generale e che, come noto, ha una ricaduta diretta anche sul lavoro dei contoterzisti. «Gli agricoltori purtroppo non guadagnano e, di conseguenza, faticano a pagarci. La situazione sta peggiorando: fino a tre o quattro anni fa era sotto controllo, ora si è fatta molto più difficile. Gli agricoltori non fanno bilancio e perciò hanno problemi a pagare i lavori fatti. Altri, invece, si scoraggiano e vendono la terra ad aziende più grandi: anche in quel caso, sono clienti che perdiamo. È un peccato che le cose vadano così, perché il lavoro non manca e se non vi fosse questa scarsità di risorse, staremmo tutti bene: noi e gli agricoltori».

Concorrenza dal Veneto

Per i trattori, i Corazzari scelgono John Deere. Unica eccezione, un Valtra T.

Con certi chiari di luna è lecito aspettarsi che gli agricoltori – perlomeno quelli con i mezzi adatti – si mettano a fare i contoterzisti, facendo concorrenza alle aziende ufficiali. «In realtà la concorrenza dal mondo agricolo c’è sempre stata, ma ci conviviamo. È più fastidiosa, se vogliamo, quella che proviene dal Veneto. Vi sono molti colleghi, da quelle parti, che vengono a lavorare nella nostra zona, praticando prezzi impossibili da eguagliare. E quindi è chiaro che qualche cliente si perde».

La ragione di questi sconti è, secondo Corazzari, duplice: necessità di far lavorare le macchine, ma anche migliori condizioni per la manodopera. «Si tratta spesso di aziende grandi, con tanti macchinari e che quindi hanno bisogno di aumentare le superfici gestite. In più in Veneto la manodopera costa meno che da noi, per cui si possono permettere di fare prezzi stracciati, che noi non possiamo raggiungere». I terreni ferraresi, conclude il contoterzista, sono ambiti per la dimensione. «Siamo certamente su estensioni superiori rispetto a certe zone del veneto, dove hanno quadri più piccoli e difficili da lavorare. Anche per questo, credo, in molti cercano di farsi spazio da noi».

John Deere e New Holland

L’8360 è il capofila tra i trattori John Deere dei Corazzari. Grazie a peso e potenza, riesce a fare aratura con un quadrivomere, nonostante i terreni forti.

I terreni tenaci del Ferrarese richiedono macchine adatte, soprattutto se si fa aratura alla vecchia maniera. «C’è ancora chi ci chiede di superare i 40 cm. Sono, principalmente, gli agricoltori che devono seminare la bietola. In questi casi lavoriamo con un trivomere abbinato a macchine da 300 cavalli. E, chiaramente, ci vogliono tutti». Le macchine in questione sono un 8330 e un 8520 Trac di John Deere. Il mezzo più grande dell’azienda, un 8360 R, è invece usato con un quadrivomere, ma su arature meno profonde. «Il 360 è l’unico che riesce a lavorare con quattro vomeri, per cui lo usiamo per lavori in cui possa mettere a frutto tutta la sua produttività», spiega Corazzari.

Alfonsino Corazzari, fondatore dell’azienda e tutt’ora attivo all’interno di essa.

Oltre ai tre maxi trattori, a Casumaro troviamo diverse altri macchine in giallo-verde. Una delle pochissime eccezioni è un Valtra T da 200 cavalli, acquistato pochi mesi fa. «Un buon trattore, da quanto abbiamo visto. Quando si deve fare un lavoro pesante, tuttavia, John Deere non ha rivali. Sono macchine pesanti, ben piazzate. Gommate con le 900, non hanno paura di niente. Peccato soltanto per l’assistenza, che in qualche caso lascia a desiderare. Speriamo insomma che non si rompano».

Per le macchine da raccolta, i Corazzari scelgono il gruppo Cnh e New holland in particolare. L’ultimo arrivo, in questo settore, è una CX 8.90 che ha fatto la sua prima stagione nel 2017. Con un ottimo risultato, ci dice papà Alfonsino: «Non potremmo essere più contenti, è una macchina eccezionale. In altri tempi, ne compreremmo subito un’altra».

 

Cresce la semina diretta

La semina su sodo e su minima lavorazione ha preso piede anche nel Ferrarese.

Pur essendo in Emilia Romagna, pur essendo in terra da bietola, la semina su sodo si sta diffondendo a macchia d’olio anche da queste parti. «Non ancora sulle colture di precisione, ma per grano e cereali a paglia, ormai è l’unica tecnica richiesta. Noi – continua Christian Corazzari – la pratichiamo con una John Deere e una Bertini, più due Amazone e una Gaspardo combinate».

Il sodo, tuttavia, sui terreni argillosi non è sempre raccomandabile e allora ecco che è affiancato dalla minima lavorazione. «Con un passaggio di erpice abbinato alla seminatrice si fa tutto. Al limite, facciamo prima un passaggio con una dischiera, soprattutto su precedente di sorgo, perché è una coltura che lascia molti residui in campo».

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