Soia, cicli tardivi in vetta alla classifica

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La scorsa stagione ha fatto registrare rese medie elevate (4,91 t/ha). Favorite le varietà a ciclo lungo

Una delle migliori annate dal punto di vista produttivo da sei anni a questa parte. I risultati delle prove varietali nazionali coordinate dall’Ersa Friuli-Venezia Giulia hanno evidenziato una resa media di 4,91 t/ha, ben superiore alle 4,37 t/ha della stagione precedente e alle produzioni registrate dal 2012 a oggi. Prima di analizzare come si è evoluta l’annata, facciamo notare che quest’anno i dati non sono presentati con la tradizionale distinzione tra varietà precoci e varietà tardive. «Questa decisione è stata presa per la oggettiva difficoltà nel separare i gruppi (precoci, medio-precoci e tardivi) – spiega Marco Signor, dell’Ersa Fvg, coordinatore delle prove – anche in funzione della frequente “oscillazione” dei diversi genotipi da un gruppo all’altro a seconda della stagione, cosa che rendeva poco comparabili i dati dal punto di vista dell’elaborazione statistica. In campo abbiamo comunque tenuto separate le varietà, per evitare il “predominio fisico” delle tardive sulle precoci».


La nota positiva delle ottime rese medie registrate è stata parzialmente offuscata dal clima non del tutto favorevole e dalla persistente diffusione della cimice asiatica. «In agosto si sono avute temperature decisamente elevate – riferisce Signor – per un periodo più prolungato rispetto al 2017. Nel 2018, infatti, il caldo si è verificato durante tutta la prima metà di agosto, per poi riprendere anche a settembre.

Un andamento termico che si è sviluppato un po’ a macchia di leopardo, così come le produzioni non sono state omogenee in tutti gli areali sotto osservazione. Nel Friuli Venezia Giulia, ad esempio, le alte temperature sono comparse già a fine luglio, ma grazie anche ad alcune piogge precedenti le piante hanno avuto uno sviluppo positivo. Per tutto agosto, poi, e anche nella seconda metà di settembre, le temperature sono state sopra la media, ma nel complesso le produzioni finali sono state soddisfacenti, soprattutto dove è stato possibile irrigare».
Per quanto riguarda la cimice asiatica, non si sono notate particolari novità, se non l’espansione dell’epicentro (in zona Sedegliano e Codroipo, a sinistra del Tagliamento) verso altre aree, con conseguente incremento quantitativo dell’insetto, che in certe zone ha creato problemi. Gli effetti sono quelli noti: la cimice colonizza i bordi degli appezzamenti della coltura, inducendo il fenomeno del “fusto verde” e bloccando di fatto lo sviluppo della pianta. «Nelle zone più infestate – fa presente Signor – qualche agricoltore ha saggiamente preso la decisione di intervenire trinciando il prodotto verde (per destinarlo poi a insilato) prima che la pianta arrivasse a maturazione e seccasse, producendo rese in granella praticamente nulle. Tra l’altro le punture della cimice hanno un effetto simile a quello delle alte temperature, nel senso che condizionano la fertilità dei baccelli».

Nuove varietà cercansi
Dal punto di vista delle varietà, come detto le rese sono state un po’ a macchia di leopardo, anche se la media generale ottenuta è stata di tutto rispetto. Inoltre, nonostante nelle tabelle qui riportate non ci sia più la suddivisione delle varietà nei due gruppi principali, i cicli tardivi hanno comunque dominato la scena, soverchiando di fatto quelli precoci, grazie proprio all’andamento climatico.

soia «Il trend termico di agosto ha messo in evidenza la vulnerabilità della soia alle alte temperature – spiega Signor – e i cicli lunghi hanno dato i risultati migliori perché sostanzialmente hanno avuto più tempo di accumulo. Inoltre, le migliori performance sono state quelle dei secondi raccolti, seminati a metà giugno in successione a orzo, tanto che soprattutto in Friuli Venezia Giulia si sta diffondendo la pratica di seminare la soia in secondo raccolto, perché la pianta rimane più contenuta (soprattutto nel mese di agosto) e in un certo senso risulta più sana, garantendo produzioni comunque interessanti».


Per quanto riguarda le singole varietà, lo scopo di queste prove è quello di individuare materiale genetico nuovo e per il 2018 si segnalano, al primo anno di osservazione, Nirvana, Namaste, NS Trijumf e Benedetta. Nell’ambito, invece, dei materiali interessanti dal punto di vista della valutazione poliennale, si evidenziano Guru, Avril e P21T45 (al secondo anno di osservazione) oltre ad Amma (al terzo anno). In vetta alla classifica si posizionano alcuni materiali tardivi (Guru, Avatar, Adonai), che mostrano sì le rese maggiori, ma magari non sono adatti a tutti gli areali. Altri genotipi, invece, sono migliori come adattabilità ad areali diversi, ma hanno rese inferiori; insomma, nel complesso la scelta per trovare il ciclo più idoneo è sicuramente ampia.


Chiudiamo con le proteine. Anche su questo fronte non ci sono particolari novità, nel senso che si è ancora alla ricerca di un genotipo che riesca ad abbinare l’alto contenuto proteico con una resa altrettanto elevata. Nel 2018 si sono segnalate in particolare RGT Sinema, Prana e Pallador, con 2-3 punti percentuali di proteine al di sopra della media.


Poche ancora le filiere dedicate, in grado di garantire un compenso superiore per materiale con queste caratteristiche: in ogni caso il miglioramento genetico non si ferma e prosegue la sua ricerca.

 

Coordinamento - I responsabili regionali

Marco Signor e Giorgio Barbiani - Ersa Servizio Fitosanitario e Chimico, Ricerca Sperimentazione e Assistenza tecnica – Pozzuolo del Friuli (Ud)

Serenella Spolon di Agenzia veneta per l’Innovazione nel Settore Primario – Legnaro (Pd)

Maurizio Lottari di Apsovsementi – Voghera (Pv)

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