Agrotecnica Fraron, dall’anteguerra al satellite

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Da sinistra, Nicholas e Adriano Fraron con i dipendenti Alberto Magnan e Luca Tognetti
Nell’azienda di Adriano Fraron, nel Vicentino, livelle delle bonifiche mussoliniane lavorano guidate da satelliti con precisione centimetrica

L’Agrotecnica Fraron è una bella realtà del contoterzismo italiano. Azienda tradizionale, ben calibrata, solida e bilanciata, sia nel numero di macchine – sette trattori, due mietitrebbie, una trincia – sia negli addetti. Equamente divisi, questi ultimi, tra proprietari e salariati: tre i primi, tre i secondi. Quelli fissi, perlomeno, perché poi, come ovvio, ci sono gli stagionali.
Nonostante le dimensioni ancora famigliari, è anche un’azienda che sa innovare e, se necessario, investire: quest’anno, per esempio, ha montato la guida automatica satellitare a precisione Rtk su tutti i trattori. L’anno scorso ne aveva uno soltanto.

Un cingolato di alta potenza come il Challenger
è indispensabile per fare contoterzismo nel Vicentino.

Evidente, quindi, lo sforzo fatto, sia di riorganizzazione interna, sia economico. Uno sforzo che, peraltro, è valso ai Fraron il titolo di Contoterzista dell’anno 2018 nel settore dell’agricoltura di precisione, sebbene ex aequo con un’altra vecchia conoscenza di questa rivista, il veronese Graziano Aprili.
Anche i Fraron, peraltro, sono veneti: vicentini di Poiana Maggiore, per la precisione; la loro area di lavoro, tuttavia, si estende a tutta la regione e sconfina in Emilia Romagna, con particolare riferimento al Ferrarese, dove hanno anche un’azienda agricola di una quarantina di ettari.
Indispensabile aggiornarsi
Avendo iniziato da una trebbiatrice da aia (raccontiamo a parte la storia aziendale), i Fraron sono ora al satellite. «Avevamo già da qualche anno una guida parallela con precisione a 20 cm – ci dice Adriano Fraron – che usavamo soprattutto per ritrovare il punto d’ingresso in campo durante le concimazioni. Lo scorso anno abbiamo però acquistato un Fendt 939 con sistema Rtk e siccome l’abbiamo trovato molto utile, per questa stagione ne abbiamo presi altri tre. In tutto, quindi, abbiamo sei macchine abilitate alla guida automatica».

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Livella d’anteguerra con sollevamento del terreno. Originariamente semovente, è stata riadattata all’uso trainato ed è oggi guidata dalle tecnologie satellitari

Il fatto che di punto in bianco siano stati acquistati tre sistemi fa capire quanto le tecnologie satellitari abbiano convinto i Fraron. «È indispensabile, ormai. Anche per lavori in cui non si crederebbe che possa essere così utile, per esempio la preparazione del terreno, fa la differenza. Già al mattino, su un attrezzo di 6 metri si tengono almeno 30 cm di sovrapposizione, se si guida senza ausilio. Quando si arriva verso sera l’autista è stanco e la sovrapposizione aumenta. Ancor più se sta facendo lo stesso lavoro da qualche giorno, perché oltre alla stanchezza subentra la noia. Il satellite evita questo rischio, facendo sempre passate perfette e facendoci risparmiare diversi passaggi a fine giornata».
I Fraron fanno ormai di tutto con la guida assistita: preparazione del terreno, semine e concimazioni, trattamenti e anche i livellamenti, realizzati con un parco macchine d’eccezione: un Fendt 939, un 933, un Challenger 775 E e un 926 come supporto. Ma sono soprattutto gli attrezzi a essere interessanti, perché accanto alle classiche livelle troviamo due macchine davvero insolite. La prima, che vedete nelle foto, risale all’epoca fascista, quando fu usata per le bonifiche ferraresi. «Si tratta di un particolare tipo di livella, che invece di trascinare il terreno lo raccoglie attraverso un sistema a catena e lo trasporta fin nel punto di scarico. Abbiamo due di questi attrezzi, uno è Caterpillar, l’altro un vecchio Meccanica Generale d’anteguerra. Ai tempi era un semovente, dotato di motore e due ruote motrici. Noi l’abbiamo adattato al traino e funziona ancora perfettamente».
Verso il dosaggio variabile
L’Agrotecnica Fraron è già arrivata al dosaggio variabile, sebbene in forma ancora parziale. «Abbiamo una barra da diserbo con sensori per il rilevamento della vigoria in tempo reale, in modo da effettuare i trattamenti senza perdite di prodotto. Le informazioni raccolte durante i diserbi – continua Fraron – sono poi caricate sullo spandiconcime per fare fertilizzazione mirata nelle aree con maggior necessità di concime. In questo modo si spreca meno prodotto e si ottiene un risultato migliore».

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I Fraron si affidano principalmente a Fendt per i trattori .

L’agricoltura, nel Vicentino, è composta da tante aziende di medio taglio, con il mais come coltivazione principale. Non unica, tuttavia, e infatti si contano anche tante orticole, attività per la quale i Fraron effettuano principalmente la preparazione del terreno, realizzata con i Fendt più grandi e il Challenger, che non giusto un anno di vita. «Avevamo già Challenger, ma era ora di cambiarlo. Nella nostra zona un cingolato di alta potenza è indispensabile. Questo è molto affidabile: sono curioso di vedere la versione marchiata Fendt con il cambio a variazione continua, ma devo dire che continuo ad avere più fiducia nel powershift, quando si parla di queste potenze. Anche se devo dire che avere il Vario in lavori come il livellamento sarebbe un passo avanti importante, visto che con il Powershift non si riesce mai a trovare la marcia giusta: o sforzi il trattore andando troppo forte, o lo mandi su di giri per fare poco lavoro».
Primo requisito: la passione
Far lavorare male un trattore, per un contoterzista, non è naturalmente accettabile, visto che la passione per le macchine è il primo requisito in questo lavoro. «Se manca quella, meglio lasciar perdere in partenza, perché il contoterzismo è un’attività che richiede un grande investimento in capitali, totalmente sproporzionato alla remuneratività annua media. Eppure senza macchine non si va da nessuna parte. Per questo la considero un’attività adatta soltanto a veri appassionati. Altrimenti – conclude Adriano Fraron – meglio lasciar perdere e fare qualcos'altro.»

 

TRE GENERAZIONI IN CONTO TERZI

L’Agrotecnica Fraron nasce nel 1983 e rinasce all’inizio degli anni novanta, ma ha radici ben più profonde. Il legame della famiglia Fraron con l’agromeccanica risale infatti agli anni cinquanta, quando il padre dell’attuale titolare faceva trebbiatura sull’aia. L’attività si interruppe poi negli anni Settanta, per ripartire con una nuova ragione sociale nel 1983. Cos’era cambiato nel frattempo? «Semplicemente, ero diventato grande ed era nata in me la passione per la meccanica», risponde Adriano. Che con i fratelli Sergio e Giuliano Fraron, e sotto la supervisione del padre, ricominciò a fare lavori agricoli con una trincia a tre file e alcune seminatrici. «Pian piano – aggiunge – dalla tre file siamo passati alla quattro file e oggi siamo alla Jaguar 980 con barra da 10 file». Venticinque anni fa circa, l’Agrotecnica Fraron assunse la conformazione attuale: le strade di Adriano e dei fratelli si separarono e al primo rimase la ditta agromeccanica. Nella quale è entrato, in qualità di socio, anche il figlio Nicholas Fraron, mentre il secondo figlio, Daniel Fraron, ha iniziato a lavorarvi lo scorso anno, terminati gli studi superiori. «Ormai tocca a Nicholas, che ha 29 anni. Io la mia parte l’ho fatta e sono quasi pronto per la pensione», ci dice il fondatore.

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