La differenza tra risparmio e investimento

Le tecniche conservative richiedono anni per realizzarsi al meglio. Solo così si traducono in una sorta di investimento sul futuro

L’obiettivo dell’agricoltura conservativa risiede nella capacità del terreno agrario di mettere a disposizione delle colture gli elementi nutritivi, riducendone le perdite per dilavamento o percolazione in profondità.
Per ottenere questo risultato è necessaria la creazione di uno strato attivo sufficientemente profondo (dalla superficie a 30-40 centimetri circa), molto permeabile e capace di assorbire rapidamente anche quantitativi elevati di pioggia o di acqua irrigua. In questo strato è fondamentale il ruolo della sostanza organica: i residui colturali si accumulano in superficie e rilasciano composti organici che si legano alle particelle minerali (e specialmente ai microscopici foglietti di cui sono composte le argille), che garantiscono, da un lato, una forte capacità assorbente, dall’altro, un rilascio lento e costante. In pratica, la “nuova” tecnica consente di migliorare la capacità del suolo di assorbire e scambiare le molecole dei nutrienti – in primo luogo i nitrati – che in un terreno povero di composti organici passano rapidamente nella soluzione circolante e, da qui, nelle falde o nei corsi d’acqua superficiali.
Poiché il processo si fonda sulla decomposizione della sostanza organica e sulla migrazione dei suoi componenti in profondità, senza procedere a un interramento fisico di tutti i residui colturali, l’agricoltura conservativa si avvale in larga misura delle lavorazioni ridotte, fino alla semina diretta. Abbiamo detto in altra sede che il processo richiede alcuni anni per realizzarsi nella sua forma migliore: si tratta quindi di un investimento sul futuro e non di una tecnica “di rapina” legata solo alla riduzione delle lavorazioni. L’esperienza ha infatti dimostrato che la sola sostituzione delle lavorazioni con la semina diretta porta, nel giro di un paio d’anni, a una più o meno evidente contrazione delle rese, che è tutto il contrario di ciò che si vuole realizzare. Nelle condizioni più estreme – regime a sodo permanente – l’abolizione delle lavorazioni al terreno comporta un accurato controllo del traffico di superficie: mai entrare in campo con terreno umido, specie se le gomme delle macchine agricole possono compattare il terreno, ridurre il numero degli interventi e aumentare il rapporto fra superfici trattate e calpestate.

Vedi tabella Seminatrici da sodo

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