Il volto gentile del contoterzismo

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Alessandra Corradi.
Alessandra Corradi, nonostante la giovane età, è titolare di una neonata ditta individuale. Ed è anche diventata famosa facendo da testimonial per Valtra e Pöttinger

Non capita spesso, in questa rubrica, di incontrare un’azienda con pochi mesi di vita. Ancor meno spesso accade di trovarsi di fronte a una piccola celebrità della meccanica, sebbene si tratti di celebrità limitata a un settore specifico. Questo mese, abbiamo fatto l’en-plein intervistando la parmense Alessandra Corradi. Che oltre ad essere agromeccanica soltanto da inizio 2018, è stata protagonista della copertina di Valtra Team 1/2018.

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Fendt 312 con la nuova rotopressa Impress Master di Pöttinger, che Alessandra ha avuto in pre-serie e con cui ha effettuato diverse prove dimostrative a casa di potenziali clienti.

Iniziamo dal lavoro. Agromeccanica da pochi mesi, cosa si prova? «Ci stiamo facendo le ossa, come si dice. Di lavoro ne abbiamo, fermi non ci stiamo praticamente mai. Quindi, direi che va bene». Sebbene l’iscrizione in Camera di Commercio sia datata 2018, la vostra esperienza va però un po’ più indietro nel tempo, esatto? «Sì, in realtà faccio questo lavoro dal 2005, in collaborazione con mio padre. Fino a quest’anno, però, non avevo aperto una vera attività come contoterzista. Avendo tuttavia costruito un discreto circuito di clienti, alcuni dei quali anche importanti, mi è sembrato il caso di fare il grande passo».

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LS U60: trattore coreano che fa bella figura con una botte per liquami
da 6 tonnellate.

Soprattutto, a spingere Alessandra è stata una commessa di rilievo: la gestione dell’impianto di biogas dell’ex Eridania. «Facciamo manutenzione ordinaria, caricamento del digestore e, bene o male, tutta l’attività quotidiana che richiede un impianto di quel tipo».
Quella di Alessandra è una ditta individuale, ma assieme a lei lavorano il padre, come aiutante, e un cugino, che la affianca nell’uso dei trattori. Alessandra non è infatti una di quelle titolari che restano ferme in ufficio, a fare amministrazione o a coordinare il lavoro dei dipendenti e che vanno sul campo, al massimo, a fare scorta alle mietitrebbie. Lei, in realtà, passa la giornata sul trattore e i lavori di ufficio li riserva alla sera e ai weekend. «Esatto, lavoro in campo al pari di mio cugino e di mio padre. Ci siamo in un certo modo suddivisi i compiti: il primo fa soprattutto distribuzione dei liquami e in parte preparazione del terreno, io mi occupo di fienagione e trasporti e mio padre fa semina e trattamenti».
Lavorare nel Parmense
L’azienda Corradi è ubicata a Trecasali, il comune in cui fino a pochi anni fa aveva sede la Agco Italia. Un territorio fortemente legato alla zootecnia e al Parmigiano Reggiano, come noto. Da cui la necessità di fare fienagione, di medica in primo luogo. «Facciamo però anche tanto loietto e miscugli, soprattutto in primavera. In ogni caso, indipendentemente dall’essenza, certamente il ciclo dei foraggi è una delle attività che ci danno più lavoro».

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Anche il voltafieno è marchiato Pöttinger.

Un’altra, sempre legata a filo doppio con la forte presenza di stalle, è la distribuzione dei liquami, per la quale Corradi ha due carri-botte: un Vaia e una Bossini. «Il più piccolo – ci confessa – spesso lo attacchiamo a un LS, un 60 cavalli di origine coreana che ha già otto anni e 3.500 ore di lavoro. E funziona ancora benissimo: certo, a volte si sente la mancanza di qualche cavallo, ma con il carro da 6 tonnellate va che è una meraviglia, anche se, a vederli, sembrano un giocattolo piuttosto che un trattore e un carro veri».
La dimensione – per molti territori irrisoria – di carro e trattore si giustifica considerando la realtà di Sissa, Trecasali e dintorni: tante piccole aziende, stalle familiari o poco più, appezzamenti-fazzoletto in cui si farebbe quasi prima a lavorare manualmente che con i mezzi meccanici.

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Per la preparazione del terreno Corradi si affida a lavorazioni alternative, tra cui lo strip tillage con lo Strip Hawk di Mom.

È anche per questo motivo che nel parco macchine dell’azienda non troviamo nulla che vada oltre i 160 cavalli. «Ci sono contoterzisti che hanno 300 e più cavalli; ma a essere sinceri, in questa zona mi sembrano un po’ sprecati: non fai in tempo a piantare l’aratro che sei già a fine campo e per quanto un 300 cv possa avere più produttività, in appezzamenti così piccoli non riesce a esprimerla e rischia di essere soltanto più costoso. Noi, con un Fendt 716, un Valtra T 152 e un paio di macchine più piccole, tra cui il Valtra A93 del 2016 che è l’ultimo nostro acquisto, facciamo tutto».
Verso le lavorazioni alternative
“Tutto” significa fienagione – dal taglio alla raccolta – distribuzione liquami, preparazione del terreno e semina del mais e della bietola e infine parecchi trasporti. Più la gestione dell’impianto di biogas ex Eridania già citato sopra. «Questo appalto ci ha dato una buona base di partenza, perché offre un lavoro continuo e sicuro. In più abbiamo un discreto numero di clienti fissi qui sul territorio». Ai quali Alessandra Corradi, da buona agromeccanica, cerca di proporre le tecniche di lavorazione più innovative, a cominciare dalla preparazione alternativa del terreno. «La facciamo sia con la minima lavorazione, grazie a un erpice a dischi, sia con lo strip tiller della Mom, un quattro file che ci sta dando delle belle soddisfazioni». Ma che, tuttavia, non è ancora entrato nelle abitudini del territorio. «Esattamente. Mentre il disco ormai è di uso comune e sempre più clienti ce lo chiedono, lo strip tillage ancora fatica un po’ a imporsi.

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Il Valtra N, ultimo acquisto dell’azienda, è impiegato
per fienagione e lavori leggeri.

Anche per un fatto oggettivo: il terreno, da queste parti, è abbastanza difficile e se non è perfettamente in tempera, si fatica a lavorarlo. Comprendo chi non si fida di un attrezzo che smuove soltanto una striscia di pochi centimetri, in fondo. Ma devo anche dire che sui nostri terreni lo strip tillage sta dando dei buonissimi risultati: quest’anno abbiamo fatto quasi 630 quintali di trinciato per ettaro. Non è male, mi sembra». In ogni caso, secondo Alessandra Corradi l’aratro appartiene al passato. «Con le lavorazioni alternative si risparmiano gasolio, cavalli e tempo. Non vedo perché continuare a respingerle».
L’azienda è insomma ben attrezzata e in grado di fare un po’ di tutto. Pecca però, per ammissione della stessa amministratrice, in tecnologie satellitari. «Non ci siamo ancora attrezzati, infatti anche lo strip tillage lo facciamo “a occhio”, senza guida automatica. Dal momento che produciamo mais da trinciato, diciamo che non è categorico avere file perfettamente dritte e quindi, con un po’ di attenzione, riusciamo a fare un buon lavoro. Pian piano arriveremo anche al satellite. Siamo appena nati, ci vuole un po’ di pazienza».

 

DALLE COPERTINE AL VIDEO

Non è facile trovare una ragazza che capisce di trattori e li usa quotidianamente. Sarà anche per questo che Alessandra Corradi è diventata una specie di testimonial dell’agricoltura al femminile. Per cominciare, è stata immortalata sulla copertina del primo numero di Valtra Team per il 2018. Si tratta, come sanno i meglio informati, della rivista che Valtra produce in due numeri all’anno e che è spedita a tutti i clienti. Alessandra vi compare, radiosa, mentre scende da un nuovo serie T. «Che – precisa – mi hanno prestato loro, perché il mio appartiene alla seconda serie e ha già sette anni e 7.500 ore di lavoro». Nel servizio, rigorosamente in inglese in quanto apparso sull’edizione internazionale della rivista, la giovane contoterzista riassume la storia della sua azienda e i motivi per cui si è affidata a Valtra per due dei suoi trattori.contoterzismo
Ha poi fatto il salto dalla carta patinata al video, comparendo in quelli realizzati da Pöttinger per promuovere la nuova rotopressa Impress, che l’azienda Corradi ha avuto in preserie. «Sono state esperienze interessanti anche se un po’ stancanti, perché per fare foto e video professionali occorre un sacco di tempo», ci spiega. I marchi, aggiunge, valevano però lo sforzo. «Con Valtra ci troviamo molto bene. Il T, per esempio, grazie al motore a sbalzo fa qualsiasi cosa senza zavorre e la Impress, che abbiamo usato per due stagioni, è un’eccellente rotopressa. Posare per loro è stato un piacere».

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