Si è detto spesso che le idee migliori vengono quando non si ha molto da fare. Per chi fa contoterzismo soltanto con la mietitrebbia, i cosiddetti tempi morti vanno dalla fine di settembre alla fine di maggio e dunque sono sufficientemente lunghi per avere ottime idee. È così che Fausto e Gabriele Marchesi, agromeccanici della provincia di Piacenza, si sono trasformati prima in meccanici e poi in carpentieri. Arrivando a ricoprire un ruolo fondamentale nella progettazione e costruzione dei sollevatori posteriori delle Claas Lexion e Trion, alla cui realizzazione contribuiscono tutt’ora, anche fornendo diversi componenti. Senz’altro una famiglia da conoscere, insomma, e dunque andiamo a scoprire la loro attività, diversificata come poche.

Mezzo secolo di trebbiatura
Fausto e Gabriele, nati all’inizio degli anni Sessanta, iniziarono a fare i contoterzisti da giovani, ormai cinquant’anni fa, quando assieme al padre acquistarono una trebbia da aia. «Ai tempi lavorava con noi anche Giovanni, nostro fratello, che oggi fa il contoterzista in Centro Italia», ricorda Fausto. Un paio d’anni dopo, furono tra i primi della provincia di Piacenza a passare alla mietitrebbia. Una Laverda 100 autolivellante, indispensabile dal momento che l’area di lavoro, ci spiegano, si estendeva dalle pianure attorno a Piacenza fino agli Appennini, sia emiliani, sia pavesi. «Avevamo la sede in val Trebbia, dalle parti di Bobbio. Scendevamo a raccogliere fin quasi a Piacenza e salivamo su, fino al monte Penice, per scendere poi nelle vallate dell’Oltrepò Pavese, arrivando nelle valli Staffora e Tidone». Ai tempi, prosegue Fausto Marchesi, si poteva trebbiare prima in pianura e poi in collina perché i tempi di maturazione erano diversi. «Il cambiamento climatico non aveva ancora unificato la raccolta: tra la trebbiatura in pianura e quella nelle valli passavano due settimane. In più, gli agricoltori erano molto più disposti ad aspettare rispetto a oggi».
Alla prima mietitrebbia ne seguì una seconda e poi una terza, sempre Laverda: era ormai nata la Marchesi Flli. «Prendemmo un’altra 100 e poi la 112, a seguire una 3550. Non ci fermavamo mai: ogni anno compravamo una mietitrebbia per restare al passo con i tempi ed essere competitivi, passando via via a nuove generazioni di macchine più performanti. Per esempio, autolivellanti come la AL 59 di New Holland. Qualche anno dopo, a fine anni Novanta, ritirammo una Dominator 198, la nostra prima Claas, da un contoterzista che stava chiudendo l’attività».

Riparatori da sempre
«La nostra prima Laverda 100 era in cattive condizioni: usurata e da riparare. Lavorammo tutto l’inverno per sistemarla e poterla usare nella stagione successiva». Si può dire che il destino dei Marchesi fosse già scritto in quella prima esperienza con la mietitrebbia, in fondo. «Da allora abbiamo sempre riparato e modificato le nostre macchine. A una AL 1540 di New Holland rifacemmo il canale elevatore, perché aveva la ralla fissata sulla barra e in discesa non si abbassava abbastanza, limitando l’introduzione di prodotto. Fu difficile, ma quell’esperienza ci servì in futuro». Fu necessario parecchio lavoro anche per rimettere in sesto la prima Claas, un modello piuttosto vecchio. «Ci lavorammo mesi prima di ottenere una macchina che funzionasse a dovere. In seguito comprammo molte altre Claas, a fianco delle Laverda. Medion, Tucano e Lexion, perlopiù, fino ad arrivare alla Trion», ricorda Gabriele Marchesi.
Torniamo però ai tempi morti. «Dal momento che facevamo soltanto raccolta, autunno e inverno erano mesi vuoti per noi. Per aver qualcosa con cui riempirli, cominciammo coi lavori di carpenteria e officina. Riparavamo trattori per gli agricoltori della val Trebbia, ma iniziammo anche a fabbricare attrezzi. Dapprima lame da neve e poi caricatori frontali per i trattori. Dal 2008, quando divennero obbligatori, iniziammo a costruire gli archi di protezione.

La vera passione dei Marchesi è però quella delle mietitrebbie. Il tarlo nel sangue, come dice Fausto. Pertanto, anche in officina fu impossibile star lontano da battitori e scuotipaglia. «Iniziammo a trasformare le macchine Deutz in versioni livellanti. Non avevamo un contratto diretto con loro; lavoravamo come terzisti per conto di un’altra società». Nello stesso periodo, la Marchesi F.lli stipulò un contratto con Same Deutz-Fahr per l’assistenza in campo alle macchine da raccolta. «Non ci occupavamo più solo di officina - ricorda Gabriele - ma garantivamo il supporto tecnico su tutto il territorio nazionale e anche in alcuni paesi del Nord Africa. Iniziammo con i prodotti di Sampo Rosenlew e proseguimmo, per un breve periodo, anche con quelli costruiti in Croazia». Il riferimento è alla partnership nata tra Sdf e Sampo Rosenlew, a seguito dell’acquisto di una quota societaria del gruppo finlandese, circa 25 anni fa. Una collaborazione poi cessata con l’acquisizione dello stabilimento croato di Županja, dove il gruppo di Treviglio iniziò a produrre mietitrebbie su propri progetti. «Dopo pochi anni, tuttavia, Deutz smise di vendere le livellanti e di conseguenza non fu più necessaria la nostra collaborazione».
Inizia in quegli anni, tuttavia, il rapporto con Claas. La Fratelli Marchesi suggerì alcune modifiche per la Tucano Montana, che faceva parte del suo parco macchine, e fu successivamente coinvolta nel progetto della nuova autolivellante, da cui sarebbe nata la Trion. «Lavorammo assieme agli ingegneri tedeschi, che si dimostrarono molto collaborativi e appassionati. I test del primo prototipo furono fatti nella nostra azienda, in alta Val Trebbia. Successivamente portarono il prototipo in altre zone dell’Appennino per ulteriori prove». Ancor oggi, la Trion Montana 4 numero 001 fa parte del parco macchine della Fratelli Marchesi.

Attività suddivisa
Oggi i Marchesi producono il sistema di livellamento posteriore per le Claas Lexion e Trion. Che giudicano - parole loro - nettamente superiori alle altre semilivellanti presenti sul mercato. «Vantano soluzioni che le rendono uniche. In particolare, la doppia trazione con gestione elettronica della trazione idraulica e meccanica, che insieme al sollevatore posteriore permette di operare in alta collina in totale sicurezza. A ciò si aggiunge la compensazione della barra sincronizzata con il sollevatore posteriore, un’innovazione decisiva per la stabilità e la precisione del taglio».
Torniamo però al lavoro da contoterzisti. Oggi come cinquant’anni fa, Fausto e Gabriele, assieme a tre dei figli di quest’ultimo, continuano a fare soltanto raccolta. Con cinque macchine, tutte Claas. «Oltre alla Trion, abbiamo quattro Lexion, di cui una semi-livellante. Le altre sono mietitrebbie fisse, da pianura, perché ormai raccogliamo soprattutto nella parte bassa della provincia di Piacenza, senza più sconfinare in Lombardia. Del resto, sulle colline ci sono diverse aziende che possiedono mietitrebbie: tutte quelle un po’ grandi ne hanno una. Macchine vecchie di decenni, ma che fanno comunque il loro lavoro e spesso raccolgono anche il grano del vicino».

È poi cambiata, prosegue Fausto, la cerealicoltura. «Per esempio, non si trebbia più mais. Anni fa la campagna durava due settimane, adesso il poco che c’è lo tirano via con le trinciacaricatrici. Anche molti cereali a paglia finiscono trinciati, del resto. I biodigestori, come si dice, hanno fame».
Anche se il lavoro si riduce, Fausto e Gabriele tengono duro e restano fedeli al loro sogno di ragazzi. «Prendere anche noi la trincia? No, non è il caso. Non è il nostro lavoro. Noi nasciamo e restiamo trebbiatori, anche se ormai lo facciamo per passione più che per guadagno. Raccogliamo il grano di clienti che sono anche amici e nel farlo ci divertiamo. Siamo trebbiatori e moriremo trebbiatori».
Sicurezza prima del guadagno
La forza lavoro che fa trebbiatura, alla Marchesi Flli, è la stessa impegnata nell’officina: una decina di addetti in tutto, in larga parte under 30, che in inverno fanno lavori di carpenteria e in estate salgono sulle mietitrebbie. Dieci operatori, tra cui i due figli di Gabriele William e Andrea, oltre a Katia, che fa amministrazione e, quando serve, sale sul furgone per scortare le trebbie. Dobbiamo poi aggiungere i due titolari, che ovviamente non si lasciano scappare l’occasione di tornare al volante. Una dozzina di persone per cinque mietitrebbiatrici: il rapporto è decisamente sproporzionato. «Per politica aziendale, ogni nostra macchina è presidiata da due operatori. Non si tratta soltanto di una tradizione ereditata dalle difficoltà del lavoro in pendenza, ma di una scelta strategica che abbiamo voluto mantenere anche oggi che operiamo prevalentemente in pianura.
Avere due persone a bordo - ci spiega Gabriele - garantisce una gestione impeccabile della tecnologia e dei parametri di raccolta, assicurando al contempo la massima tutela dell’operatore. Per noi, preservare l’essere umano è una priorità assoluta. Inoltre, questo sistema ci permette di mantenere standard di efficienza elevatissimi, riducendo la fatica operativa e garantendo una lucidità costante, che un uomo solo, dopo molte ore di lavoro, non potrebbe assicurare».
«Siamo consapevoli che si tratti di un sistema costoso e che può sembrare meno produttivo in termini di numeri puri - aggiunge Fausto - ma preferiamo investire sulla sicurezza e sul benessere dei nostri collaboratori, piuttosto che aumentare il profitto a rischio della loro integrità. Per la Marchesi F.lli, la qualità del lavoro passa innanzitutto attraverso la serenità di chi sale sulle nostre macchine».





