Mietitrebbia Laverda M 4000 Riso

La macchina è stata valutata dopo 350 ore di lavoro

La Laverda M 400 è uno dei primi frutti del connubio tra lo storico marchio di Breganze e il gruppo Agco.

Due anni fa andammo a trovare uno dei primi proprietari di una M 400 Riso: si trattava di Alberto Gallione, non contoterzista, per una volta, ma risicoltore, proprietario di una novantina di ettari in monocoltura a Stroppiana (Vc), nel cuore di una delle nicchie della risicoltura italiana.

Pur non avendo una grandissima superficie, Gallione – come molti coltivatori di riso – preferisce essere proprietario della mietitrebbia, per poter intervenire nel modo più tempestivo possibile nel momento della raccolta. Nel 2013 ha così acquistato la M400 Riso di Laverda e quando andammo da lui, nell'inverno di quello stesso anno, la macchina aveva lavorato per una sola campagna, arrivando a poco più di 200 ore di raccolto, durante le quali aveva messo in mostra una discreta capacità produttiva e doti di comfort e motore sicuramente invidiabili.

Valutare una macchina da raccolta a casa di un agricoltore impone di mettersi in un'ottica ben precisa. Per prima cosa, la capacità di lavoro passa in secondo piano e più degli ettari si cerca di massimizzare la resa – quantitativa e qualitativa – del prodotto. Da questo punto di vista, la M 400 Riso aveva dato, da nuova, qualche pensiero: «In linea di massima eravamo soddisfatti della macchina, ma nella prima campagna aveva avuto qualche problema con la pulizia e le rotture. Colpa, certo, della stagione anomala: avevamo infatti lavorato su paglia verde e con granella spesso bagnata». Le rotture, invece, erano anche da imputare ai denti del battitore ancora nuovi e, pertanto, piuttosto aggressivi.

Dopo altre due campagne e un intervento da parte della concessionaria, le cose sono oggi diverse: «Siamo molto contenti, la qualità del prodotto è migliorata. Dopo la prima stagione i meccanici della concessionaria, accompagnati da un tecnico Laverda, sono intervenuti sul controbattitore con alcune regolazioni, probabilmente anche alla luce delle esperienze fatte da altre aziende. Da allora le rotture di granella si sono drasticamente ridotte e la pulizia del prodotto è migliorata notevolmente». Un altro adeguamento, continua Gallione, ha riguardato la parte elettronica: «È stato fatto un aggiornamento del software, sia nell'interfaccia utente, con nuove icone e nuove schermate, sia nella parte più propriamente gestionale. Questo sebbene con il precedente sistema operativo non avessimo avuto problemi».

Leggi l’articolo completo su Il Contoterzista n. 1/2016 L'Edicola de Il Contoterzista

 

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