Editoriale

Il lavoro possibile

Il settore della meccanizzazione agricola rimane tendenzialmente in espansione. E può offrire opportunità interessanti per le giovani generazioni. Alle prese con disoccupazione elevata e preoccupante mancanza di prospettive

Disoccupazione, unemployment, chômage, desempleo, arbeitslosigkeit.
Indipendentemente dai primi, peraltro timidi e tutti da consolidare, segnali di ripresa, la mancanza di lavoro accomuna ogni paese europeo attanagliato ormai da una crisi economica quinquennale.
E il ritorno alla crescita dei posti di lavoro pare allontarnarsi di giorno in giorno. Tanto che molti economisti prevedono una possibile ripresa senza occupazione.
Contesto dunque grigio. Scuro.



Pranzo informale durante un incontro di presentazione del leader mondiale della meccanizzazione agricola, John Deere. Cristoph Wigger, responsabile della Regione 2, che comprende l’Europa, dopo aver sottolineato che negli ultimi due anni la politica di rafforzamento della rete distributiva del cervo e la creazione di nuove sedi ha portato alla creazione di 1.700 nuovi posti di lavoro nella Regione 2, ha chiesto ai media di diffondere un messaggio preciso e prospettico: «La meccanizzazione agricola crea lavoro. È un’opportunità per le giovani generazioni. Servono persone con passione, intraprendenti e capaci da inserire nel comparto».



Qualche mese prima, il secondo competitor mondiale, New Holland, in analogo contesto, aveva ribadito che il comparto rimane tendenzialmente espansivo e le possibilità di crescita si portavano dietro probabili richieste di operatori, tecnici e venditori capaci. Anche in aree ‘meccanicamente sature’ come il Vecchio Continente e l’America del Nord.


Approdiamo in Italia. Non è un segreto che concessionari e officine si contendano a suon di rialzi buoni venditori e, soprattutto, meccanici di qualità. La manodopera specializzata è merce rara. E chi ha buone mani (e cervello rapido) trova velocemente le macchine su cui usarle.
Non a caso la filiale italiana del terzo competitor mondiale, Agco, ha cercato di dare uno specifico segnale di valorizzazione di un impiego, con il ‘meccanico dell’anno’. Iniziativa senz’altro di colore, ma da rimarcare per il significato intrinseco del messaggio: il mestiere serve e va sostenuto.



Fine della casistica.
Intanto, per andare non proprio nella direzione giusta, la scuola superiore agraria limita e devalorizza progressivamente il ruolo della meccanica agraria.
Meno ore, meno pratica, meno possibilità future. Solo qualche lungimirante operatore, spesso in stretto contatto con le società costruttrici elabora corsi di formazione ad hoc per manutenere, riparare e rimettere in sesto macchine agricole.
Oppure cerca di accrescere il valore dell’officina ‘ricostruendola’ in occasioni fieristiche o manifestazione specializzate.
Dunque qualche possibilità di lavoro c’è. Ben celata e non semplice  da raggiungere.
Ma in uno scenario simile per molti giovani vale la pena giocare a questo particolare nascondino e sperare che la meccanizzazione agricola possa davvero rappresentare il classico finale del ‘tana libera tutti’.

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