Gianni Braidotti, contoterzista di confine

Gianni Braidotti.
L’attività di Gianni Braidotti si colloca tra Cividale del Friuli (Ud) e Slovenia, ma anche da una sponda all’altra del fiume Natisone. Con gli scenari che cambiano completamente

Ci sono paesi che sono naturalmente terra di confine. E aziende che in parte subiscono e in parte gestiscono questa situazione. Oggi facciamo la conoscenza con una tipica realtà di questo genere: quella di Gianni Braidotti, che fa lavorazioni in conto terzi a Cividale del Friuli (Ud). E già questo dice molto sul primo confine, quello di Stato. «Che in linea d’aria è a quattro o cinque chilometri appena. Di là dalla linea, in Slovenia, i trattori viaggiano a 50 km all’ora con 300 quintali di carico, di qua non si può andare oltre i classici 40 orari e questo, chiaramente, fa una bella differenza».
L’altro confine è quello del fiume Natisone, che non è ovviamente politico, ma colturale: «Da una sponda all’altra, cambia tutto. Sull’altra riva, a non più di un chilometro da qui, c’è il Collio e quindi l’agricoltura è ricca. Ma non soltanto: è anche vitale, con i giovani che subentrano ai genitori o comunque li affiancano nel lavoro. Sulla nostra sponda, invece, si fanno soltanto seminativi e ad avere under 50 in azienda siamo rimasti in due soltanto».

Territorio in affanno

Estirpatore frontale realizzato su commissione da un artigiano della zona.

L’agricoltura, nella zona di Cividale, non va dunque a gonfie vele. «No di certo. Diciamo che si mangia finché tira il Collio. Qui facciamo principalmente mais – che però negli ultimi anni ha dimezzato la superficie – e poi soia, girasole e, da qualche tempo, colza. «Con quest’ultima mi trovo molto bene, perlomeno sui terreni di mia proprietà. Quest’anno purtroppo ne ho seminata poca per le avverse condizioni meteo nel mese di ottobre. A dicembre ha fatto bello, ma ormai avevo programmato orzo e girasole. La soia, invece, si fa principalmente in secondo raccolto, perché dovendola seminare a maggio si dà alle infestanti il tempo di crescere. Per cui si dovrebbe intervenire con diserbi, ulteriori lavorazioni… Meglio, a questo punto, seminare orzo e successivamente la soia. Che, peraltro, in secondo raccolto rende bene».

X7 450,
uno dei McCormick dell’azienda.

Sorprende invece il tracollo del mais. «Non se consideriamo la difficoltà di irrigare in zona e, soprattutto, i problemi di micotossine delle ultime stagioni. Dicendo che la superficie è dimezzata non ho esagerato. In buona parte, è stato sostituito dal girasole, che nel 2017 ha fatto dei bei numeri. Del resto è una coltura facile, non richiede irrigazione, non ha grosse pretese in fatto di concimazione e diserbo e soprattutto ha un buon mercato: non appena arriva in essiccatoio, la prendono. Tutto il contrario del grano, che continua a girare da un silo all’altro».

Aziende in delega

Una seminatrice combinata, unita all’estirpatore frontale, permette di seminare i cereali a paglia in un solo passaggio.

Le aziende della zona, spiega Braidotti, sono conseguentemente di medio-piccola entità. «Ce ne sono da un ettaro o anche meno. Altrove si comprano rimorchi da 300 quintali; qui dico sempre che ci vorrebbe un carro con i divisori interni: capita di caricare 15, ma anche 9 o 10 quintali ed esaurire così un cliente». I terreni di Braidotti ammontano invece a una sessantina di ettari. Molto più consistente, comunque, l’attività agromeccanica, che consiste essenzialmente nella trebbiatura, realizzata con macchine Case IH, e poi nelle classiche lavorazioni del terreno. «In realtà abbiamo clienti che ormai non vengono nemmeno più a vedere i campi: ci danno carta bianca anche nell’acquisto dei fertilizzanti e altri mezzi tecnici. Sono, naturalmente, persone anziane o che hanno ereditato i terreni ma svolgono altre attività.

McCormick X7 670, il trattore di punta, usato per lavori pesanti
e trasporti.

Questa organizzazione a noi torna comoda, in quanto, per la ridotta dimensione delle aziende, in caso contrario non si riuscirebbe a lavorare. Invece, in questo modo acquisto io i prodotti, riempio la botte o lo spandiconcime con il saccone, tratto diverse aziende e alla fine il rivenditore manda le fatture ai vari proprietari. Certo, probabilmente qualcuno ci guadagna o ci perde 10 chili di concime o 10 litri di trattamento, ma non credo che faccia tanta differenza. In questo modo, si lavora con un minimo di efficienza e soprattutto non si hanno continue rimanenze o prodotto da smaltire». Quella di Braidotti è dunque ormai più l’attività di un delegato che di un agromeccanico. Una sorte comune a molti colleghi: essenzialmente, tutti quelli che operano in territori caratterizzati da aziende di piccole dimensioni, con proprietari non direttamente impegnati in agricoltura oppure in là con gli anni. È anche grazie ad agromeccanici come Braidotti se queste micro-aziende continuano a produrre e a dare un reddito, seppur basso. L’alternativa sarebbe, come noto, la cessione o il set-aside.

Parco macchine multicolore

L’ultimo acquisto di Braidotti è un piccolo McCormick X6 da 120 cv di potenza massima.

Braidotti lavora da solo: chiede aiuto al cugino nei momenti difficili, ma la sua è essenzialmente un’azienda unipersonale. Di conseguenza, il parco macchine non è molto esteso: oltre alla mietitrebbia, sotto i capannoni troviamo quattro trattori, di cui tre McCormick e un Landini Alpine 75. «Macchinina sorprendente: con motore su licenza Mitsubishi, molto brillante. Silenziosa ed efficiente». Più recenti i trattori del marchio britannico. Due, l’X 7.670 e il 6.420, sono arrivati nel 2017. Due macchine con cambio continuo Vt Drive, dunque decisamente adatte ai trasporti. Il più grande, in particolare, è sfruttato per un servizio poco usuale: il trasporto di fieno in montagna, a un centinaio di chilometri da Cividale del Friuli. «Nella brutta stagione andiamo regolarmente a Ravascletto, sulle Alpi Carniche. Sono 100 km all’andata e altrettanti al ritorno: se il trattore non fosse comodo, ce ne saremmo accorti da un pezzo». Comodo, invece, il Mc Cormick lo è parecchio, secondo Braidotti. «Il cambio a variazione continua è eccellente su strada, il guadagno in comfort è eccezionale».

Trasporto di fieno sui colli di Ravascletto per l’alimentazione dei bovini. Un viaggio da 200 km totali.

Quando non viaggia in direzione della montagna, Braidotti effettua preparazione del terreno e semine per sé e per i clienti. Come tanti colleghi, ha ormai completamente abbandonato l’aratura tradizionale. «Se proprio, facciamo semmai una ripuntatura, ma l’aratro lo riserviamo a quei pochissimi clienti che ce lo chiedono espressamente: troppi costi, troppa usura dei trattori, senza contare che dopo l’aratura devi fare diverse altre lavorazioni prima di seminare. Un conto sono gli inverni di un tempo, quando si lasciava fare la preparazione al gelo, ma con le stagioni calde degli ultimi anni, l’aratura richiede davvero troppo lavoro».
La soluzione preferita dal contoterzista – e applicata principalmente su orzo e colza – prevede invece una semina con minima lavorazione, grazie a un attrezzo fatto costruire presso un artigiano locale. «Si tratta di un fabbro specializzato in viticoltura. Ho visto che fabbrica degli estirpatori da montare sul sollevatore anteriore e allora gli abbiamo chiesto di farne uno per il pieno campo. Lo ha creato, in pratica, abbinando due modelli da vigneto. Il risultato però è eccellente: con le sue ancore muove il terreno, poi dietro arriva l’erpice rotante della seminatrice combinata che lo lavora, quindi la seminatrice depone il seme e il gioco è fatto. Con una sola passata abbiamo il campo seminato». Il sistema, sperimentato lo scorso anno su soia di secondo raccolto, ha dato risultati molto incoraggianti e sarà quindi esteso anche a colza e orzo. «Per il mais e la soia, invece, usiamo ancora il ripuntatore, per fare una lavorazione un po’ più profonda. In ogni caso, mettiamo la massima attenzione nel ridurre i costi, a beneficio nostro ma anche dei clienti».

Fedeli al concessionario

Gianni Braidotti con Rino Rinaldin.

Le scelte in materia di trattori hanno, a casa di Braidotti, un faro guida: la concessionaria Rinaldin, da poche settimane diventata Rinaldin Group. «Siamo legati a questo concessionario da sempre e lo abbiamo seguito nei cambi di marchio fatti in questi decenni», ci spiega il contoterzista. «Il costruttore del trattore è ovviamente importante, ma lo è ancora di più colui che te lo vende e che, soprattutto, ti deve assicurare l’assistenza quando qualcosa non funziona a dovere».

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