Verucchi, 40 anni di tradizione

La famiglia Verucchi: da sinistra Cristian, Claudio, Achille e Claudia.
L’azienda Verucchi nel Bolognese opera da oltre quattro decenni. Facendo sostanzialmente di tutto in campo agricolo. Ma non solo
I John Deere 8000, pur dopo l’acquisto del 9520 Rx, sono ancora cinque: sintomo di grande impegno sulle lavorazioni pesanti.
I John Deere 8000, pur dopo l’acquisto del 9520 Rx, sono ancora cinque: sintomo di grande impegno sulle lavorazioni pesanti.
I Verucchi raccolgono grano, mais e soia con cinque mietitrebbie, tutte John Deere.
I Verucchi raccolgono grano, mais e soia con cinque mietitrebbie, tutte John Deere.

Non è la prima volta che facciamo tappa ad Anzola dell’Emilia, base operativa della famiglia Verucchi. Dalla nostra precedente visita, tuttavia, sono passati ormai 14 anni e, ovviamente, molto è cambiato, in questo periodo. L’azienda, per esempio, si è ulteriormente ingrandita, tanto che oggi conta una ventina di dipendenti, cinque mietitrebbie, tre trinciacaricatrici e una quarantina di trattori, uno più uno meno. Ha affrontato la crisi dell’edilizia e ne è uscita in piedi. In più Claudio, figlio del fondatore, ha assunto un importante ruolo “politico”, diventando presidente dell’Atma, l’Associazione provinciale degli agromeccanici bolognesi che proprio nel 2016 festeggia i 70 anni di vita. Ce n’è abbastanza, insomma, per tornare a parlare di questa dinamica impresa di lavorazioni in conto terzi; una delle principali del territorio, peraltro.

Il nuovo coltivatore della Maschio, acquistato appositamente per lavorare con il maxi cingolato 9 Rx.
Il nuovo coltivatore della Maschio, acquistato appositamente per lavorare con il maxi cingolato 9 Rx.

Prima di tutto, però, facciamo un ripasso di storia. La Verucchi Achille Snc nasce nel 1974, grazie ad Achille Verucchi e alla moglie Eludia Scavazza. Nel corso degli anni, l’impresa di famiglia si allarga, assorbendo i terreni in precedenza gestiti da contoterzisti che, raggiunta l’età della pensione, abbandonano l’attività. Non così i Verucchi, grazie anche alla seconda generazione di agromeccanici, i figli Claudio e Claudia Verucchi, che seguono le orme dei genitori e li affiancano nella conduzione, sostenuti dai coniugi Silvia e Marco. Negli ultimi anni si sono poi aggiunti Cristian e Nicholas, figli di Claudio, e le cugine Martina e Francesca Monti, figlie di Claudia. Arriviamo così ai giorni nostri, quando la Verucchi Achille gestisce alcune migliaia di ettari su un territorio che va da Modena a Ferrara e conta, come si è visto, sul lavoro di una ventina di persone. «Tutti elementi responsabili e importantissimi per la nostra azienda. Se non avessimo collaboratori come questi, la nostra azienda non sarebbe quello che è e senza la loro grande disponibilità non potremmo fare quel che facciamo», esordisce Claudia.

Ciclo completo

Tre trinciacaricatrici in azienda, tra cui la nuovissima 8600i.
Tre trinciacaricatrici in azienda, tra cui la nuovissima 8600i.
Attualmente la famiglia gestisce quasi 600 ettari di superficie, tra i terreni dei clienti e quelli a conduzione diretta.
Attualmente la famiglia gestisce quasi 600 ettari di superficie, tra i terreni dei clienti e quelli a conduzione diretta.
9520 Rx, il primo mai arrivato in Italia. In tre mesi ha già raggiunto le 350 ore di lavoro.
9520 Rx, il primo mai arrivato in Italia. In tre mesi ha già raggiunto le 350 ore di lavoro.

Cosa fanno, a proposito, i Verucchi? Sostanzialmente, di tutto. «L’intero ciclo dei lavori agricoli, per cominciare: aratura, preparazione, semine, trattamenti e chi più ne ha più ne metta», ci dice il fratello Claudio. A seguire, naturalmente c’è la raccolta, con le già citate cinque mietitrebbie e le tre trince. Già basterebbe a impegnare una bella squadra di uomini, ma i Verucchi non si fermano certo qui. «Facciamo anche le bietole, con due scavabietole e una sterratrice. Peraltro, due delle macchine sono state acquistate tre anni fa, quando ormai più nessuno investiva in questo settore». Una bella prova di fiducia e ottimismo, insomma. A quanto pare, ricompensata. Attualmente la famiglia gestisce infatti quasi 600 ettari di superficie, tra i terreni dei clienti e quelli a conduzione diretta. «Certo che non sono numeri paragonabili a una decina di anni fa: arrivammo, allora, a sfiorare i 1.200 ettari; praticamente il doppio. Poi accadde quel che sappiamo e la bieticoltura fu vicina a scomparire».

A completare il quadro abbiamo le attività corollarie: movimento terra e sbancamenti, manutenzione del verde pubblico e, in inverno, l’immancabile servizio neve. «In sostanza sono rimasti la neve e i giardini, perché come sappiamo l’edilizia è ferma. È stata un colpo piuttosto duro anche per noi, ma ci siamo ripresi. Per fortuna l’agricoltura, pur non andando mai benissimo, va sempre».

Il territorio

La sterratrice Corima acquistata nel 2013.
La sterratrice Corima acquistata nel 2013.

Per l’appunto: come se la passano gli agricoltori – e di conseguenza i contoterzisti – dalle parti di Bologna? «Ci sono due diversi ordini di problemi. Il primo è generale ed è legato all’andamento dei prezzi, che è quello che sappiamo. Il secondo è più specifico e a provocarlo, invece, è la vicinanza con Bologna». Una presenza ovviamente ingombrante: una metropoli, come noto, è ghiotta di terreni e gli spazi agricoli si restringono anno dopo anno. «Al momento la situazione è abbastanza stabile, ma qualche anno fa sparivano, dal nostro comprensorio, una cinquantina di ettari l’anno. Soltanto l’alta velocità se ne è portati via almeno quaranta, nel territorio di Anzola», ricorda Verucchi.

I Verucchi, pur avendo dimezzato le superfici rispetto agli anni d’oro, raccolgono ancora quasi 600 ettari di bietole ogni anno.
I Verucchi, pur avendo dimezzato le superfici rispetto agli anni d’oro, raccolgono ancora quasi 600 ettari di bietole ogni anno.

Con le superfici in calo e gli agricoltori in affanno, investire diventa difficile. Ma siccome bisogna andare avanti, i Verucchi non smettono di comprare macchine. L’ultima arrivata è, peraltro, una assoluta novità per il nostro paese: un John Deere 9520 Rx, trattore articolato da 572 cavalli di potenza massima. «È il primo giunto in Italia, in effetti, e – a quanto mi risulta, al momento anche l’unico. Lo abbiamo voluto – ci spiega Claudio – perché ci siamo resi conto che eravamo arrivati a un numero eccessivo di 8000: ne avevamo sette e ciò nonostante eravamo sempre in ritardo con livellamenti e arature. Abbiamo quindi provato a cambiare rotta, riducendo il numero di macchine, ma scegliendo modelli più performanti». Idea che, per ora, si sta rivelando vincente. «Abbiamo venduto due 8000 al momento di comprare il 9 Rx e ciò nonostante, abbiamo già finito i livellamenti, con qualche settimana di anticipo rispetto allo scorso anno. Del resto, con questa macchina si usa una livella da 7 metri invece di quella da 6, ma soprattutto il 9520 sopporta carichi di terra che gli 8000 non avrebbero mai mosso. Ha un’aderenza e una capacità di traino eccezionali; in più ha anche un vero sollevatore, con controllo dello sforzo e tutto quanto. Per ora è un trattore davvero indovinato».

Il fatto che anche le cinque mietitrebbie e le tre trince siano John Deere lascia supporre, senza dover ricorrere a grandi capacità investigative, che i Verucchi siano clienti abbastanza fedeli del Cervo. «In effetti è così. Con John Deere ci troviamo bene, sia sotto l’aspetto delle prestazioni, sia dell’assistenza, assicurata dal consorzio agrario. Tuttavia non siamo un monocolore: abbiamo anche Case IH e New Holland, per esempio. Comunque, le macchine più rilevanti sono John Deere».

 

 

Lavoro e burocrazia

Claudio Verucchi con due dei suoi operatori nel comparto bietole.
Claudio Verucchi con due dei suoi operatori nel comparto bietole.

Claudio Verucchi con due dei suoi operatori nel comparto bietole.

La famiglia Verucchi: da sinistra Cristian, Claudio, Achille e Claudia.
La famiglia Verucchi: da sinistra Cristian, Claudio, Achille e Claudia.

Claudio Verucchi è presidente dell’Atma di Bologna da ormai quattro anni. D’obbligo, ovviamente, chiedergli come sta lavorando l’associazione e su quali strade si muove. «Siamo, come sempre, impegnati nella gestione di tutta la burocrazia che accompagna il lavoro degli agromeccanici: dalle nuove regole per i trasporti ai permessi, il cui numero aumenta con il passare degli anni. Con l’aumentare delle potenze, infatti, ormai la maggior parte delle macchine di un contoterzista è fuori sagoma. Infine ci sono le buste paga e la gestione fiscale, altro capitolo complesso».

I rapporti con le istituzioni, continua il presidente, sono buoni, pur restando una certa discrasia sui tempi delle pratiche. «Noi imprenditori abbiamo bisogno di svolgerle rapidamente, mentre gli uffici pubblici spesso hanno tempi più lunghi e questo crea qualche difficoltà». Buoni, infine, i rapporti tra colleghi: «La concorrenza rimane, ma è assolutamente gestibile, priva di scorrettezze. Quel che manca, in realtà, è un po’ più di collaborazione. Se vi fosse, semplificherebbe le cose per tutti. Ma, al momento, il settore è ancora un po’ acerbo in questo». 

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