Confai Mantova celebra a Villa La Favorita, ex residenza gonzaghesca, i primi 90 anni con un bilancio in utile e guardando al futuro con la consapevolezza di ricoprire un ruolo insostituibile all’interno della filiera agroalimentare grazie alla digitalizzazione, «straordinaria opportunità per tracciare le produzioni Made in Italy, oggi cercate in tutto il mondo», come sottolinea Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, editorialista del Sole 24 Ore e componente del Comitato per la definizione della strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, intervenuto all’assemblea di Confai Mantova.
Fondata nel 1936 con Temistocle Cappellini primo presidente, l’associazione - guidata oggi da Marco Speziali e Stefano Bonisoli - rappresenta le imprese agricole e le imprese agromeccaniche professionali, motore del comparto primario grazie a ingenti investimenti in meccanizzazione e in innovazione digitale.
Il contributo del contoterzismo professionale
Ed è proprio Marco Speziali, alla presenza delle autorità, degli associati e dei rappresentanti del mondo agricolo e imprenditoriale, che ha riassunto il percorso di crescita della meccanizzazione agricola, passata da tre rivoluzioni («la prima meccanizzazione all’inizio del Novecento, la rivoluzione verde negli anni Sessanta, l’agricoltura di precisione negli anni Novanta», riassume il numero uno di Confai Mantova) e nel pieno della quarta, l’era della digitalizzazione e del dato come bene immateriale e come «elemento chiave non soltanto per la sostenibilità, ma anche per garantire quella tracciabilità che tutto il mondo chiede quando si parla di Made in Italy».
In un’agricoltura che «in questa fase sta attraversando criticità legate ai mercati, con prezzi in crisi per molti settori, dai cereali al latte, dalla carne suina a quella bovina, dalle barbabietole alle colture specializzate – dice Speziali – dobbiamo essere consapevoli delle opportunità che hanno fatto crescere il valore dell’agricoltura, dalla Dop Economy alla diversificazione assicurata dalla multifunzionalità, ma anche grazie al contributo del contoterzismo professionale che ha accompagnato gli investimenti, ancorché proprio le imprese agromeccaniche siano state escluse dal riconoscimento pieno all’interno del sistema agricolo».
Per i prossimi 90 anni ribaltare l'approccio e fare rete tra imprese
L’approccio dei prossimi 90 anni, però, per Giuliano Noci deve essere completamente ribaltato, impastando ottimismo, visione, consapevolezza. «Non basta produrre bene, garantire qualità, benessere animale, sostenibilità ed essere schiacciati dai prezzi, così come non basta accontentarsi dei 70 miliardi di export agroalimentare, quando siamo scarsamente presenti in Asia o in Africa, che costituiscono mercati dinamici – sferza la platea il professor Noci -. Bisogna superare l’individualismo e fare rete fra imprese, diffondere la cultura, fare formazione, favorire il ricambio generazionale migliorando i guadagni per le imprese. Non si compete minimizzando i costi, ma dando valore ai prodotti e le imprese agromeccaniche sono insostituibili nel processo di tracciabilità».
L’agricoltura del futuro sarà un combinato fra materialità e immaterialità, fra prodotto e certificazione, e altrettanto fondamentale sarà «guardare sempre più i mercati internazionali, dove sono disposti a pagare la qualità e dove vi sono prospettive di crescita».
L'Hub della conoscenza
Fra i progetti che potrebbero vedere protagonisti gli agromeccanici, l’«Hub della conoscenza», promosso da Giuliano Noci nelle province di Mantova, Brescia, Cremona e Lodi, con l’agroalimentare al centro di dinamiche di sviluppo, sostenute dalle istituzioni e dalla rete degli istituti di credito cooperativo. Stretta collaborazione anche con Regione Lombardia (in particolare gli assessori Beduschi e Guidesi) nella creazione delle Zone di innovazione e sviluppo (Zis), un modello sperimentale promosso proprio dalla Regione per rafforzare la competitività dei territori lombardi, con l’obiettivo di favorire la condivisione di strutture, lo scambio e il trasferimento di conoscenze, la creazione di reti e la collaborazione tra imprese, start-up, ricerca e formazione.
«Regione Lombardia è sempre stata dinamica, la prima a riconoscere l’Albo degli Agromeccanici e il ruolo che svolgono lungo la filiera – è il tributo del presidente nazionale di Cai Agromec, Gianni Dalla Bernardina –. A Roma è tutto fermo, così le nostre imprese, che operano in agricoltura, sono ancora inserito in un contesto artigiano. È tempo di superare divisioni anacronistiche».








