Contoterzismo, sempre più importante per lo sviluppo dell’agricoltura

Il ruolo degli agromeccanici al centro di un convegno alla Fiera di Foggia

I contoterzisti agromeccanici sono ormai protagonisti indiscussi della agricoltura italiana, non solo al Centro-Nord, dove già operano da decenni, ma anche nel Mezzogiorno, e in particolare in Capitanata, dove da anni sono attivamente presenti. Il ruolo del contoterzismo per lo sviluppo dell’agricoltura è dunque sempre più importante. La misura di tale rilevanza è stata oggetto di un convegno organizzato da Cai (Unima - Confai), Unacma e Federunacoma nell’ambito della 67ª Fiera internazionale dell’agricoltura e della zootecnia di Foggia, che ha voluto altresì analizzarne ragioni e tendenze.

«La crescita del contoterzismo in agricoltura ha cause precise – ha introdotto Michele Pisante, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università di Teramo –. Da un lato lo spopolamento delle aree rurali e interne, con l’abbandono delle campagne e delle aziende agricole, dall’altro l’invecchiamento progressivo degli addetti all’agricoltura, in gran numero maggiori di 65 anni.

I contoterzisti si sono dimostrati in grado di dare risposte ai cambiamenti sociali intervenuti nell’agricoltura italiana.

Terza causa è la convenienza economica a rivolgersi al contoterzista. In Toscana esistono aziende agricole di 80 ha che non dispongono di un trattore e si rivolgono ai contoterzisti per tutte le operazioni colturali, perché, ad esempio, per compiere tempestivamente un trattamento fitosanitario non servono due trattori che lo completano in quattro giorni, ma 20 capaci di effettuarlo in mezzora sull’intera superficie aziendale».

Un numero crescente di imprenditori agricoli, ha evidenziato Silvano Ramadori, presidente di Unima, «per razionalizzare il lavoro e i costi di produzione, anziché acquistare moderne e onerose attrezzature e dotarsi di personale specializzato, si rivolge a operatori terzi, dotati di macchine agricole tecnologicamente avanzate, per farsi fornire servizi adeguati per i sempre più variabili piani di coltivazione. Ormai le imprese agromeccaniche italiane effettuano circa il 90% delle operazioni di raccolta dei prodotti e il 60% delle altre lavorazioni relative alla conduzione dei terreni; svolgono lavori altamente tecnologici su ampie superfici, non solo nelle piccole e medie aziende agricole, ma anche nelle grandi imprese, mettendo a disposizione una professionalità di alto livello, frutto di continui investimenti e aggiornamenti tecnologici e scientifici».

Percorso in parallelo con la meccanizzazione

Il contributo del contoterzismo all’innovazione e alla competitività in agricoltura è parallelo al processo di innovazione ed evoluzione nella meccanizzazione, ha puntualizzato Pisante. «Svolge un ruolo sempre più importante perché: consente la presenza di aziende insostenibili per la loro dimensione, sia economica sia strutturale; apporta competitività in agricoltura, assecondando l’esigenza delle aziende di ridurre investimenti e ammortamenti; permette una maggiore flessibilità dell’organizzazione interna e degli ordinamenti produttivi aziendali; garantisce una gestione sostenibile dei sistemi colturali grazie alla riduzione delle singole operazioni e dei transiti, con tecnologie Gps integrate da strumenti avanzati per il controllo automatico della distribuzione di fertilizzanti e fitofarmaci. Secondo dati Istat, oltre il 30% delle aziende Agricole fa ricorso a imprese esterne per lo svolgimento di una o più operazioni colturali. Il numero medio di giornate/anno per le quali l’azienda agricola si rivolge a contoterzisti è cresciuto da 3,8 nel 2000 a 7,5 nel 2010 (+97%).

02Il 32% delle imprese agricole affida a quelle agromeccaniche la completa gestione delle scelte colturali, per 790.000 ettari, pari al 6,2% della Sau».

Il ruolo degli agromeccanici è tanto più prezioso, ha sostenuto Pasquale De Vita, ricercatore del Crea-Centro di ricerca per la cerealicoltura di Foggia, «in quanto essi sono più attenti a recepire novità vantaggiose come l’adesione ai contratti di filiera, con un prezzo minimo garantito che consente di programmare seriamente il futuro. In tal modo aiutano a ottimizzare la gestione tecnica delle colture, a ridurre i costi di produzione, ad aumentare il valore aggiunto aziendale».

I risultati di uno studio Nomisma, condotto in collaborazione con Unima e Confai, sul fenomeno del contoterzismo agricolo in Italia, ha informato Roberto Guidotti, responsabile del Servizio tecnico Unima, «hanno messo in evidenza alcuni elementi che contribuiscono a delineare il profilo di questo comparto: il contoterzismo è ampiamente diffuso tra le imprese agricole italiane (534.000, ben il 66%); l’impresa contoterzista è in grado di realizzare, normalmente con tecnologie avanzate, una molteplicità di lavorazioni in campo, dalle basilari alle più complesse; l’età media delle macchine dei contoterzisti è inferiore ai 10 anni (invece fra le aziende agricole solo il 23% delle trattrici ha meno di 10 anni, oltre il 40% del parco macchine ha più di 40 anni); l’impresa agromeccanica tende a effettuare una gestione efficiente delle macchine con costi d’esercizio “ottimali”; le imprese agricole si affidano alle lavorazioni in conto terzi (talvolta anche in affidamento completo) principalmente per motivazioni economiche legate alle difficoltà a reperire le risorse per realizzare l’investimento per l’acquisto delle macchine o all’impossibilità di effettuare le lavorazioni in conto proprio a costi inferiori a quelli praticati dai contoterzisti».

Questioni economiche e qualitative

D’altra parte, ha proseguito Guidotti, le imprese agromeccaniche hanno delineato alcune criticità sia di tipo economico, cioè tempi di pagamento dei clienti, costo degli input (gasolio, parti di ricambio e manutenzioni), costo di acquisto di trattrici e macchine operatrici, difficoltà di accesso al credito per mancanza di finanziamenti dedicati, sia di sistema, come eccessiva burocrazia e difficoltà a trovare manodopera qualificata. «Ricordo però che il ricorso alle lavorazioni in conto terzi non deriva esclusivamente da ragioni di tipo economico, ma anche da altre di tipo qualitativo.

La crescente domanda di prodotti agricoli di qualità da parte dell’industria e dei consumatori richiede oggi una maggiore attenzione dell’imprenditore agricolo verso la produzione di beni alimentari a elevato valore aggiunto. Per far questo gli sono richieste competenze, risorse e un know-how di cui non sempre dispone. Senza poi considerare una serie di ostacoli burocratici, costi aggiuntivi (energia, trasporti ecc.) e difficoltà di accesso al credito che il sistema produttivo italiano deve scontare rispetto ai competitori europei»

La figura del contoterzista diventa sempre più importante, ha concluso Guidotti, perché incrementa la produttività e la competitività dell’azienda agricola. «In primo luogo garantisce costi certi fin dall’impostazione del piano colturale, riduzione delle immobilizzazioni improduttive, liberazione delle risorse per usi più redditizi, flessibilità rispetto alle colture praticate, piena tracciabilità del processo produttivo. E poi porta innovazione: il maggiore impiego accelera il turn over: il contoterzista aggiorna il parco macchine con maggiore frequenza; la migliore tecnologia parte sempre dalle macchine più grandi e potenti; la concorrenza porta il contoterzista a scommettere sull’innovazione. E infine, non bisogna dimenticare che in tanti casi il contoterzismo permette la sopravvivenza stessa di numerose aziende agricole».

 

Il contoterzista ieri e oggi

Negli anni la figura del contoterzista è molto cambiata, ha sottolineato Pisante. «Ieri la meccanizzazione ha visto nascere questa importante figura nel panorama agricolo. All’inizio svolgeva conto terzi una serie di lavorazioni/operazioni colturali con mezzi meccanici propri, sostituendosi di fatto all’imprenditore agricolo.

Oggi, invece, tale figura si è evoluta enormemente avendo assunto, in molti casi, la funzione, oltre che di operatore nelle aziende agricole, anche di gestore delle stesse. Una gestione che avviene conducendo di fatto aziende il cui proprietario fa altro mestiere e non ha tempo, capacità e competenze idonee». di G.F.S.

 

Una rappresentanza sindacale efficiente

Agromeccanici attivi hanno bisogno di una rappresentanza efficiente, ha sostenuto Ramadori.

«Il Cai si impegna per garantire ai contoterzisti agromeccanici tutela sindacale e assicurare, mediante le strutture territoriali, i servizi essenziali e la consulenza per affrontare e risolvere le molteplici problematiche dell’attività.

Il Cai è in grado di fornire risposte puntuali su temi come la circolazione stradale delle macchine agricole, l’utilizzo del carburante agevolato, l’applicazione di un buon contratto di lavoro, i finanziamenti agevolati, la normativa fiscale e tributaria, la previdenza, la sicurezza sul posto di lavoro, l’assicurazione contro gli infortuni, le disposizioni a tutela dell’ambiente.

In particolare si sta adoperando affinché si affermi il pieno diritto degli agromeccanici ad accedere alle risorse della Pac/Psr, in quanto sempre più inseriti nei processi agricoli integrati, protagonisti nei moderni sistemi agricoli, coinvolti nelle misure dello sviluppo rurale, capaci di promuovere operazioni professionali e sostenibili per un’agricoltura competitiva». di G.F.S.

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