Revisione, qualche passo avanti

VERIA, GREECE - FEBRUARY 6 2014: Protest by farmers with their tractors on main roads in Veria for fairer tax system
Forniti per la prima volta elementi pratici sui criteri e sulle modalità operative

Nel corso dell’ultimo incontro con le parti interessate, tenutosi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a metà ottobre, i dirigenti ministeriali hanno illustrato i principi informatori dell’operazione, fornendo per la prima volta elementi pratici sulla revisione generale e periodica delle macchine agricole.
In verità, il ministero ha cambiato completamente opinione rispetto a qualche mese fa, quando aveva sostenuto che la revisione avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente degli aspetti legati alla circolazione stradale, ignorando quelli connessi alla sicurezza sul lavoro. Questa visione era sostenuta da solidi principi giuridici: il richiamo all’art. 110 del codice della strada – che tratta della revisione dei veicoli in generale – non lascia infatti spazio a verifiche diverse da quelle riguardanti la sicurezza nella circolazione, e solo su strada.
Tuttavia, la modifica dell’art. 111 del codice, che ha di fatto reso obbligatoria la revisione delle macchine agricole, era stata inserita sulla base di una forte volontà politica di ridurre gli infortuni in agricoltura. Tale volontà scaturiva dalle risultanze dell’indagine svolta dalla Commissione parlamentare sulle morti bianche, presieduta dal senatore Oreste Tofani, che aveva indicato nella revisione delle macchine agricole uno strumento per ridurre la mortalità nel settore primario. In tempi più recenti, la senatrice Maria Grazia Gatti, sostenuta da un’ampia maggioranza, aveva fatto approvare dal Senato la risoluzione del 13 maggio 2015, nella quale il governo si assumeva una serie di impegni precisi sulla revisione:
• non prorogare ulteriormente la data di avvio dell’operazione;
• prevedere, nel decreto ministeriale di attuazione, che la revisione riguardasse anche la sicurezza sul lavoro, oltre a quella su strada;
• che i controlli non fossero solo visivi, ma incidessero sulla sicurezza del veicolo;
• che il calendario dei controlli fosse scalare e che, a regime, diventasse periodico;
• prevedere la possibilità di svolgere le operazioni di revisione anche presso imprese private;
• prevedere incentivi alla rottamazione delle macchine più pericolose;
• tariffe di revisione contenute, per non gravare inutilmente su un comparto in difficoltà;
• stanziamento di fondi specifici per finanziare gli adeguamenti e le sostituzioni di macchine;
• infine, creare un raccordo fra revisione e formazione degli addetti.

Cambio di rotta del Ministero
Come si può vedere dal livello di dettaglio della Risoluzione Gatti, il cambio di rotta del Ministero pare ampiamente giustificabile, anche se ha completamente spiazzato le rappresentanze degli utenti di macchine agricole.
Si potrebbe semmai obiettare che la volontà politica cozza con l’attuale quadro giuridico: gli stessi che fanno le leggi dovrebbero quanto meno preoccuparsi, oltre che di quello che hanno scritto (o che non hanno scritto), anche di adeguare il testo dell’art. 111 del codice, invero assai poco chiaro. La bozza di decreto, che dovrebbe essere emanato di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole, non prevede inoltre un intervento tecnico da parte di quest’ultimo dicastero, lasciando al solo Dipartimento dei trasporti terrestri il compito di definire come si svolgeranno i controlli. Per contro, da parte dei Trasporti si è rilevata una manifestazione di buona volontà nel limitare al massimo i controlli di tipo strumentale, e l’adozione di procedure di revisione fondate sul buon senso e sull’esperienza pratica. In pratica, sembra che la volontà del ministero sia di verificare con strumenti specifici solo alcuni parametri misurabili, come ad esempio: l’efficienza dei freni, verosimilmente con strumenti portatili (decelerometri); il rumore, qualora il tecnico rilevi un valore “sospetto”; la fumosità allo scarico, con l’impiego del solo opacimetro.
I controlli saranno ovviamente commisurati alle condizioni di omologazione: il trattore omologato a 25 km/h ha freni ben diversi da quello omologato a 40, così come quello che emetteva 98 decibel a 1500 giri dovrà essere provato nelle stesse condizioni descritte sul libretto di circolazione; per la fumosità, le macchine dovranno rispettare le norme in vigore al momento dell’omologazione. Lo stesso discorso riguarda le dotazioni tecniche: vetri, tergicristalli ed eventuale riscaldamento saranno controllati solo per le macchine con cabina integrale, così come il servosterzo per quelle che ne sono dotate.
Il problema può riguardare semmai le macchine che sono state modificate rispetto a quanto scritto sulla carta di circolazione: sollevatori posteriori e anteriori, cabine, servosterzo e altri accessori possono essere stati aggiunti dopo il rilascio del libretto e si pone la questione dell’aggiornamento dello stesso. In proposito si sta già lavorando per l’adozione di una procedura semplificata che preveda, in caso di difformità rispetto ai documenti di circolazione, la possibilità di aggiornare il libretto direttamente in sede di revisione, subordinando l’esecuzione dei controlli tecnici all’officina presso la quale si svolgono le operazioni.

Requisiti di sicurezza sul lavoro
Più complessa appare la questione legata all’accertamento dei requisiti di sicurezza sul lavoro: le Linee Guida emanate dall’Inail nell’ultimo decennio per consentire l’adeguamento delle macchine più datate sono state pensate per adattarsi a tutte le possibili varianti e necessità di impiego. Per questo non è nemmeno pensabile che, in sede di revisione, si possano consultare le oltre 1.000 pagine di documenti tecnici, predisposti dall’Inail insieme con le rappresentanze della filiera, Unima compresa. Molto probabilmente si dovrà ricorrere all’uso di una lista di controllo semplificata, almeno nella forma – una sorta di decalogo – che tenga conto della presenza almeno dei dispositivi “salvavita”, come ad esempio:
• struttura di protezione contro il ribaltamento;
• protezione dell’albero della presa di potenza;
• sedili, cinture di sicurezza o sistemi equivalenti;
• protezione di pulegge e cinghie;
• protezione contro l’avviamento accidentale o da terra;
• identificazione dei comandi;
• appigli e scalini di salita e discesa;
• protezione delle parti calde.
Sul primo punto, purtroppo, la situazione è alquanto variegata e su questo si concentrano le principali perplessità, che erano le stesse che avevano spinto gli esperti, in un primo tempo, a escludere la sicurezza sul lavoro dalla revisione. Paradossalmente, le trattrici ancora prive di roll bar o cabina rappresentano il caso più semplice: se non si trova il ricambio originale, si possono applicare i telai previsti dalle Linee Guida Inail, disponibili anche sul mercato dei ricambi. Il problema riguarda semmai le trattrici che hanno un telaio, ma questo manca di targhetta con l’omologazione Ocse o di punzonatura; quelle in cui il telaio è stato modificato (aggiunta di un tettuccio); quelle nate col telaio e poi dotate di cabina, magari dallo stesso concessionario; quelle – assai numerose – in cui né il telaio né la cabina sono stati indicati sul libretto; e infine quelle dotate di un roll bar non omologato, oppure costruito senza rispettare le norme.
Si ha motivo di ritenere che in questi casi l’ingegnere della Motorizzazione che presiederà alla revisione si troverà in grave difficoltà, non avendo la preparazione specifica per affrontare il problema. Senza dubbio, la soluzione migliore sarà quella – già prevista – di svolgere la revisione presso un’officina autorizzata o un concessionario, che dispongono di personale preparato sulla materia: da alcuni mesi l’Unacma – che rappresenta per l’appunto questi soggetti – ha già realizzato diversi corsi di formazione in tutta Italia sull’applicazione delle Linee Guida Inail, dedicati a responsabili tecnici e capi officina. Non appare invece praticabile la soluzione, inizialmente proposta, di prevedere la partecipazione alla revisioni di funzionari pubblici competenti in materia di sicurezza sul lavoro. Nelle Asl sono infatti presenti molti tecnici validi ed esperti, ma a “macchia di leopardo” e non su tutto il territorio nazionale; a parte la cronica mancanza di personale ispettivo, anche quando c’è, non sempre ha una perfetta conoscenza delle macchine agricole e del contesto in cui vengono impiegate.

Contoterzisti per ora poco coinvolti
A margine della questione, bisogna osservare che la revisione potrebbe diventare un problema assai grave, soprattutto per le aziende agricole, ma, in misura assai minore, per i contoterzisti, almeno nella prima fase. La graduazione dei controlli riguarderà infatti, per i primi due anni, solo le trattrici immatricolate prima del 31 dicembre 1973: da un’indagine svolta su un campione di 100 contoterzisti aderenti ad Unima, il numero di macchine interessate non supera il 3-4%. Si tratta però di quelle che possono presentare i problemi più rilevanti e che comportano i maggiori oneri per l’adeguamento alle norme, non solo per la sicurezza sul lavoro, ma anche per la semplice circolazione stradale.
In questi primi due anni, però, i principali nodi verranno al pettine e saranno l’occasione per mettere a punto i criteri e le modalità di esecuzione dei controlli: quando i funzionari ministeriali si saranno resi conto che una eccessiva pignoleria potrebbe portare a respingere la maggioranza dei veicoli presentati a revisione, potrebbe venire avanti un approccio più pratico, che tenga conto delle esigenze e delle condizioni di impiego delle macchine agricole.

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