I Dallapè, terzisti di montagna

Alle pendici del monte Bondone, a Trento, operano dal 1958 i Dallapè. Anche se oggi sono più allevatori che agromeccanici

Dedichiamo la maggior parte dei nostri reportage ad aziende che operano in pianura Padana oppure sui colli del Centro Italia. Difficilmente ci spingiamo sui rilievi più alti, dove la collina diventa montagna. Eppure anche in queste zone si trovano aziende agromeccaniche, sebbene in numero ridotto. Le difficoltà che devono affrontare sono totalmente diverse rispetto ai colleghi della pianura, naturalmente, come diverse sono le macchine di cui si servono, a parte qualche eccezione.

Uno dei primi Claas acquistati dai Dallapè.
Uno dei primi Claas acquistati dai Dallapè.

In questo numero presentiamo una famiglia che vive e opera per l’appunto in montagna, esattamente alle pendici del Bondone, il monte che sovrasta Trento. Qui, nel comune di Cavedine, incontriamo i Dallapè, contoterzisti dal 1958, che sono quasi una tribù. Oltre a Clemente Dallapè e alla moglie, Franca Cimadon, infatti, lavorano nell’azienda il fratello Alfredo e la sorella Leopolda Dallapè, oltre alle tre figlie di Clemente e Franca: Claudia, Laura e Viviana Dallapè. Che non si occupano – come si potrebbe pensare – soltanto di ufficio, ma spesso e volentieri salgono sui trattori, svolgendo senza alcuna difficoltà un ruolo che molti immaginano come più maschile che femminile.

I Dallapè, ormai, sono oggi più allevatori che agromeccanici, al termine di un percorso di progressivo abbandono dell’attività al servizio di terzi che è l’esatto opposto di quanto hanno fatto decine di altre ditte. Trasformatesi, con il tempo, da agricoltori in contoterzisti puri. Come mai? «Il discorso è semplice e complicato al tempo stesso», ci dice Clemente Dallapè, che come vedremo è parte di un vero e proprio clan, tutto impegnato nell’attività agricola. «Quando iniziammo – continua – eravamo contoterzisti quasi al cento per cento. Facevamo aratura e lavorazione del terreno, poi arrivarono le mietitrebbie e per quindici anni ci dedicammo principalmente alla raccolta, girando tutte le valli attorno a Trento. Prendemmo anche le trince per il mais: prima Laverda, poi John Deere. Tuttavia il lavoro iniziò a calare, con l’abbandono dei seminativi e lo sviluppo di viticoltura e frutticoltura».

Attività che, comunque, richiedono macchine, tanto che non è raro trovare agromeccanici che vi si dedicano quasi completamente. «Certamente. Tuttavia il Trentino è un territorio particolare, fatto di aziende che, sebbene di piccole dimensioni, sono ben attrezzate con trattori, irroratrici e altro. Inoltre, a causa delle pendenze, non si fa vendemmia meccanica e dunque non possiamo investire nella vendemmiatrice. Infine, negli ultimi anni abbiamo vissuto la “colonizzazione” delle imprese bresciane e veronesi, molto più strutturate di noi e che sono venute a proporre i loro servizi fino alle porte di Trento. Per questo motivo – continua Clemente – ci siamo progressivamente spostati sull’agricoltura, sebbene conserviamo un ramo di attività in conto terzi». Ramo che comprende, come si leggerà più avanti, lavori sulle vie forestali, manutenzione di strade e banchine, raccolta di legna da ardere e gestione di verde e neve nell’aeroporto di Trento.

 

Carne, gelato e formaggio

Occupiamoci però prima di allevamento, coltivazione e trasformazione. Perché i Dallapè, in onore alla loro storia di agromeccanici tuttofare, non si accontentano di seminare e raccogliere cereali. «Abbiamo un po’ più di 100 ettari di terreni, in maggioranza a prato e per il resto a silomais, più altri 140 di pascoli in montagna, ma non è certamente questa la nostra attività principale», dice ancora Clemente.

Un macello da mezzo milione di euro, completamente a norma e adatto anche a svolgere attività in conto terzi: è uno degli ultimi investimenti dei Dallapè.
Un macello da mezzo milione di euro, completamente a norma e adatto anche a svolgere attività in conto terzi: è uno degli ultimi investimenti dei Dallapè.

I raccolti, infatti, sono a servizio della stalla, formata da 60 vacche da latte e 50 manze, più una cinquantina di tori da ingrasso. Ma, ancora una volta, non siamo all’anello finale della catena: «Oltre a produrre latte e vendere animali da macello, facciamo, per quanto possibile, trasformazione». Una parte importante del latte – tutto quello prodotto in alpeggio, per cominciare – diventa infatti formaggio fresco e stagionato, yogurt e anche gelato; tutto grazie a un caseificio che i Dallapè hanno presso la malga Brigolina, 1.000 metri di altitudine, e dove da giugno è attivo anche un agriturismo, gestito da due delle figlie di Clemente.

«Lo scorso anno – spiega quest’ultimo – ci siamo dotati di un furgone frigorifero adatto al trasporto sia di gelati e yogurt sia della carne macellata». Presso la sede aziendale di Cavedine, infatti, dal 2009 è attivo un macello a norma Ce per abbattimento e lavorazione di ogni tipo di animale. Qui i Dallapè macellano anche dieci tori a settimana, che poi sezionano e consegnano ai clienti, sparsi dal Trentino al Veneto. La struttura è inoltre offerta ad allevatori che abbiano necessità di abbattere animali in locali a norma, ed ecco ritornare in parte l’attività di contoterzismo.

 

Strade e foreste

In un’azienda di montagna le attrezzature sono completamente diverse rispetto alla pianura. Vediamo qui un carro forestale con braccio per il caricamento dei tronchi.
In un’azienda di montagna le attrezzature sono completamente diverse rispetto alla pianura. Vediamo qui un carro forestale
con braccio per il caricamento dei tronchi.

Contoterzismo che torna in forme più tradizionali con la gestione della rete stradale di Molveno, ma soprattutto con la manutenzione dell’aeroporto amatoriale di Mattarello, alle porte di Trento. «Si tratta di una aerostazione per amatori ed elicotteri, che svolge anche l’attività di elisoccorso, ovviamente di primaria importanza in questo territorio. Noi – spiega Clemente – facciamo sfalcio dei prati e servizio neve, ma recentemente siamo stati impegnati anche nell’ampliamento della pista e della relativa recinzione». I Dallapè ricevono ancora qualche commessa anche per la gestione di strade forestali, anche se si sono parzialmente disimpegnati da questo settore. Fanno infine taglio di alberi e vendita di legna da ardere. «Sebbene – aggiunge il contoterzista – la domanda sia in calo, perché la legna ormai si trova al supermercato già sui bancali, senza contare il boom del pellet».

«Un po’ tutto il contoterzismo è in difficoltà – interviene il fratello Alfredo Dallapè – soprattutto a causa della concorrenza tra aziende, oltre al fatto che quasi tutti sono attrezzati e la domanda è quindi poca». Ciò nonostante, i Dallapè potrebbero tornare a investire nella raccolta dei cereali se, come sembra, prenderà piede una filiera di grano di alta qualità proprio nei dintorni di Trento. Filiera che richiederà, ovviamente, una trebbiatura altrettanto impeccabile. «Potrebbe essere un’idea. Noi siamo pronti, la nostra tradizione in questo campo è solida e non ci tiriamo certo indietro».

 

Macchine specifiche

Claas Axion 850, acquistato due anni fa per fare aratura e trasporto di trinciato.
Claas Axion 850, acquistato due anni fa
per fare aratura e trasporto di trinciato.

Un contoterzista di montagna non ha bisogno di grandi trattori, ma piuttosto di una notevole diversificazione dei mezzi. A casa dei Dallapè, per esempio, troviamo alcuni Claas – tra cui l’ultimo arrivato, un Axion 850 – ma soprattutto attrezzature specifiche, come il cantiere per taglio e rottura della legna da ardere, un carro forestale con braccio e verricello oppure l’Aebi TT 275, un porta-attrezzi specifico per la montagna e che i contoterzisti trentini usano per lo sfalcio dei prati su pendenze dove sarebbe impossibile arrivare con un normale trattore. «Ha un motore 4 cilindri VM e lo abbiamo dotato di una barra Claas da 3 metri. La sua caratteristica principale, tuttavia, è l’aderenza, che permette di lavorare su terreni davvero impossibili», ci dicono i proprietari.

 

Un presidente che non ti aspetti

I contoterzisti trentini fanno capo all’Apema, l’Associazione tra esercenti la motorizzazione agricola. Al cui vertice troviamo, un po’ a sorpresa, un tassista. Il mistero si chiarisce andando a vedere chi è Stefano Ciola, che da due anni regge le sorti dell’associazione: si tratta, infatti, del figlio di Alessandro Ciola, storico presidente dell’Apema scomparso nell’agosto 2015. «Mio padre ebbe questo incarico per circa un decennio e negli ultimi anni l’ho affiancato per il disbrigo delle pratiche burocratiche, a cominciare dalle polizze assicurative», ci spiega Stefano. «Per questo motivo – continua – a inizio 2016 il direttore e il consiglio di amministrazione dell’Apema mi chiesero di continuare il suo lavoro. Ho accettato soltanto perché posso contare sull’aiuto di Diego Coller e del direttivo e nella speranza di essere all’altezza del compito e del ruolo già rivestito da mio padre». Anche per questo motivo, il presidente invita i soci che avessero richieste o idee per nuove iniziative a contattarlo direttamente oppure tramite gli uffici dell’Apema.

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