Pagamento stipendi, ecco come fare

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Il pagamento in contanti degli stipendi non può essere fatto, neppure per eventuali saldi di modesta entità.
La retribuzione da luglio 2018 può essere fatta solo con mezzi verificabili anche a distanza di tempo

A partire dal secondo semestre di quest’anno, il pagamento delle retribuzioni ai lavoratori dipendenti può essere fatto solo con mezzi che possano essere verificati anche a distanza di tempo. Quella che fino a pochi mesi fa era solo una norma di prudenza, volta ad evitare che un dipendente chiedesse due volte il denaro (è accaduto anche questo...), o le possibili contestazioni da parte di organi ispettivi su presunte prestazioni “in nero”, si è trasformata in un obbligo valido per tutti.
Sia le retribuzioni risultanti dalla busta paga, sia eventuali anticipi pagati ai dipendenti, devono essere accreditati con una delle seguenti modalità:
1. bonifico bancario; è la soluzione più sicura, ma richiede che il dipendente abbia un conto corrente aperto e fornisca al datore di lavoro il relativo codice Iban; la precisazione non è superflua, perché può capitare che il lavoratore, per sue vicissitudini personali, non si trovi in condizioni di poter essere titolare di un rapporto bancario;
2. assegno bancario, che deve essere consegnato direttamente nelle mani del lavoratore o, in caso di impedimento, a un suo delegato appositamente identificato,
3. pagamento in contanti presso lo sportello bancario ove è aperto il conto corrente aziendale, previo conferimento di incarico alla banca a svolgere il servizio di tesoreria; nonostante il denaro venga materialmente consegnato in contanti, la presenza di un soggetto terzo – la banca – assicura la piena tracciabilità dell’operazione;
4. accredito dello stipendio su una carta di credito prepagata intestata al lavoratore; poiché la carta non possiede un proprio codice Iban, il datore di lavoro deve conservare con cura la ricevuta, quale unico documento attestante l’avvenuto pagamento;
5. vaglia postale intestato al dipendente; nella causale si devono indicare tutti i dati essenziali dell’operazione (datore di lavoro, soggetto che effettua il versamento, nominativo del lavoratore, data ed importo del pagamento e mese a cui si riferisce la retribuzione), perché il vaglia – per importi fino a € 1.000 – può essere emesso senza la clausola “non trasferibile”.
Si è detto che il pagamento in contanti degli stipendi non può essere fatto, neppure per eventuali saldi di modesta entità; ma come ci si deve regolare per gli altri pagamenti, non facenti parte della retribuzione?
Innanzi tutto si deve ricordare che non sono considerate come retribuzione solo gli importi che hanno natura risarcitoria, ossia che devono ristorare un onere anticipato dal lavoratore, come il rimborso delle spese vive (a piè di lista, come si dice).
Fra queste rientrano le spese chilometriche, per il dipendente che si sposta per lavoro facendo uso di un veicolo di sua proprietà, eventuali spese per uso di mezzi pubblici, ovvero costi anticipati in nome e per conto del datore di lavoro, purché adeguatamente documentate.
Queste somme, e solo queste, possono perciò continuare ad essere pagate in contanti.
Diverso è invece il caso di indennità che non hanno una pura funzione restitutoria – come sarebbe un semplice rimborso – ma assommano in sé una duplice natura, similare ad una retribuzione, come ad esempio l’indennità di trasferta, peraltro prevista dal contratto nazionale di categoria.
Anche quando si rientra nei limiti contrattuali, all’interno dei quali si presume la non imponibilità ai fini fiscali e previdenziali, il pagamento di tale indennità deve comunque essere tracciabile, anche per consentire all’organo di vigilanza di verificare se detti limiti sono stati rispettati.
Con un recente intervento, l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) ha infatti dettato le istruzioni su come procedere alle verifiche presso le banche, per controllare se i mezzi di pagamento sopra elencati sono stati utilizzati in modo corretto.
Un atteggiamento che induce a pensare che l’imprenditore sia ancora visto dalla pubblica amministrazione solo come un potenziale delinquente, da tenere sotto stretto controllo e magari sanzionare per inesattezze formali.
Benché siano proprio i piccoli dettagli a tradire i responsabili di azioni criminose – nel più classico stile poliziesco – si ha l’impressione che così facendo si sprechino tempo e risorse, che potrebbero più utilmente essere dedicate a dare la caccia ai veri evasori.

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