Cereali, torna in auge il diserbo preventivo

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Il diffondersi di pericolose resistenze ha rinnovato l’interesse per gli interventi in pre-emergenza o post-precoce

Al fine di massimizzare le rese produttive dei cereali, oltre alle fondamentali pratiche agronomiche quali concimazione, difesa fungicida e insetticida, un importante tassello di questo complicato puzzle è la gestione dei differenti tipi e gradi di inerbimento, in modo da eliminare o perlomeno ridurre i più o meno evidenti fenomeni di competizione idrica e nutrizionale determinata dalla indesiderata presenza delle infestanti.

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Il controllo chimico delle malerbe da oltre un ventennio è demandato pressoché esclusivamente a uniche applicazioni di post-emergenza effettuate generalmente alla fine dei freddi invernali a partire dalla fase di accestimento delle colture. Il graduale abbandono delle tradizionali applicazioni, subito dopo la semina dei cereali, con miscele più o meno complesse di erbicidi ad azione residuale è iniziato a seguito dell’introduzione di innovativi principi attivi ad azione specifica nei confronti di importanti specie graminacee (fenoxaprop-etile in particolare) e delle ancora attuali solfoniluree (tribenuron-metile in primis).

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Sempre più numerose sono
le segnalazioni di preoccupanti cali
di efficacia degli erbicidi solfonilureici
o simili nei confronti di Papaver rhoeas.

Con la disponibilità inoltre di altri erbicidi ad azione complementare su infestanti sia a ciclo annuale che perenne, si è avuta la possibilità di risolvere la stragrande maggioranze delle situazioni di inerbimento nelle più diversificate condizioni pedoclimatiche. Nonostante l’attuale ampia disponibilità di principi attivi e gli innumerevoli formulati commerciali utilizzabili in post-emergenza delle colture cerealicole, occorre ricordare che la maggior parte degli stessi afferisce a due sole famiglie chimiche, il cui reiterato utilizzo ha dato inizio anche nel nostro paese all’insorgenza di fenomeni di resistenza di alcune importanti infestanti sia graminacee che dicotiledoni. È proprio per il diffondersi di queste pericolose problematiche che si sta registrando un lento, ma inesorabile rinnovato interesse per le applicazioni preventive di pre-emergenza o post-emergenza precoce con i pochi erbicidi ad azione residuale rimasti sul mercato italiano.
Resistenze: chi e perché
Prima di esaminare più specificatamente le differenti sfaccettature di questa vecchia, ma rinvigorita tecnica di diserbo preventivo, diventa opportuno ricordare brevemente quali sono le malerbe coinvolte nel fenomeno resistenza e le principali cause scatenanti. Per quanto concerne le specie infestanti graminacee, le problematiche più evidenti sono riconducibili a Lolium spp., seguito a ruota da Avena spp., diffusi praticamente in tutte le aree cerealicole italiane, e più limitatamente a Phalaris paradoxa. Non sono da sottovalutare anche le più recenti segnalazioni di popolazioni del meno competitivo Alopecurus myosuroides sopravvissute anche agli erbicidi storicamente più efficaci. Tra le dicotiledoni sicuramente occorre porre una particolare attenzione a Papaver rhoeas, in alcune situazioni non più sensibile alle solfoniluree e alle altre famiglie chimiche caratterizzate dallo stesso meccanismo d’azione, e anche a Sinapis arvensis.

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I principali motivi della continua diffusione di queste pericolose situazioni possono essere identificati in:
- rotazioni molto strette, soprattutto con inserimento di specie a ciclo autunno-invernale;
- uso reiterato dello stesso meccanismo d’azione sulle medesime infestanti;
- impiego di dosi degli erbicidi eccessivamente ridotte;
- trattamenti su malerbe in avanzati stadi di sviluppo;
Evidentemente esistono fattori su cui non è certamente agevole intervenire, quali le rotazioni, in considerazione della mancanza di colture economicamente sostenibili, mentre su altri la capacità decisionale è relativamente più attuabile (dosi ed epoche d’impiego per esempio). Per quanto concerne la scelta degli erbicidi da utilizzare, è possibile procedere all’alternanza dei due meccanismi d’azione utilizzabili in post-emergenza o ci si può indirizzare direttamente alla funzione preventiva impiegando prodotti ad azione residuale di pre o post-emergenza precoce.

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Un freno alle teoricamente più efficaci applicazioni di post-emergenza precoce è determinato dalle possibili condizioni di inagibilità dei terreni nel periodo tardo-autunnale.

È bene poi ricordare ancora una volta che, soprattutto a livello di erbicidi ad azione specifica per il controllo delle specie graminacee, all’orizzonte non si intravede alcuna novità sostanziale, mentre almeno per quanto riguarda Papaver rhoeas, la situazione sembra più rosea, essendo in vista dell’introduzione di un innovativo meccanismo d’azione di post-emergenza, che sarà disponibile già a partire dalla prossima primavera.
Erbicidi residuali: pregi e difetti
L’eventuale modifica della strategia di gestione delle infestanti deve tuttavia essere esaminata attentamente, in quanto, a fianco degli indubbi vantaggi, si presentano ovviamente alcuni inconvenienti. La prima difficoltà, forse la più difficile da superare, è il cambiamento delle ormai pluridecennali abitudini degli agricoltori, soprattutto nelle aree dove il problema resistenze non è ancora stato toccato con mano, in quando ogni minima variazione spesso è vista come una forzatura. Un altro freno, peraltro giustificato, è posto poi dall’ulteriore incremento dei costi, anche se il trattamento di pre o post-emergenza precoce dovrebbe essere visto come una sorta di assicurazione. Obiettivamente risulta alquanto opinabile garantire che con queste applicazioni si possa giungere alle operazioni di trebbiatura senza nessun altro intervento erbicida, ma sicuramente vengono limitati al minimo gli effetti di competizione inziale delle infestanti, favorendo in linea teorica la massimizzazione delle rese finali.

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Va poi anche considerata l’estrema dipendenza dall’andamento stagionale dopo le applicazioni, con necessità di una sufficiente piovosità, mentre al momento sembra superato il problema inerente l’inserimento nelle norme tecniche dei Disciplinari di Produzione Integrata regionali. Passando ai fattori positivi, oltre a considerare la già ricordata presumibile eliminazione della competizione iniziale con la conseguente massimizzazione del potenziale produttivo, è ormai indubbia la possibilità di gestione e di prevenzione anche delle popolazioni infestanti resistenti, con particolare riferimento a Lolium e a Papaver, avendo la possibilità di utilizzare meccanismi d’azione alternativi non ancora coinvolti nella problematica. Inoltre, possono essere in grado di impedire o limitare lo sviluppo di infestanti di sostituzione di non agevole controllo in post-emergenza, quali ad esempio le differenti specie di Veronica, Viola arvensis e Fumaria officinalis. Adottando questa strategia preventiva, è presumibile poi avere la possibilità di posticipare leggermente gli eventuali trattamenti di ritocco, posizionando al meglio anche gli interventi per il controllo delle patologie fungine più precoci (Septoria in primis).
Quali prodotti e quando?
La disponibilità attuale di principi attivi e formulati regolarmente autorizzati sulle colture cerealicole è relativamente ampia, ma tuttavia vi è da considerare che non tutti sono realmente disponibili sul mercato. Dal punto di vista puramente tecnico si possono ipotizzare risultati più completi con le applicazioni di post-emergenza precoce, in quando è possibile gestire meglio i trattamenti in base alle previsioni meteorologiche, nell’ambito anche di una probabile migliore selettività sulle colture. Per contro in caso di rilevante o prolungata piovosità dopo la semina, come verificatosi in Pianura padane lo corso autunno, vi è il serio rischio che causa l’inagibilità dei seminativi diventi impossibile procedere in tempo utile agli interventi diserbanti.

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Trattamenti di pre o post-emergenza precoce sono indicati anche
nei terreni storicamente infestati dalla differenti specie di Veronica.

Autorizzato esclusivamente per interventi di pre-emergenza, Avadex Factor (triallate) è commercializzato in combi-pack con diflufenican (Pressing 500) in confezioni dosate per diserbare tre ettari di superficie. Caratterizzato da una ottima selettività su tutte le varietà di grano tenero, duro ed orzo, presenta un ampio spettro d’azione graminicida, che comprende anche le prime ondate di nascita delle infestazioni di Avena spp. germinate negli strati del suolo più superficiali. L’efficacia sulle specie a foglia larga viene perfettamente integrato dall’addizione di diflufenican.
I differenti formulati a base di clortoluron + diflufenican (Algor Platin, Zodiac Dicuran DFF), presentano una ottima efficacia sia in applicazioni di pre che di post-emergenza precoce, rivelandosi determinanti per risolvere le problematiche determinate dalla presenza di popolazioni di Lolium spp. resistenti agli erbicidi di post-emergenza.
Generalmente non risolutivo appare il controllo di Avena spp., mentre più che sufficiente è lo spettro d’azione dicotiledonicida. Prima di utilizzare tali formulati su frumento tenero è necessario verificare le tolleranza della varietà da diserbare, in quanto alcune di queste sono sensibili all’azione del derivato ureico clortoluron. Le informazioni generalmente sono indicate sia nelle schede predisposte dalle società sementiere sia dalle società distributrici degli erbicidi.
Di più recente introduzione, la miscela di flufenacet + diflufenican (Battle Delta) presenta caratteristiche simili alla precedente, con la necessità tuttavia di effettuare le applicazioni di post-emergenza leggermente più in anticipo, meglio ancora se non oltre la differenziazione delle prime due foglie delle infestanti graminacee sensibili.
Selettività
Per quanto concerne la selettività, è fortemente consigliato evitare interventi di pre-emergenza sulle varietà di grano duro e su semine molto superficiali, evitando terreni molto leggeri, ricchi di scheletro o soggetti a ristagni idrici.
Prosulfocarb (Roxy 800 EC), si caratterizza per un ampio spettro d’azione graminicida, anche in questo caso comprese le popolazioni resistenti, ma per integrare la non completa efficacia su alcune dicotiledoni (composite in particolare), se ne consiglia l’impiego con addizione di dicotiledonicidi specifici, quali ad esempio diflufenican (Mohican 500 SC). Al pari di Battle Delta sono da evitare interventi su seme non sufficientemente ricoperto, terreni molto leggerti con forte contenuto di limo.
Rimangono, infine, le possibilità d’impiego dei differenti formulati a base di pendimetalin (Activus Eko, Stomp Aqua, Most Micro ecc.), da utilizzare preferibilmente in miscela con altri erbicidi ad azione complementare e di clorsulfuron (Glean 75 PX, Balance), capostipite della famiglia delle solfoniluree.
Con quest’ultimo prodotto è bene avere l’accortezza di utilizzare dosi medio-ridotte per non correre il rischio, soprattutto in annate molto siccitose, di creare problemi alle colture più sensibili poste in rotazione al cereale diserbato (esempio crucifere e chenopodiacee).

GLIFOSATE: SEMINE SU SODO E NON SOLO

La gestione complessiva degli inerbimenti dei cereali a paglia non può esimersi dal considerare anche le operazioni di preparazione dei letti di semina. Partire su terreno pulito è il primo passo per semplificare tutte le successive operazioni di controllo delle infestanti. Analizzare in questo periodo le problematiche inerenti l’impiego del glifosate può diventare una questione alquanto spinosa. Tuttavia, considerando puramente l’attuale contesto tecnico-economico, risulta difficile immaginarsi un’agricoltura estensiva senza la disponibilità di questa pur vituperata arma.
Dovendo essere obiettivi, al momento attuale non si intravede nessuna alternativa chimica, con la necessità di dover ricorrere necessariamente a lavorazioni meccaniche, confidando nella clemenza del tempo. Questo soprattutto sui cereali a semina vernina dove, contrariamente a quelle a ciclo primaverile-estivo, non sono ancora state affinate tecniche alternative, quali ad esempio le cover-crop. La necessità di utilizzare glifosate prima della semina del frumento e degli altri cereali, se si escludono le semine su sodo, non è poi così indispensabile, ma non si può prevedere a priori. Svariate sono le variabili che possono determinare problematiche di inerbimento, quali ad esempio le condizioni pluviometriche dopo la raccolta della coltura della coltura precedente, il tipo della coltura in precessione, lo stock di semi presenti nel terreno. Ad esempio dopo colture di mais e soia perfettamente diserbate e con andamento del periodo di fine estate particolarmente siccitoso, possono favorire semine su sodo o con minima lavorazione senza la necessità di alcun intervento diserbante. Per contro, dopo la coltivazione e di colza e della stragrande maggioranza di colture destinate alla produzione di seme e con normale piovosità, generalmente si assiste a una precoce reinfestazione del terreno, con la necessità quindi, in alternativa alla loro distruzione avvalendosi del mezzo chimico, di ripetute lavorazioni del terreno fino a ridosso della semina, con un conseguente notevole aggravamento dei costi, difficilmente giustificabile nell’attuale contesto economico.

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Applicazioni di pre-semina con glifosate sono determinanti per semplificare
la gestione le infestazioni di malerbe di non agevole controllo in post-emergenza, quali ad esempio Chrysanthemum segetum.

Nelle situazioni pratiche di campo applicazioni di pre-semina con glifosate risultano fondamentali in particolare nelle semine dei cereali a paglia in successione a erba medica e, eppur in maniera relativamente più limitata, dopo sorgo. In particolare, dopo la coltura leguminosa poliennale la mancata devitalizzazione operata da trattamenti di bonifica con dosi appropriate di glifosate generalmente rende più complessa e onerosa la successiva gestione degli inerbimenti. Considerando che attualmente non esistono alternative chimiche al glifosate per il controllo delle specie graminacee e che in pre-semina delle colture alquanto ridotta è anche la disponibilità di prodotti attivi sulle infestanti a foglia larga (se si escludono alcuni formulati a base di dicamba), il mantenimento delle superfici coltivate secondo i dettami dell’agricoltura conservativa deve considerare alcuni importanti fattori e deve essere obbligatoriamente vista nell’ambito di una strategia complessiva che necessita di mantenere molto basso il livello di infestazione dei terreni, quindi una oculata gestione delle infestanti di tutte le colture inserite nella rotazione, non dimenticando, come sta avvenendo in questi ultimi anni, i periodi intercolturali, dove frequentemente si assiste a una pericolosa trascuratezza dei terreni, con preponderanti infestazioni di specie sia a ciclo annuale sia, fatto molto più pericoloso, di quelle perennanti (Sorghum halepense e Convolvulus arvensis in particolare), con un conseguente incremento del potenziale di infestazione. D.B.

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