Ortuso, obiettivo affidabilità

Da sinistra: Giuseppe, Matteo e Dario Ortuso. Alle loro spalle l’ultimo trattore acquistato, il Fendt Vario 939.
Per i cugini Dario e Giuseppe Ortuso, contoterzisti di Foggia, è essenziale soddisfare al meglio tutte le richieste del cliente

Ortuso. Un nome, una garanzia. Per chi, in Capitanata, voglia cercare contoterzisti pienamente affidabili, i cugini Dario e Giuseppe Ortuso costituiscono un sicuro punto di riferimento, perché dell’affidabilità hanno fatto il quotidiano biglietto da visita. Non è un “avviso” pubblicitario fra le righe, gli Ortuso non ne hanno affatto bisogno, bensì la maniera migliore per evidenziare il vero punto di forza di questi giovani ma affermati contoterzisti, che lavorano “chiavi in mano” su 2.000 ettari, tra Foggia, Candela, Cerignola, Manfredonia, Sant’Agata di Puglia e Serracapriola, coltivati soprattutto a cereali, pomodoro da industria e leguminose: assicurare al cliente un lavoro perfetto e completo, realizzato secondo le sue precise intenzioni.

È uno stile di lavoro molto professionale quello che Dario e Giuseppe hanno sviluppato e affinato nel tempo, ma, nei suoi fondamenti, lo hanno ereditato dai padri, i fratelli Libero e Matteo Ortuso, per i quali, attivi dal 1971 per decenni, prima di cedere il testimone ai figli, è stato sempre un punto d’onore eseguire i lavori per chiunque a regola d’arte. «L’affidabilità - spiega Giuseppe, che è associato all’Apima Foggia - compendia tutto: dialogo cordiale con il cliente per decidere insieme l’impostazione della tecnica colturale, tempestività, velocità e perfezione nell’esecuzione dei lavori, tariffe accettabili, assenza per il cliente di qualsiasi problema, presenza sul campo del contoterzista, senza dimenticare qualche consiglio o aiuto per stoccare o collocare sul mercato il prodotto alle migliori condizioni. Più che vantare l’ampiezza del parco macchine, il contoterzista deve trasmettere serietà e fiducia a tutto tondo».

La realtà foggiana

La ricerca dell’affidabilità è aumentata con i cambiamenti intervenuti nel tessuto sociale della clientela, osserva il padre di Giuseppe, Matteo Ortuso. «Quando io e Libero avviammo l’attività, costituendo una società di fatto, i nostri clienti erano piccoli e medi agricoltori, che non avevano le macchine necessarie per eseguire specifici lavori. Con essi non era difficile intendersi, essendo noi stessi agricoltori. A distanza di quasi 50 anni l’agricoltura foggiana è cambiata notevolmente. Molte piccole e medie aziende agricole sono scomparse, sono invece cresciute le grosse. Inoltre, oggi molti proprietari di aziende non sono agricoltori a titolo principale, ma professionisti: da alcuni anni, con l’avvento della crisi economico-finanziaria, questi investono sempre più il loro denaro non in titoli di Stato o in case, ma in aziende agricole, considerate più redditizie a medio-lungo termine, tanto è vero che nel Foggiano il mercato fondiario attualmente è molto vivace».

Ebbene, aggiunge Dario, «sia il grosso proprietario terriero sia il professionista, per diverse ragioni, sono molto esigenti, pretendono giustamente il massimo. Il primo teme che lavori eseguiti male, da pressappochisti, gli compromettano l’annata agraria e magari anche il futuro dell’azienda; il secondo, poiché è sprovvisto di competenze, teme di affidarsi a contoterzisti improvvisatori, raffazzonatori o inesperti e vuole che il lavoro venga svolto velocemente perché ha altre urgenze».

Il parco macchine

Se la fiducia dei clienti si costruisce in campo, a monte il contoterzista deve possedere solide qualità umane e competenze tecniche. Gli Ortuso padri hanno trasmesso ai figli le une e le altre, in più Dario e Giuseppe hanno ampliato le conoscenze tecniche, rinnovato il parco macchine, introdotto tecnologie avanzate.

«I nostri genitori hanno esordito con due trattori, un Massey-Ferguson gommato da 78 Cv e un cingolato Fiat da 70 Cv, e una mietitrebbiatrice Massey-Ferguson 510 - ricorda Giuseppe -. Poi, aumentando la superficie gestita a grano duro, hanno inserito in successione quattro mietitrebbiatrici John Deere 970, facili da guidare e comode nella disponibilità di ricambi. Quando però io e Dario, a metà degli anni ’90, abbiamo aperto le partite Iva, ci siamo orientati, per mietitrebbiare grano duro, orzo, cece, favino e coriandolo, su Claas, che riteniamo il marchio di punta per le macchine da raccolta: è impossibile trovare un difetto, perché sono affidabili, assoluta garanzia di elevata produttività, semplicità, comodità d’uso con cabine larghe, funzionali, accoglienti per l’operatore e il cliente, sempre lieto di verificare come procede la mietitrebbiatura».

I cugini Ortuso hanno acquistato nell’arco di 10 anni tre Claas, l’una evoluzione dell’altra: nel 2003 la Lexion 460, con barra fissa da 7,5 m, poi nel 2010 la Lexion 550 e nel 2014 la Lexion 670, entrambe con barra ripiegabile Cressoni da 7,2 m. Tutte e tre capaci di indicare in tempo reale resa oraria, resa giornaliera, peso specifico e umidità della granella, le ultime due provviste di guida automatica, quindi di Gps per la mappatura dei terreni e guida parallela.

Trattori tedeschi

«Anche per i trattori ci siamo orientati sui modelli Claas, in quanto eccellenti sotto tutti gli aspetti, pienamente affidabili - continua Dario -. Nel 2006 abbiamo acquistato un Claas Ares 836 da 200 cv, ottimo per arature, ripassi con fresatrici, semine in appezzamenti più piccoli e scomodi. Nel 2010 un Claas Arion 610 da 150 cv, dotato di guida parallela manuale, utile per ripassi, semina, diserbo e concimazione. Nel 2014 un Claas Arion 530 da 150 cv, a guida automatica, per semina e diserbo. Nel 2015 un telescopico Claas Scorpion 7040 da 120 cv. Per esigenze di maggiore potenza abbiamo acquistato diversi trattori Fendt Vario: nel 1999 il modello 926 da 260 cv, nel 2009 il 936 da 360 cv, quest’anno il 939 da 390 cv, dotato di guida automatica, eccezionale per le arature profonde, ma anche per i ripassi e la semina: da solo copre circa il 75% dell’attività lavorativa. Abbiamo in prova anche un Fendt Vario 724 da 240 cv. Sono trattori che, oltre a usufruire di un’assistenza tecnica eccellente, garantiscono, tutti, completa affidabilità e consumi non troppo alti: ad esempio il 939 consuma qualcosa in meno del 936 pur avendo 30 cavalli in più. Infine abbiamo un John Deere 3130 e i due vecchi Massey-Ferguson servono ancora a qualcosa».

Per completare degnamente il parco macchine gli Ortuso dispongono di tre seminatrici, di cui una, da 6 m, combinata per ripasso e semina, e di un bel numero di frese, aratri, erpici, ripuntatori e altri attrezzi.

Officina mobile

«Ma un parco macchine, pur completo e in piena efficienza, si rivela inutile senza, alla bisogna, un’immediata manutenzione - puntualizza Giuseppe -. Ecco perché abbiamo allestito un’officina in azienda e un’officina mobile pronta a intervenire sui campi di lavoro per ogni necessità. Puntiamo a essere autonomi in tutto e a prevenire ogni possibile problema. Perciò disponiamo di un altro furgone che trasporta una cisterna da 940 litri di gasolio per rifornimenti immediati. Per il diserbo ci portiamo dietro alcune cisterne piene di acqua. Alla mietitrebbiatura ci organizziamo con camion al seguito per il carico del grano duro, così il cliente non deve preoccuparsi di reperirli lui in un periodo di gran ressa. Con queste attenzioni non abbiamo tempi morti, fermi macchina e altri intoppi: così da un lato aumenta per noi il tempo da dedicare al lavoro, dall’altro riusciamo a fornire ai nostri clienti un lavoro realmente perfetto, senza creare a essi il minimo grattacapo». di Giuseppe Francesco Sportelli

*** 

Più contoterzisti che agricoltori diretti

I cugini Dario e Giuseppe Ortuso, oltre che contoterzisti, sono agricoltori. Conducono infatti, in agro di Foggia, un’azienda di 50 ettari in proprietà e 80 in affitto. «Coltiviamo grano duro, pomodoro da industria e camomilla, circa 70 ettari grazie a un contratto di coltivazione con la Bonomelli - ricorda Dario -. È un contratto avviato dai nostri genitori 30 anni fa e che noi ora continuiamo, rappresentando la prima azienda in Italia per superficie coltivata a camomilla. Questa officinale è una coltura miglioratrice del terreno, sia per l’apporto di concimi sia perché, raccogliendo solamente il capolino, il resto delle pianta viene interrato e costituisce un ottimo apporto di massa verde, e quindi di sostanza organica, per il terreno».

Quando Matteo e Libero Ortuso avviarono l’attività agromeccanica e fino alla pensione sono stati più agricoltori che contoterzisti. Poi, con l’avvento dei figli, questo rapporto si è man mano equilibrato, «mentre ora - osserva Giuseppe, - per tempo impegnato e fatturato realizzato, siamo più contoterzisti che agricoltori diretti». di G.F.S.

 ***     

La burocrazia, un peso insopportabile

I cugini Ortuso ci mettono tanto impegno nel lavoro, i loro genitori li incoraggiano, però Matteo sostiene che «ai tempi nostri valeva la pena più di oggi lavorare da contoterzisti. Tutto era semplice: eravamo gli unici a fare questo lavoro dalle nostre parti, non c’era concorrenza, tantomeno sleale, mancava la burocrazia, i clienti pagavano subito, senza lamentarsi, dandoci fiducia e facendoci pubblicità per i lavori eseguiti a regola d’arte, come se i terreni fossero i nostri. Avevamo entusiasmo, lavoravamo da mattina a sera - con il primo trattore, un Massey-Ferguson 175S gommato del 1968, 2.000 ore all’anno - con la certezza di costruire un futuro per noi e i figli. Ora invece tutto è enormemente più complicato. Anche se i figli lavorano coscienziosamente, le difficoltà sono tante. Forse la più pesante è la burocrazia».

Gli impegni burocratici sono così tanti, oltre che costosi, «da impedire a volte di andare in campo - conferma Dario -. Ricordo, per citarne alcuni, il piano di valutazione dei rischi aziendali, da aggiornare ogni due anni, la compilazione del modello unico di dichiarazione ambientale e dei registri di carico e scarico per lo smaltimento controllato dei rifiuti speciali, come i contenitori di agrofarmaci e i sacchi dei concimi, la rendicontazione dei consumi di gasolio agevolato, che in Puglia è particolarmente complicata. E così via. Però bisogna anche dire che i tempi sono cambiati anche per i clienti: fanno sempre difficoltà a pagare, cercano di rinviare il più possibile, a volte rimandano perché non possono. Perciò selezioniamo clienti che abbiano solidità finanziaria». di G.F.S.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome