Agricoltura di precisione? Sì, ma gli incentivi non bastano…

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La digitalizzazione in agricoltura, se si guarda alle statistiche ufficiali, sembra più diffusa di ciò che può apparire, ma le cose non sono così semplici
I contributi dei Psr destinati solo agli agricoltori non hanno di fatto stimolato il ricorso al precision farming

Conosciuta da oltre un quarto di secolo, l’agricoltura di precisione non ha ancora sfondato, a dispetto del favore dei numeri: meno mezzi tecnici e rese superiori, minori consumi e maggiore efficienza, impatto più leggero sull’ambiente e completa tracciabilità.
Quegli elementi che in altri settori avrebbero rivoluzionato il modo di produrre non sono ritenuti fondamentali, anche se in agricoltura la marginalità è talmente scarsa e imprevedibile da richiedere un deciso cambio di passo. Il motivo dominante è sempre lo stesso: se i prezzi agricoli fossero più alti, se i mezzi di produzione costassero meno, allora potremmo investire di più e dedicarci alle nuove tecnologie. Una visione davvero singolare, perché i sistemi economici dove costi e prezzi erano pianificati da un unico soggetto (lo stato) hanno fatto tutti una brutta fine. In un regime di libero mercato non si può dare la colpa agli altri, ma bisogna lavorare per ridurre i costi di produzione e aumentare il valore intrinseco dei prodotti. Due obiettivi apparentemente lontanissimi, se si ragiona in un sistema produttivo statico, in cui i fattori di produzione possono essere oggetto di piccoli aggiustamenti ma non di interventi radicali.

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L’impressione è che, per quanto riguarda le imprese agromeccaniche, l’agricoltura di precisione sia ormai a portata di mano

L’agricoltura di precisione può aiutare a ridurre i costi di produzione, razionalizzando l’impiego delle risorse; nel contempo permette di qualificare il processo e il prodotto finale, aumentandone il valore riconosciuto dal mercato. L’adozione di questo modello, o di queste tecniche, porta di per sé numerosi vantaggi economici, tuttavia, almeno nella fase di partenza, è quanto mai necessario prevedere sostegni pubblici, in considerazione dell’effetto propulsivo che potrebbe dare al sistema agricolo nazionale. Per ora, gli strumenti adottati dai Psr sembrano essere andati a vuoto, perché gli incentivi sono di fatto destinati solo agli agricoltori, che non credono nell’agricoltura di precisione e la considerano solo uno strumento per captare finanziamenti destinati a tecnologie di retroguardia.
Una serie di interviste informali ha mostrato che l’agricoltore punta solo a sostituire il trattore, più raramente una macchina operatrice, e sceglie quella con sistema di navigazione solo in funzione del contributo, con buona pace dello sviluppo (che non c’è). L’ente pubblico, che avrebbe il compito di dare un indirizzo, avvalendosi dei fondi Psr, si limita ad avallare queste (poche) domande di aiuto, in una logica che sembra più improntata a criteri di distribuzione a pioggia, che di sostegno mirato. D’altra parte, l’incubo degli amministratori regionali – specie in odore di elezioni – è sempre quello di non riuscire a spendere i fondi comunitari: molto meglio rischiare di spenderli male, se non altro perché è preferibile dare poco a tanti elettori che il necessario a poche aziende efficienti. Di questa pioggia di soldi (pubblici!) le imprese agromeccaniche – le uniche che hanno investito e stanno investendo nell’agricoltura di precisione – non vedono nulla, se non in rarissimi casi.

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Tutte le macchine da raccolta di alta gamma sono dotate, di serie, di sistemi di localizzazione e di sensori per la mappatura dei campi, oramai da diversi anni

Se si vuole davvero diffondere l’agricoltura di precisione, bisogna aiutare chi investe, con chi ne gode i vantaggi: le ipotesi di erogare i fondi all’agricoltore non convincono, anche perché nessuno vuole imporre il vincolo di ricorrere al contoterzista che ha fatto l’investimento, in nome della libera concorrenza. Diversamente, queste tecniche si diffonderanno lo stesso, ma solo fra le imprese che ne sapranno trarre vantaggio, mentre i fondi pubblici continueranno ad essere buttati al vento senza creare un vero sviluppo. Nel frattempo l’agricoltura italiana continuerà a perdere competitività, come ha fatto negli ultimi 25 anni, secondo le statistiche periodicamente pubblicate dalla Fao. I fondi comunitari per lo sviluppo rurale – dal 1993 ad oggi – hanno prodotto effetti positivi solo nei paesi che li hanno saputi indirizzare ai progetti meritevoli, che hanno conquistato prime posizioni in classifica; l’Italia, spiace dirlo, ha preferito investire sui voti, facendo la fine del gambero.

Ostacoli tecnici o culturali?

La digitalizzazione in agricoltura, se si guarda alle statistiche ufficiali, sembra più diffusa di ciò che può apparire, ma le cose non sono così semplici. Una recente indagine condotta dal Crif e da Nomisma su un campione di oltre 1.000 agricoltori e alcune decine di agromeccanici ha infatti mostrato risultati incoraggianti, che potrebbero ribaltare le stime ufficiali, mostrando un’agricoltura molto più evoluta di quanto ci si sarebbe atteso. Tuttavia, a ben vedere, le risposte al sondaggio (condotto via web) sono significative solo per quella quota di agricoltori e agromeccanici già abituati agli strumenti telematici; chi non accede mai a Internet resta fuori dalla statistica, che potrebbe quindi risultare incompleta.
A livello generale, chiunque abbia confidenza con uno strumento come WhatsApp può facilmente verificare quanti nostri conoscenti sono collegati, rispetto al totale dei contatti presenti nella rubrica del telefono cellulare. La percentuale di contatti assenti ci fornisce una buona stima di coloro che non hanno accesso ad Internet, oppure vi accedono solo per mezzo di un computer; già questo denota una tecnologia un po’ datata, ormai superata grazie a strumenti come smartphone e tablet. Quanto detto vale, ovviamente, per chi risiede in territori pianeggianti e discretamente urbanizzati: la cosiddetta “banda larga” (connessione internet veloce) è presente nei grandi centri, meno nei piccoli paesi e assai scarsa nei territori poco abitati o con barriere naturali. In queste aree l’accesso a Internet è quanto meno precario e può essere – ma non sempre – ottenuto grazie a ponti radio (a pagamento) o attraverso la rete telefonica fissa, seppure con forti limitazioni dovute alla distanza dalla centrale e alla qualità delle linee. Si dice spesso che la digitalizzazione è ostacolata da fenomeni culturali – e questo può essere vero per le persone più anziane – ma senza una diffusione capillare delle reti ad alta velocità, anche nelle campagne, l’Italia è destinata a restare sempre indietro.

Ma siamo davvero in ritardo?

Per quello che possono valere le interviste fatte su un campione casuale, l’impressione è che, per quanto riguarda le imprese agromeccaniche, l’agricoltura di precisione sia ormai a portata di mano. Tutte le macchine da raccolta di alta gamma sono dotate, di serie, di sistemi di localizzazione e di sensori per la mappatura dei campi, oramai da diversi anni; nella fascia di media potenza tali accessori sono meno diffusi, ma anche qui l’incidenza sui prezzi di listino è sempre minore.

E le irroratrici? Chi non possiede, almeno in pianura, un sistema di guida parallela? E poi, anche chi non fa la distribuzione a dose variabile potrebbe avere adottato uno spandiconcime evoluto, per tenere costante il dosaggio lavorando a velocità diverse (per esempio, in salita e discesa, all’inizio e alla fine del campo, in presenza di ostacoli o passaggi difficili). Eppure, in tutti questi casi, già si fa agricoltura di precisione, magari senza utilizzare i dati nel modo migliore; una semplice guida parallela riduce le sovrapposizioni, consentendo di risparmiare tempo e carburante; e pure lo spandiconcime del nostro esempio rappresenta già un bel progresso. Chi non ha mai adottato queste tecniche, ma lavora con uno smartphone in tasca, può ugualmente raccogliere elementi – magari senza volerlo – utili per realizzare l’agricoltura di precisione: il semplice navigatore presente nel cellulare ci dice dove siamo stati e quando. Nonostante sia uno strumento poco preciso (per la guida è sufficiente sapere in quale corsia ci si trova), permette di sapere su quale fondo si lavorava quel giorno a quell’ora, e anche quale percorso è stato fatto sul campo, quanto ci si è avvicinati a un punto sensibile ecc. Se l’operatore prende nota del lavoro che sta facendo (ci sono applicazioni che lo permettono), è possibile tenere un diario completo del lavoro fatto, che può essere consultato a distanza di tempo.

Agricoltori scettici?

Come abbiamo visto, le imprese agromeccaniche professionali sono già pronte per l’agricoltura di precisione, mentre quelle più tradizionaliste sono ormai in arrivo: come si può verificare dalla Tab. 1, un sistema assistenza alla guida, se utilizzato in modo intensivo, si ripaga in breve tempo.

L'agricoltura di precisione consente di venire incontro a diverse esigenze, apparentemente contrastanti, dall'incremento delle rese alla qualità, dal risparmio nei costi di produzione alla salvaguardia ambientale

Il vero ostacolo risiede ancora nella scarsa percezione che i produttori agricoli hanno dei vantaggi dell’agricoltura di precisione, considerata ancora come una tecnologia costosa e con effetti economici indeterminati, se non addirittura negativi. Il primo pregiudizio scaturisce dall’errata convinzione che la variabilità sia un fattore negativo verificabile solo su ampie superfici, forse perché il concetto di dose sito-specifica è nato negli Usa, dove predominano le grandi aziende: nulla di più sbagliato. Rispetto al continente americano, che ha una storia geologica molto più semplice della nostra, la vera variabilità dei terreni si registra soprattutto in Europa e ancor più in Italia, dove gli estremi produttivi sono estremi anche a distanza di poche decine di metri.

Le scarse dimensioni aziendali sono già state superate grazie al contoterzismo, che può estendere l’innovazione alle aziende di ogni estensione, a costi certi e programmabili: il “piccolo” può avere accesso alle migliori tecnologie, dalle macchine alle soluzioni informatiche che le sostengono. Gli agromeccanici, dal canto loro, si stanno rendendo conto che i dati che possono rilevare nel lavoro quotidiano, se opportunamente gestiti e trattati, possono costituire la base per creare una nuova agricoltura, sostenibile a 360 gradi.

Effetti dell’agricoltura di precisione

Proprio la sostenibilità rappresenta la principale motivazione dell’agricoltura di precisione, perché consente di venire incontro a diverse esigenze, apparentemente contrastanti, dall’incremento delle rese alla qualità, dal risparmio nei costi di produzione alla salvaguardia ambientale. La maggiore produttività è conseguenza diretta della riduzione della variabilità: produrre di più nei punti meno fertili aumenta la resa media e quella complessiva, oltre a ridurre la sensibilità agli effetti climatici; parallelamente, la razionalizzazione delle risorse – dalle macchine ai mezzi tecnici – aiuta a ridurre i costi di produzione, incrementando e stabilizzando la redditività. Sul piano qualitativo queste tecniche agiscono su due fronti: da un lato, permettono di ridurre i residui di sostanze estranee e di migliorare la qualità; dall’altro, consentono di tracciare l’intero processo produttivo dal campo alla tavola.

La possibilità di dare piena tracciabilità alla produzione ha un effetto immediato sulla percezione, da parte del consumatore, delle numerose articolazioni della filiera, che determina una maggiore consapevolezza della complessità del sistema agricolo, con un aumento della fiducia che aiuterà a scoprire e scartare le fake news sul cibo. Gli aspetti ambientali saranno sempre più considerati dai consumatori: il controllo della posizione e dei tempi di intervento permette di ridurre le dosi di mezzi tecnici ed i consumi di energia, oltre a garantire il rispetto delle aree naturali, senza sospetti di sconfinamento. Tutto questo potrà portare all’utilizzo di varietà vegetali meno esigenti dal punto di vista delle risorse, e con un minore impatto sull’ambiente e sula biodiversità, portando quindi a un modello di agricoltura interamente sostenibile.

 

TEMPI DI RIENTRO DELL'INVESTIMENTO

Un kit per l’assistenza alla guida costa oggi da 6.000 a 15.000 euro, a seconda delle prestazioni; un valore che può sembrare elevato ma che si ammortizza in breve tempo, specialmente se il sistema può essere trasferito da un trattore all’altro per aumentarne l’impiego annuo.
Prendendo un costo di acquisto di 12.000 euro, con un costo annuo di 500 € per manutenzione e servizi telematici, il sistema si ammortizza in breve tempo, dato che già al terzo anno si riescono a risparmiare oltre 1.500 euro di costi delle lavorazioni, tenuto conto di un impiego annuo della guida automatica di circa 1.815 ore.

Questo valore deriva da una doppia scrematura applicata al complesso delle ore totalizzate dalle tre trattrici considerate: la prima ha escluso le lavorazioni sulle quali la riduzione della sovrapposizione delle passate non arriva al 3%: un valore che su 6 metri di larghezza corrisponde ad appena 18 cm. Un secondo taglio è stato applicato per tenere conto di possibili operazioni contemporanee o di semplici dimenticanze, che ha ridotto il tempo di impiego cumulativo di un altro 25%. Per quanto riguarda la prima riduzione, si è tenuto conto del fatto che il trattore più potente è quello solitamente impiegato per l’aratura, una lavorazione che si svolge a traccia quasi obbligata ed è quindi meno sensibile al rischio di sovrapposizione. Questa raggiunge il massimo con le macchine a grande larghezza di lavoro, come coltivatori, erpici, falciacondizionatrici, ranghinatori (per i quali diventa difficile impostare esattamente la traiettoria, considerato che l’estremità della macchina è assai lontana dal posto di guida) e con le attrezzature per la distribuzione di prodotti (come concimi organici e inorganici, agrofarmaci), tanto che per evitare di lasciare zone scoperte si preferisce una sovrapposizione ancor maggiore, fino al 7-10%. È opportuno aggiungere che i risparmi indicati nella Tab. 1 si riferiscono ai soli tempi (e costi) di impiego del cantiere di lavoro; nel caso di distribuzione di mezzi tecnici, bisogna aggiungere il risparmio dovuto al minor costo dei vari prodotti.

L’AGRICOLTURA DI PRECISIONE SCENDE IN CAMPO

Lo scorso 31 gennaio, in occasione della propria assemblea annuale, Confagricoltura Bologna ha organizzato un tavola rotonda sull’agricoltura digitale, incentrata sulle relazioni di Roberta Martelli dell’Università di Bologna e di Marco Miserocchi di Topcon.
L’incontro ha visto la partecipazione dei massimi rappresentanti del contoterzismo bolognese, ovvero Rossella Guizzardi, presidente di Atma (Cai), ed Erik Benedetti, presidente di Apimaie. La rappresentante di Cai ha osservato che le imprese agromeccaniche sono già pronte ad affrontare le sfide dell’agricoltura digitale, anche se queste tecnologie vengono per ora applicate solo per razionalizzare gli interventi del contoterzista e consentire un migliore impiego delle risorse. Lodevole quindi l’iniziativa di Confagricoltura Bologna, per fare conoscere agli agricoltori una tecnologia che può aiutare non solo a migliorare la marginalità, ma soprattutto ad incrementare la trasparenza dei processi produttivi, garantendo l’assoluta tracciabilità delle operazioni agricole.

 

DAL LATO DELL'INFORMAZIONE

Nel numero di dicembre 2018 è stato pubblicato un servizio sull’informatica nell’impresa agromeccanica nel quale, per errore, l’approfondimento sui concetti di “dato” e “informazione” è rimasto orfano di parte del testo. In particolare, la distinzione fra i due termini è stata data da Ivano Valmori, Ceo e fondatore della società Image Line, che in occasione di Eima 2018 ha organizzato un interessante evento sull’agricoltura digitale. Il convegno, che ha visto un’ampia partecipazione di pubblico e di numerosi agromeccanici, ha fatto il punto sulla filosofia che sta dietro all’agricoltura di precisione, legata non solo all’incremento della resa, ma soprattutto alla certificazione della qualità del processo produttivo.
Nella civiltà dell’informazione, in cui tutti sono fra loro interconnessi, anche la produzione primaria deve saper documentare dove, come e quando sono stati ottenuti i prodotti che sostengono le nostre eccellenze alimentari e gastronomiche.

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