Trincia Fendt Katana 65

La trincia Fendt Katana 65 è stata rivista dopo 2.000 ore di lavoro

Fece molto discutere, quasi tre anni fa, l'arrivo delle prime Katana sul mercato italiano. Intanto perché non accade spesso che un nuovo costruttore si impegni nel settore delle trinciacaricatrici e poi per il prestigio del costruttore medesimo. È il momento di verificare quella concessione di fiducia. Sono infatti passati due anni giusti da quando andammo a vedere una delle prime macchine arrivate in Italia: la Katana 65 della Mdb, azienda di lavorazioni in conto terzi di Alseno (Pc) intestata a Silviya Buha, ma guidata, per gli aspetti operativi, dal marito Cesare Battecca. All'epoca del Provato da voi la Katana, arrivata in azienda a gennaio 2013, aveva convinto per qualità del taglio – a parte qualche difficoltà con l'erba – comfort e trasmissione; un po' meno per i consumi.

Torniamo a parlare con Battecca e con il suo operatore addetto alle trinciacaricatrici, Andrea Girometta, a due anni di distanza dal primo incontro, durante i quali la macchina ha raggiunto le duemila ore di lavoro – circa 650 per campagna – ed è stata affiancata da due “sorelle”, non acquistate, ma a noleggio. A ogni modo, sono un buon sintomo di soddisfazione del proprietario. «È vero, siamo contenti della prima trincia Fendt. Ha avuto qualche inconveniente, più che naturale trattandosi di una macchina nuova, ma nel complesso si è comportata bene, anche sotto il profilo dell'affidabilità». Gli inconvenienti di cui parla Battecca sono di duplice natura: guasti e settori che, pur non avendo subito rotture, necessitavano di un intervento post-produzione. «Interventi che sono stati fatti ogni volta puntualmente e su iniziativa del costruttore. Per ora l'assistenza sta facendo il suo dovere insomma. Per quanto riguarda le rotture, sono davvero minime: al momento me ne viene in mente soltanto una, a un sensore di velocità, legata più che altro allo sporco che inevitabilmente si accumula anche sui dispositivi elettronici». Girometta aggiunge un cuscinetto del tiracinghia del rompigranella, sostituito successivamente anche su una delle macchine a noleggio; il che lascia pensare a un possibile difetto di fabbrica. «Parliamo però di un aspetto davvero secondario, non si può nemmeno considerare un guasto», precisa il trattorista.

Per quanto riguarda gli interventi programmati, Fendt ha lavorato sull'elettronica, con alcuni aggiornamenti del terminale Vario, ma anche sul cosiddetto hardware, per esempio sostituendo i radiatori che avevano manifestato qualche limite. «Non nel raffreddamento, che ha sempre funzionato a dovere, ma sicuramente nella pulizia», precisa Girometta. E Battecca completa il pensiero: «Gli spazi tra le lamelle erano troppo piccoli e pertanto la polvere che oltrepassa la griglia di protezione finiva per intasarli, anche a causa dell'umidità spesso presente durante il lavoro. Per questo hanno messo dei radiatori più larghi».

Leggi l'articolo completo su Il Contoterzista n. 10/2015

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