Mietitrebbie come metterle a punto

Si usano pochi mesi l’anno e in quei momenti non possono lasciarti a piedi

L’incubo di ogni contoterzista è la rottura della mietitrebbia nel pieno della campagna del grano o del mais: giorni in cui c’è appena il tempo per respirare, figurarsi se si può stare ore fermi in mezzo al campo ad aspettare l’arrivo dell’assistenza. Che, ben conoscendo i ritmi di lavoro di quel periodo, peraltro solitamente interviene a tempo record.

A ogni modo, la mietitrebbia, per definizione, non dovrebbe rompersi, perché lavora soltanto poche settimane l’anno e in quel lasso di tempo deve essere sempre al 100%, per ripagare i lunghi mesi di fermo dall’autunno alla tarda primavera.

Ecco dunque che diventa indispensabile una accurata manutenzione invernale, come sanno benissimo i nostri lettori. Un controllo approfondito di tutte le parti soggette a usura ma anche delle cinghie, delle pulegge, delle catenarie e quant’altro può evitare problemi durante i mesi della raccolta. Indispensabile almeno quanto l’ispezione è la manutenzione, che va dall’ingrassaggio alla sostituzione delle griglie rotte o dei crivelli danneggiati. Nei momenti di massimo lavoro si effettua infatti soltanto una manutenzione ordinaria: pulizia dei radiatori, ingrassaggio delle parti più a rischio e una soffiata veloce laddove si può. Il resto è per l’appunto rinviato ai mesi freddi.

Da ultimo, un’operazione che non può mancare è la pulizia, anche per evitare l’arrivo di indesiderate colonie di topi che bivaccano e si riproducono tra crivelli e coclee.

Per tutti questi motivi è consuetudine dei contoterzisti effettuare una approfondita revisione invernale delle macchine da raccolta, smontando le parti più sensibili e sostituendole quando necessario. Un’operazione che un tempo era comune in tutte le aziende agromeccaniche e che non richiedeva alcun intervento esterno, ma che da qualche anno si effettua con l’aiuto di un tecnico della concessionaria, perlomeno per la parte elettronica, diventata ormai fondamentale anche sulle macchine di fascia più bassa e che soltanto personale in possesso del software di gestione e delle chiavi di accesso può controllare.

A parte questa eccezione, comunque, la maggioranza dei contoterzisti italiani effettua ancora con il proprio personale operazioni come ispezione degli organi di trebbiatura, dell’alimentatore, delle varie cinghie e poi sostituzione delle parti usurate, pulizia e ingrassaggio.

Leggi l’articolo completo su Il Contoterzista n. 7-8/2016 - L’edicola de Il Contoterzista

 

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