Il prezzo dei carburanti è il risultato di vari fattori, il primo dei quali è certamente dovuto al costo industriale, a sua volta determinato da quello del petrolio greggio, a cui va aggiunto il costo di raffinazione e di distribuzione in rete. A livello internazionale questi costi “base” possono essere diversi e dipendono dalle condizioni del paese di riferimento: chi produce più del proprio fabbisogno avrà un prezzo minore di chi deve importarne una parte più o meno grande, a parte eventuali impegni commerciali.
Con il petrolio a 80 dollari al barile (circa 160 litri) la materia prima incide per 50 centesimi al litro, ma se il prezzo sale a 160 dollari al barile, la base supererebbe la soglia psicologica di 1 euro al litro: sommando gli altri costi di produzione, si potrebbero facilmente superare i 2 euro. A questo costo si devono aggiungere l’accisa e l’Iva, nella misura minima stabilita dall’Ue: circa 36 centesimi al litro per la prima, mentre l’Iva sui carburanti stradali va dal 15% al 27%. In Italia l’accisa ordinaria sul gasolio è di circa 65 centesimi per l’impiego stradale, che si riducono a 13 centesimi per il gasolio agricolo; l’Iva è del 22%, ridotta al 10% per i carburanti a uso agricolo.
Come si può vedere dalla tab. 1, i prezzi sono molto diversi, a parte Malta che ha regole proprie dovute all’isolamento rispetto al continente; in generale, gli stati di più recente adesione alla Ue hanno accise inferiori, talvolta compensate da una maggiore incidenza dell’Iva. La tab. 1 si riferisce a una situazione di crisi (al 13 aprile scorso), con quotazioni del petrolio aumentate rispetto alla norma, un fattore che tende a livellare i prezzi alla pompa. Se considerassimo l’accisa ordinaria, senza la temporanea riduzione decisa dal governo, l’Italia sarebbe seconda solo ai Paesi Bassi per il costo del gasolio, e per pochi centesimi. Un primato poco piacevole per un Paese che trasporta su strada gran parte delle proprie merci, a differenza di altri partner europei che si affidano in prevalenza a ferrovie e acque interne.
Le agevolazioni
Le agevolazioni sul gasolio impiegato in agricoltura riguardano gran parte dell’Unione, eccetto alcuni paesi dell’Europa orientale che tuttavia adottano un regime di tassazione più favorevole. Grazie alla riduzione temporanea dell’accisa ordinaria, anche quella sui carburanti agricoli (che incide per il 22%) si è ridotta in misura corrispondente: l’accisa sul gasolio agricolo è ora di 10,3 centesimi al litro (invece di 14,7). Le istanze presentate in modo trasversale dal mondo agricolo, complice una certa preoccupazione sulla situazione dei mercati internazionali, hanno indotto speranze forse eccessive: un’eventuale soppressione delle accise sul gasolio porterebbe un vantaggio minimo.
Molto più favorevole, in questa direzione, è il riconoscimento di un credito d’imposta sull’intera spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio, come stabilito dal decreto varato il 3 aprile. Il testo dovrà certamente essere modificato nel corso della conversione in legge, sia per estenderne la portata a tutto il periodo di crisi sia per precisare che fra i beneficiari dell’agevolazione devono essere compresi tutti coloro che hanno titolo per impiegare gasolio agricolo. L’attuale limitazione al solo mese di marzo appare quanto meno riduttiva, perché a quella data gran parte del territorio nazionale era fermo con i lavori per motivi climatici, mentre le perturbazioni sul mercato dei carburanti durano tuttora.








