Tante volte in questa rubrica gli intervistati ci hanno raccontato che senza passione non è possibile lavorare nel settore agricolo. Non esula da questo “dogma” nemmeno l’azienda protagonista di questo mese, che tra l’altro non ha proprio le caratteristiche di una tradizionale impresa agromeccanica. Fondata nel 1947 dai fratelli Angelo e Alessandro Merlin in quel di Asparetto di Cerea, piccola frazione della Bassa Veronese, per svolgere lavori in conto terzi di aratura e soprattutto trebbiatura, venne portata avanti dai quattro figli dei due fratelli, ovvero Giuseppe, Luigi, Claudio e Giancarlo Merlin, che nel 1980 fondarono la Merlin Giuseppe & C., aggiungendo all’aratura e alla trebbiatura i servizi di livellamento e bonifica dei terreni. Acquistarono quindi livelle, ruspe, escavatori e camion, allargandosi al settore edile e fornendo anche lavori di frantumazione della roccia per la produzione di stabilizzato.

La terza generazione
Oggi lavora in azienda la terza generazione, perché Claudio e Giancarlo hanno complessivamente quattro figli, ma di questi solo i due più giovani (Francesco e sua cugina Valentina) hanno deciso di dare quell’energia che cominciava a scarseggiare nei loro genitori, soprattutto sul fronte agricolo (e qui torniamo al passaggio iniziale sulla passione per l’agricoltura). Per questo hanno iniziato a investire soprattutto sulle macchine da raccolta, senza trascurare le macchine per il movimento terra. E in particolare hanno insistito sull’importanza di livellare in modo corretto, giustificando così il costo importante di un livellamento fatto a regola d’arte: «A coprire le buche siamo capaci tutti, ma fare un livellamento che poi porti il frutto che desidera l’agricoltore, è tutta un’altra storia – esordisce Francesco –. L’investimento è sicuramente di quelli importanti, ma ti evita ogni possibile successiva criticità nel terreno. E questo lo possiamo sostenere sulla base degli studi e dell’esperienza che abbiamo da due generazioni a questa parte. In sostanza, sotto i 15 centimetri non si usa più la livella, ma il dozer – continua Francesco – ovvero le lame. Bisogna fare le scoperture, si riporta la terra bianca o la sabbia (comunque terra inerte) dove c’è più o meno spostamento, per poi coprire con tutta la parte vegetativa in modo da creare sempre i 40-50 centimetri di strato coltivabile prestante».
Come livelle i Merlin da sempre usano Rossetto e al momento ne hanno due, una da 4,5 m e una da 6 m. Per gli spostamenti di terreno sono dotati di scraper Caterpillar e nel caso di distanze lunghe o quando c’è molto materiale da caricare, hanno a disposizione anche due camion.
Per quanto riguarda la precisione del lavoro, Francesco non si fida tanto dei sistemi Gps. «Al momento preferisco ancora il laser, anche se ricorriamo al Gps (Leica) per tutta la fase di progettazione, in base alla quale calcoliamo le aree di scopertura, finitura ecc. Ci affidiamo al laser anche per il livellamento e la posa dei dreni per gli impianti di drenaggio di subirrigazione».
I vantaggi del livellamento e della subirrigazione
Purtroppo, però, non tutti gli agricoltori capiscono i vantaggi di un’operazione come quella del livellamento. «Gli agricoltori – risponde Francesco – oggi si suddividono in due categorie: i veri imprenditori agricoli e quelli che invece si sono ritrovati dei campi da gestire. Questi ultimi si affidano agli agromeccanici per le lavorazioni base, ma guardano più alla stagionalità che non al lungo termine. Ma oggi l’agricoltura non è più l’hobby degli anni ‘90, va fatta con imprenditorialità e con scelte basate su dati, non “a sentimento”. Fortunatamente, essendo in pista da praticamente 80 anni, abbiamo fatto una scrematura importante negli anni, che ci ha portato a selezionare i clienti. Rimane il fatto che il nostro è un intervento oneroso e lo capisce solo chi ha le competenze, cioè l’imprenditore agricolo. Il livellamento fatto bene ti protegge le colture allo stesso tempo da ristagno d’acqua e da siccità, fenomeni che purtroppo sono sempre più frequenti. Oggi, poi, abbiamo la tecnologia che ci supporta: noi ci appoggiamo alla piattaforma FieldView (che utilizziamo anche per la mappatura di resa su una delle quattro mietitrebbie) per tenere monitorati i campi dove andiamo a fare i livellamenti e a posizionare il drenaggio.
L’impianto di drenaggio sotterraneo è fondamentale per la tutela della fase di sviluppo radicale e di accestimento delle colture autunno-vernine (orzo, frumento, colza), per non parlare del migliore “spunto” delle piante. Tra l’altro, il livellamento è un’operazione che si fa una volta sola e sistema definitivamente il terreno con le pendenze giuste, in modo da non avere mai problemi di gestione dell’acqua. Alcuni agricoltori nostri clienti, che seguono le regole della rotazione (frumento, riso, soia, mais e pomodoro), mi hanno riferito che l’investimento si ripaga in tre anni al massimo».
Tornando alla subirrigazione, anche in una stagione drammatica come quella di quest’anno ha consentito rese superiori all’irrigazione convenzionale. «Su terreni argillosi “importanti”, dove cioè tendenzialmente non si irriga, perché l’umidità del terreno è comunque elevata, con la subirrigazione abbiamo raccolto 110 q/ha di mais, contro i 90 q/ha del non irrigato. Un 20% in più che non è poco, anche se stiamo parlando di aziende abituate a portare a casa 170-180 q/ha senza irrigare».
Fatturato per lo più agricolo
Mediamente il fatturato dell’azienda Merlin è generato per il 70% dal settore agricolo, compresi la parte di trebbiatura e i lavori come la pulizia dei fossi e la manutenzione in generale per le varie aziende agricole che da sempre operano con loro. Il versante edile è meno costante e più soggetto a fluttuazione negli anni. «Per come siamo strutturati – confermano Francesco e Valentina – la fetta più importante è quella agricola. Domani vedremo, perché negli ultimi due anni stiamo lavorando per capire dove dirigere le attività future».
A proposito di colture, i Merlin seguono «tutto quello che entra nella mietitrebbia – riferiscono Francesco e Valentina sorridendo – quindi frumento, soia, mais (anche da popcorn), sorgo, colza, girasole. Come macchine agricole abbiamo “solo” mietitrebbie (quattro) e trattori (tre), dopo di che ovviamente livelle, dozer, scraper ed escavatori per i livellamenti. Mediamente arriviamo a trebbiare circa 2mila ettari all’anno e crediamo che evitare tutte le altre lavorazioni agricole sia la scelta giusta. Se mai, dobbiamo ampliare un pochino il raggio di intervento, perché siamo tra i pochi a fornire il servizio di livellamento, crediamo di lavorare bene e vogliamo farci conoscere di più».
Oltre al conto terzi i Merlin possiedono anche un’azienda agricola di 70 ettari (di cui 20 in affitto), con un parco macchine che comprende macchine per la lavorazione del terreno, seminatrici, spandiconcime, guide satellitari ecc., che però chiaramente non vengono usate nel conto terzi.
Personale giovane e preparato
Capitolo manodopera. Nel mondo agromeccanico uno dei problemi più attuali è il reperimento di personale qualificato, ma i Merlin sono in un certo senso una voce fuori dal coro. «Abbiamo quattro dipendenti fissi giovani e ci troviamo molto bene – rispondono Francesco e Valentina – sempre disponibili, umili e disposti a imparare, il che non è poco per giovani come loro. Quindi ci riteniamo fortunati, abbiamo trovato quattro ragazzi che si danno da fare e ci stanno aiutando molto».
E poi ci vuole la passione. «Senza quella non puoi lavorare in agricoltura – ribadisce Valentina –. Del resto, anche nella nostra famiglia solo in due su quattro figli abbiamo deciso di rimanere in azienda. Io la passione l’ho avuta fin da bambina: per me venire in azienda era come andare al parco giochi. Volevo sempre andare a trebbiare con mio papà e non dimenticherò mai la volta che a causa di un contrattemo venne a prendermi a scuola con la mietitrebbia: mi sono sentita la padrona del mondo. Poi crescendo, ci siamo sempre più resi conto che senza agricoltura non si mangia e che chi aveva condotto questa azienda per tanti anni con grande impegno meritava rispetto. Per questo cerchiamo di dare continuità».

Capitolo sindacato e mosse future
Facciamo come sempre anche un passaggio sul fronte sindacale. «Crediamo che un’associazione di categoria sia fondamentale – rispondono Valentina e Francesco – tanto che mio padre (Claudio) è da sempre consigliere (e da un paio d’anni revisore dei conti) in Apima Verona. Anche Francesco adesso è consigliere. Le problematiche sono tante, ci sono molti nodi da sciogliere (vedi il problema di trovare giovani preparati e qualificati) e occorre trovare soluzioni, ma l’associazione nazionale con quelle provinciali stanno lavorando per rilanciare la categoria a livello politico, perché, diciamolo chiaramente, siamo letteralmente trascurati dalla politica».
Chiudiamo con le idee di Francesco e Valentina per il futuro. «Da inizio 2026 abbiamo incaricato una persona per un controllo di gestione dall’interno dell’azienda – rispondono – perché gli investimenti che si fanno nel nostro settore sono altissimi, per non dire folli. Per questo abbiamo ritenuto che ci fosse bisogno di un controllo attento all’interno della nostra attività. Ci siamo resi conto che spesso la frenesia del momento, della stagione e dei tanti lavori che dobbiamo seguire ci può portare magari a non accorgersi di situazioni che possono danneggiare la nostra azienda. Finora lo abbiamo fatto noi, ma in modo non ragionato, quindi la riteniamo una mossa fondamentale, perché capita di trascurare dei dettagli, che alla fine non si rivelano tali, perché possono finire con il rovinare settori e rami dell’azienda».






