Molto spesso, dall’evoluzione di un’azienda agromeccanica è possibile ricostruire l’evoluzione dell’agricoltura nel suo complesso. Almeno, per quel determinato territorio. La storia aziendale della Fratelli Casonato di San Polo di Piave (Tv) è un bell’esempio di quanto quest’ipotesi sia vera. Raccontammo la loro attività già quindici anni fa, quando la ditta era gestita da Gianantonio, Luigi e Massimo Casonato. Un’azienda, così ci apparve nel 2011, in piena espansione, con una solida base nei tradizionali lavori per le colture estensive e un ramo, in promettente crescita, dedicato a giardinaggio e lavori municipali. Oggi molto è cambiato. Di pari passo, per l’appunto, con i cambiamenti incorsi nell’agricoltura del Trevigiano.
Due fratelli, due rami
Partiamo dal quadro societario: a gestire l’azienda sono rimasti in due, Gianantonio e Massimo. Luigi, qualche anno fa, ha fondato un’azienda propria, portando con sé una parte dei dipendenti e il settore dei lavori municipali. «Facciamo ancora qualche lavoro di giardinaggio anche noi, ma più che altro per riempire i tempi morti. Abbiamo contratti con qualche Comune e con l’azienda di bonifica» precisa Gianantonio.
Anche per quanto riguarda il settore agricolo vi sono stati cambiamenti significativi, che vanno per l’appunto di pari passo con l’evoluzione dell’agricoltura in zona. Quando visitammo per la prima volta l’azienda, già si vedeva una chiara tendenza all’ampliamento della superficie vitata, ma i Casonato non erano, a quel momento, entrati nel settore. Non in modo organico, quantomeno. Lo hanno fatto negli anni successivi, come ci racconta ancora Gianantonio: «Nel 2012 acquistammo la prima vendemmiatrice meccanica, seguita da un’altra nel 2014 e da una terza nel 2018. Tutte Braud-New Holland. Al momento ne abbiamo due, piuttosto datate. Per la campagna 2026 ne manderemo una in rottamazione e sostituiremo l’altra, in modo da avere macchine performanti e in linea con il progresso tecnologico che si è avuto in questo ambito».
Parallelamente, prosegue il contoterzista, l’azienda si è disimpegnata dalla raccolta dei cereali. «Abbiamo ancora due mietitrebbie Laverda, con molti anni alle spalle. La più vecchia, del 2012, la venderemo quest’anno, perché non la usiamo più. La domanda di raccolta cereali è ai minimi, come del resto stanno scomparendo tutti i campi di seminativi. Si fa poco grano, un po’ di mais e un po’ più di soia, ma gli agricoltori corrono a impiantare vigneti ovunque possono, visti i prezzi delle uve». I conti, del resto, sono presto fatti: mentre il grano staziona sotto i 25 euro per quintale e il mais non si discosta molto da quel valore, le uve da Prosecco hanno raggiunto, nel 2025, i 125 euro per quintale, con una produzione, ammessa da disciplinare, di 180 quintali per ettaro.
«Pur tenendo conto dei costi di coltivazione molto superiori, della manodopera e tutto quanto, a fine anno si ha comunque un guadagno di circa diecimila euro per ettaro. Per questo motivo si impiantano sempre nuovi vigneti e il costo dei terreni vitati ha raggiunto i 300mila euro per ettaro». Ad acquistare, spiega Casonato, sono soprattutto agricoltori che hanno già alcuni ettari di prosecco e, trovandosi con capitali da investire, li usano per allargare il vigneto.
Assistenza alla viticoltura
Per i Casonato, oggi i due settori principali di attività sono i seminativi e la viticoltura. «Se nel 2011 il settore del verde aveva assunto un ruolo importante, negli ultimi anni abbiamo rivolto l’attenzione nuovamente verso l’agricoltura, che rappresenta le nostre radici e la nostra identità più profonda», conferma Gianantonio. La viticoltura, in particolare, sta dando buone soddisfazioni.
«Ci siamo specializzati nella gestione del vigneto. Che, a differenza dei seminativi, impegna la manodopera tutto l’anno. Abbiamo fatto investimenti importanti nelle macchine per trattamenti con recupero di prodotto - al momento ne abbiamo tre - ma facciamo anche molte lavorazioni manuali. La potatura, per esempio, tiene impegnati i dipendenti, tutti molto giovani e preparati, nei mesi invernali. Quando arriva il momento di trattare - aggiunge l’agromeccanico trevigiano - la squadra si divide: chi è addetto ai trattamenti salta sul trattore, gli altri continuano con i lavori manuali e le attività meccaniche sul pieno campo, che è comunque un settore che seguiamo ancora con molta attenzione».
A gestire il personale ci sono naturalmente Gianantonio e Massimo, ma anche Eric, figlio di quest’ultimo, e Daniele Moretti, figlio adottivo di Gianantonio. «Qualche anno fa, terminati gli studi, mi ha chiesto di provare a lavorare con noi e si è appassionato subito alla viticoltura. Oggi ci dà un grosso aiuto: non soltanto operativo, ma anche di gestione delle squadre di lavoro e dell’attività nei vigneti». Oltre a potature, trattamenti e raccolta, il team dei Casonato fa anche qualche impianto manuale e posa i pali negli impianti realizzati con sistemi meccanici. Rinnova inoltre i vecchi impianti, riportandoli allo splendore del passato. «I vigneti rinnovati acquistano valore e i proprietari, a lavoro finito, ci ringraziano».

Servizio completo
«Un numero sempre maggiore di proprietari decide di delegarci la gestione completa dei loro terreni, che siano seminativi o vigneti», racconta Casonato. Una tendenza ben nota nel settore e che sta portando molti contoterzisti a diventare quasi degli agricoltori per procura. «Sono soprattutto famiglie in cui l’agricoltore si ritira per raggiunti limiti di età e i figli fanno altri lavori, per cui nessuno ha tempo di curare i terreni. Per questo li affidano a noi, lasciandoci in sostanza mano libera su come gestirli. Ogni tanto chiedono informazioni, ma si fidano delle nostre scelte e quando vedono arrivare i soldi frutto dei raccolti capiscono che hanno fatto bene a fidarsi».
Come molti altri colleghi, anche i Casonato stanno inoltre ampliando la quota di terreni in affitto o proprietà. «Siamo a 25 ettari vitati e una ventina di campo aperto. Li lavorano due dei nostri dipendenti, mentre gli altri sei, oltre a mio fratello e a me, seguono la ditta agromeccanica».

Partnership con Sdf
L’immancabile tour nei capannoni genera qualche sorpresa. Troviamo le vendemmiatrici - Braud-New Holland, come anticipato - e le due mietitrebbie Laverda. Parecchie attrezzature, tra cui spiccano i tre irroratori con recupero della Europiave. Il colore dei trattori, se escludiamo due John Deere 6R, lascia però stupiti: un inatteso nero e oro che, al primo impatto, non rimanda a nessuno dei costruttori più noti.
Basta però una rapida occhiata, per rendersi conto che le macchine sono quasi tutte Deutz-Fahr. «Sì, è vero: dal 2013 abbiamo scelto nero e oro come colori aziendali. Abbiamo pensato che una ditta agromeccanica deve rendersi riconoscibile, soprattutto se ha macchine di colori diversi. Per cui, dopo averci un po’ pensato, con mio fratello abbiamo deciso per il nero, con mascherine dorate. Che sono, poi, i colori con cui la Lotus correva in Formula Uno ormai quarant’anni fa. Per questo motivo tutti i nostri trattori, indipendentemente dal marchio, hanno questi colori».
Il nero è anche, per inciso, il colore che distingue oggi i Deutz-Fahr in allestimento Warrior. «È vero, ma prima dei Warrior sono arrivati i nostri trattori. I primi due Agrotron dipinti di nero sono del 2013, quelli ufficiali, di Sdf, furono presentati al Sima del 2015. Non voglio dire che Deutz-Fahr abbia copiato da noi, ma sicuramente prima ci sono stati i Deutz-Fahr neri dei fratelli Casonato e poi sono arrivati i Deutz-Fahr Warrior».
Anniversari e ristrutturazioni
L’azienda della famiglia Casonato ha festeggiato nel 2025 i 35 anni di attività, radunando amici e clienti nei capannoni della ditta. Nulla di paragonabile, comunque, al 25° anniversario, quando un centinaio di persone, compresi i vertici di Sdf, si ritrovarono a San Polo di Piave per la ricorrenza.
Negli ultimi anni, i Casonato si sono mossi anche sull’edilizia aziendale, ristrutturando la sede e ricavando spazi per i dipendenti, e sull’amministrazione, assumendo un’addetta alla contabilità e alla gestione del personale.





